05/07/10

Alessandro il Californiano

Con uno sfarzo televisivo degno di Star Trek

Alexander the great di P. Karlson (1964)
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è un film pieno di facce familiari, come quella di Simon Oakland

nessuno sa dove, ma tutti l'hanno già vista da qualche parte; o meglio, in qualche particina, dallo psicologo in Psycho, fino a Kojak e CHiPs in TV... Una vita intera di particine.
Adam West invece non indossa ancora la maschera dell'uomo-pipistrello che lo rese famoso:

e che dire di questo imberbe John Cassavetes

nei panni del traditore Karonos, complice di un altro Grande Ambiguo del cinema come

Joseph Cotten (as Antingonus)
Il medio-metraggio (51') di Karlson è un episodio pilota per una serie televisiva che non fu mai prodotta, e vedendolo nessuno si può chiedere seriamente il perché; nondimeno, è un'altra prova del grande talento di questo giovane attore, molto portato per i ruoli di comando:

William Shatner in persona interpreta Alessandro il Macedone, con la solita spavalderia spaziale

e un nuovo miniabito quasi imbarazzante:

Come si suol dire, so bad it's bad.

Degne di nota le scene di massa:

con il tamburello più grande del mondo

e una frana talmente realistica che probabilmente ha fatto qualche morto.

A quei tempi non c'era l'AHA a monitorare le comparse.
Secondo film della serie ShockCinema.
L'altro giorno:

Noises off... di P. Bogdanovich (1992)
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con la partecipazione di Christopher Reeve, John Ritter e

Sir Michael Caine

Oltre i super-eroi: I Was A Teenage Demigod

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Percy è un moderno Perseo made in USA, dove la replica 1:1 del Partenone a Nashville

è sorvegliata dalla vera Idra, un Casinò di Las Vegas

è un luogo dell'oblio come l'isola di omerica memoria e sotto le colline di Hollywood


si cela l'Ade

con i suoi incubi di abusivismo edilizio, mentre l'Empire State Building, tornato a essere il punto più alto di N.Y.C.

è l'entrata per l'Olimpo:

che a questo punto potrebbe non essere in Grecia, ma dalle parti del Kansas...
Pierce Brosnan rilancia la sua fama di stallone nel ruolo di Chirone


mentre Uma Thurman smentisce la sua fama di arpia, comparendo qui come Medusa:

Qualche trovata divertente, come la penna a sfera mutante:

(che ci ricorda: ne uccide più la biro che la spada)

... All Star alate per il figlio di Hermes:

e i vezzi cosmetici del satiro Grover Underwood

Percy Jackson è un pastiche mitologico senza troppi eccessi di americanismo, oltre l'essere un film Americano, dove gli dei dell'Olimpo, le loro partner occasionali e i loro eredi accidentali sono Americani, e non si deve uscire dagli USA nemmeno per raggiungere gli abissi infernali o l'Empireo... Ma -tanto per cambiare- me lo sono visto doppiato in Italiano, e almeno in questo caso ho evitato la terribile "lingua Americana".
Simpatico.
Ho solo un dubbio, riguardo le identità Olimpiche:

chi dovrebbe essere il dio negro?

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A proposito di miti classici, il secondo English Idiom riguarda proprio the Achille's Heel, che per una straordinaria coincidenza ha le stesse radici del nostro "tendine di Achille".
Data l'estrema facilità di questo esercizio intellettuale, passo al seguente: All singing, All dancing, che sta per "pieno di vitalità", ed è stato anche il titolo di una puntata dei Simpson.
Scopriamo qui che Apples and Oranges equivale alle nostre pere colle mele (impossibili da paragonare) mentre As the crow flies si riferisce palesemente ad una "linea d'aria", ovvero il tragitto più breve tra due punti. At sixes and sevens - dove gli Anglofoni sfoggiano dei plurali a noi inacccessibili- si può forse paragonare al nostro quarantotto, come "rovina" o "estrema confusione"; anche nell'ottica matematica, dato che ottenere un 48 con dei 6 e dei 7 non è cosa da poco. Ma intanto abbiamo bell'e finita la lettera A.

C21H23NO5

Un pensiero degno di nota riguarda le questioni terrene, a cui il consumatore tende a prestare sempre meno attenzione; dalla sua propria volontà dipende l'interessamento per le materie più elevate, favorito dalla sensazione di impareggiabile calma interiore, ma è la sostanza stessa che inibisce quello per le faccende più prosaiche, in part. per l'aspetto fisico. E' altrettanto facile prestare a queste cose la minima attenzione che permette di passare inosservati; ma non posso negare questa tendenza che è a mio parere un sintomo dell'apertura mentale per qualcosa di "superiore", a svantaggio delle futili apparenze.

La C21H23NO5, che si dice smorzi l'appetito e provochi stipsi, mi procura una fame da lupi e mi fa andare di corpo con estrema regolarità; le sue famose proprietà sedative non mi aiutano certo ad addormentarmi prima del solito, ovvero verso le 3 del mattino... Oltre l'effetto principale e temporaneo, che posso descrivere soltanto come "completo benessere", non ne ho ancora osservato uno collaterale e indesiderato; soltanto l'idea che le mie pupille miniaturizzate vengano notate dagli altri si potrebbe dire tale, ma questo non dipende tanto dalla sostanza quanto dagli "altri". Sospetto che questa proprietà miotica sia direttamente responsabile di alcune modificazioni dell'apparato pensatorio, e non viceversa; in ogni caso, non dimentichiamo che il fenomeno più comune di miosi si verifica in conseguenza ad uno stimolo luminoso... Che curiosa coincidenza.

Questo amabile revival, dopo quasi un decennio di astinenza completa, mi riconferma il fatto che questa "droga" (come ogni altra, a parte la cocaina e l'alcool) è per me una benedizione; un farmaco universale e un ricco nutrimento per la psiche. Riguardo il fattore "dipendenza", non è diverso per me da ogni altra droga, che sia etichettata come leggera o pesante: sicuramente finirei per abusarne spesso e volentieri, se ne avessi l'occasione, ma continuerò a pensare che i deliri di estrema drammaticità cine-letteraria a cui può portare questo abuso si sviluppano in un brodo mentale già predisposto tanto all'eccesso quanto alle sue conseguenze, e per quanto ne so io questa sostanza in particolare non è più o meno dannosa delle sigarette, o di certi prodotti alimentari.

Quello che più mi interessa però è la visione d'insieme, la scena in cui avviene questo nuovo incontro con la controparte femminile (unica, al momento) degna dell'Eroe, e come si inserisce tra gli episodi infinitesimali del solitone, e di quanto scrivevo qui sulla Natura Umana: come sempre, non si tratta di "cercare", ma di "trovare" lungo il cammino cotidiano. E' uno di quegli eventi che richiamano alla mente l'idea di un "fato", una sorta di canovaccio narrativo in cui ci troviamo a improvvisare in ogni momento; l'idea di una "esperienza" non necessaria ma inevitabile; e che essendo gradita è una vera grande novità fra quanto c'è di inevitabile al mondo per il blogger.

Infine, soltanto pel vanitoso IO messo alle corde da questa imprevista terapia d'urto anti-egotica, devo annotare il fatto che l'altro giorno, vedendomi di passaggio davanti allo specchio subito dopo un pizzico di roba, mi sono visto incredibilmente bello.

Ancora fumetti

30 days of night di D. Slade (2007)
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è stato ideato come film, poi trasformato in graphic novel dopo il no dei produttori, e infine ripescato come soggetto da uno di questi ultimi... IMDB docet. E' un film ambientato in Alaska, ma girato in Nuova Zelanda. Durante una lunga notte polare, una cittadina viene invasa da un branco (o stormo) di vampiri, che di questi tempi non si accontentano più dei vecchi, obsoleti canini, e oltre una dentiera completa da piraña hanno le facce deformate in stile power-goo:

Tranne Danny Huston, che è già abbastanza brutto di suo:

Ma anche qui (come in REC) la più spaventosa è la bambina:

Non c'è niente di particolare, in questo ennesimo film-fumetto, a parte l'estrema decadenza del finale in cui l'eroico sceriffo Josh Hartnett (Sin City) ha la brillante idea di iniettarsi il sangue di un morto vampirizzato per trasformarsi, e affrontare ad armi pari il capo-branco (o stormo) al quale infine molla un bel pugno in bocca:

per poi andare a guardare la tanto desiderata alba con la sua ex:

e pur senza alcool o tabacco, finisce incenerito nelle braccia della sua venere.
Diciamo la verità, se quest'ultima trovata si fosse attribuita alla sua cattiva memoria, invece che ad un impeto d'eroismo più o meno del tutto inutile (tutti gli altri vampiri spariscono dalla scena prima dell'alba) sarebbe stato -perlomeno- divertente.

04/07/10

Ci vediamo venerdì

Anzi, ci vediamo

Friday di F. Gary Gray (1995)
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ha per protagonista la 126ma strada di Los Angeles, CA, USA... Qui su Google Maps (chissà che fine hanno fatto tutte quelle palme...)

Quando il rapper pacioccone Ice Cube

as Craig Jones

che si ritrova licenziato, con un venerdì libero, decide di fumarsi il primo joint della sua vita

con il suo amico pothead Chris Tucker (as Smokey), finalmente succede qualcosa...

una storiella semplice semplice, prevedibile quanto basta, con personaggi come Big Worm, il gelataio-spacciatore bigodinato:


e il temibile Deebo


dallo sguardo ipnotico; e la elegante, eterea vicina di casa, Mrs. Parker:


Un film simpatico, con un simpatico messaggino anti-sparatoria


e sommessamente anti-proibizionista; alla fine il neo-fumatore fa nero il bullo (ancora di più) , e trova anche la morosa.
Un film che è anche una lezione di lingua negro-americana:


dove scopriamo che non tutti i verbi sono obbligatori


Certamente con questo gergo si avanzerebbe più tempo per fumare, rispetto all'Inglese tradizionale... se solo non ci mettessero una parolaccia in ogni frase!
Giudizio: black. SO black.

03/07/10

"M" - senza mostro e senza Düsseldorf

The Glass Key di S. Heisler (1942)
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Tratto da Hammett, è un "noir" colle virgolette, e con Alan Ladd e Veronica Lake:

Qui vedo per la prima volta William Bendix fare il cattivo, che si diverte a prendere a pugni il bellone protagonista; anche se ha la solita faccia da panettone, i suoi capelli sono scatenati:

E nient'altro, but words:

rap: (AmE, informal) a criminal CONVICTION (= the fact of being found guilty of a crime)
-- so if I take the rap, mi prendo io la colpa di un crimine.
Adesso sappiamo anche da cosa deriva veramente il genere musicale moderno.

kerb: the edge of the raised path at the side of a road, usually made of long pieces of stone
-- so if I happen to fall head down on the kerb, I should be done just like the guy in this movie.

Questo

Lo so, dovrei essere dall'Altra Parte adesso.
Ma dovevo scrivere questo.
Perché questo rimanga scritto.

02/07/10

The Lonely Man

Blast of Silence di A. Baron (1961)

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è un film profondamente Ebreo; è stato scritto e diretto da uno di nome Baron (come il famoso Borat) che è anche il protagonista del film, nella parte di Frank Bono:

un ruolo che offrì all'amico Peter Falk, il quale preferì poi una parte pagata in un altro film; ma si sa, anche lui è un ebreo. Dobbiamo ammettere che la interpretazione di Baron è impeccabile, il film è un piccolo gioiello di noir jazz intimista metropolitano, e quindi sarebbe interessante sapere perché poi Baron finì a dirigere telefilm per tutta la vita. Ma per quanto mi riguarda, penso che mi accontenterò di questo, e del seguente Terror in the city, se mi capiterà di pescarlo dal torrent.



E' la storia di un solitario;


che sia un killer della malavita, che gli capiti di incontrare una vecchia amica, di innamorarsi di lei, e di uccidere un collega oltre che la vittima designata, sono tutti eventi relativi a questa sua palpabile realtà che lo ossessiona e ci coinvolge attraverso la voce-off tipica del genere noir. Dopo tutta una vita trascorsa desiderando la solitudine, infine Frank Bono la trova grazie a un prevedibile avvelenamento da piombo fuso. Warning: spoiler.

N.Y.C. è il set perfetto su cui mettere in scena la solitudine

Il personaggio del grassone Petey, che vende armi e alleva topi di fogna, tra il repellente e il patetico, è degno di nota:

Blast of silence ci regala Hectic: very busy; full of activity. That's it.