23/06/10

I bassifondi di San Francisco


Il titolo è la versione Italiana di

Knock on any door di N. Ray (1959)
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prototipo di thriller legale che elude le lungaggini cine-burocratiche attraverso il flashback, con cui si illustrano le disavventure del giovane indigente e infingardo Nick "Pretty Boy" Romano:

un John Derek alle prime armi, e della sua fragile morosa

la trasparente Allene Roberts

Qui Bogey è l'avvocato Andrew Morton, sorto dal medesimo ghetto, che difende il giovinastro contro la sua stessa natura corrotta dall'habitat metropolitano;

infine vincerà questa paradossale battaglia, lasciando friggere il suo cliente sulla sedia elettrica.
Warning: spoiler. Il film di Ray è efficace quanto spartano, e se il messaggio rivolto alle masse di straccioni cinefili voleva essere "il crimine non paga" (titolo con cui fu distribuito in vari paesi non-anglofoni) la frase di Romano è quella che mi è rimasta impressa più profondamente: "Work is for suckers!" -- Parole Sante. A questo proposito, una delle sue battute in questa pellicola è diventata talmente famosa che si può ancora leggere su un muro di questa città, in qualche angolo buio, e che nella versione originale suona come "Live fast, die young, and leave a good-looking corpse"... Sembra l'epitaffio di James Dean, che Ray diresse in Rebel without a cause nel '55. Invece John Derek, ultracinquantenne, diresse la figlia "come diavolo si chiama" in quello che è considerato uno dei peggiori film della storia, Tarzan the ape man. Scherzi del destino.

Bogart se la cava anche se non c'è da sparare o da baciare; certamente, è un genere di avvocato che si potrebbe incrociare soltanto nei bassifondi di San Francisco.
Knock on any door invece è un film piuttosto convenzionale, con qualche bella inquadratura di Burnett Guffey:

e un paio di espressioni idiomatiche d'annata. La prima, dizzy spells nel film è riferita alla vecchia zia della signorina, che vive in un perenne stato d'ebbrezza giustificandolo con questa sintomatologia estremamente vaga; come si legge qui, le cause di un simile disturbo possono essere svariate, e purtroppo non abbiamo nulla di altrettanto pittoresco nel ns. dizionario.
L'altra, derivata dal gergo gattabuiesco, è burlap party, e su IMDB anche gli Americani si chiedono cosa sia effettivamente questa roba; forse il vedere i galeotti armati di stracci (di iuta) asciugare ettolitri d'acqua generosamente erogati dalle guardie non li ha convinti del tutto.
O forse sono io che mi lascio suggestionare troppo dalle immagini.

P.S.: ricercando un'immagine che rivelasse la notevole somiglianza dell'attore con la sua erede, grazie ad un esemplare omonimo della sig.ra Derek ho scoperta l'esistenza di questa mitologica razza canina, intitolata "Ibizan Hound":

Mi è andata benone.

22/06/10

Lorenzo d'Arabia

Lawrence of Arabia di D. Lean (1962)
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Un classico inclassificabile, con un cast di tutto rispetto

a partire dal giovane O'Toole nella sua prima grossa, anzi, enorme produzione

e il suo insolito compare "bedu" Omar Sharif

a Sua Santità Sir Alec Guinness, qui in un tipico atteggiamento Jedi

al super-nasuto Anthony Quinn

fino al laido, subdolo José Ferrer, in un ruolo di futuristica perversione

e il sempre più vecchio Claude Reins...

Ma il vero protagonista qui è il Deserto, fotografato in ogni sua forma e sfumatura da Freddie Young;
Lawrence of Arabia è soprattutto questo, e la visione di un file divX dove i 216' di metraggio sono compressi in 1.4 Gb fa rimpiangere anche il piccolo schermo della TV, specialmente per una prima visione (ora confessa) che sul grande schermo avrebbe lasciata tutt'altra impressione.



che da coloratore di mappe giunse a capo della rivolta dei beduini contro gli Ottomani, il film di Lean lascia parecchi interrogativi; ma soltanto Lawrence in persona potrebbe risolverli, e probabilmente le risposte non ci piacerebbero altrettanto. A quanto si dice, comunque, la sua diversità era abbastanza completa, e quello che tutti gli spettatori del film temono, sembra sia effettivamente accaduto; del resto, sembra anche che a lui non dispiacesse...

Forse il "vero" Lawrence aveva un grande carisma personale, che l'obbiettivo non è stato in grado di catturare; sicuramente non aveva i capelli di Peter O'Toole:

Come noto sempre più spesso, grazie alle mie nuove cuffie economiche mega-potenti, anche qui c'è un problemino di overscoring abbastanza costante per tutta la durata, anche se il famoso tema non è troppo insistito, e la epica pomposità sinfonica di Jarre, qua e là arabescata, non può competere con l'irritazione provocata da molte colonne sonore hi-tech attuali.

E poi c'è il sorrisino perenne dei cammelli:

adorabili bestiole.

Per due volte nella stessa settimana, sulla stessa strada, ho incrociato due cagnolini che portavano a spasso il loro padrone; il primo, un botolo bianco di razza pelosa, al guinzaglio di una signora, il secondo un cucciolo di cocker spaniel di sei mesi. Entrambi mi si sono avvicinati amichevolmente, di loro spontanea volontà, e io ne ho approfittato per accarezzare quelle innocenti testoline pelose. La morte del mio più caro e longevo amico felide oggi mi ha ricordata la leggenda di Osmond Le Roy, nel mio soggetto a titolo "Mostri"; resta un'idea di evoluzione attraverso livelli vibrazionali che potrebbero corrispondere alle "dimensioni" in cui si manifestano le distinte forme animali. Il mio sguardo è sempre e soprattutto rivolto al cielo, ma al momento questi incontri casuali mi rivelano un saldo legame con l'essere terricolo più gentile e simpatico, che non è quello umano.

21/06/10

Non è vero?

La conoscenza del Falso che abbiamo accumulato nel breve tempo delle nostre esistenze terrene: che le più fondamentali abitudini dei nostri avi -quelle alimentari, onnivore- corrispondono ad un atto di crudele violenza contro le altre specie terricole e contro loro stessi; che i loro costumi ricreativi riguardanti l'intossicazione -antichi rituali sacri degenerati ad occasioni di mero svago voluttuario- non sono meno perniciosi, essendo le sostanze intossicanti d'elezione quella meno psichedeliche o psicoattive e le più dannose (alcool e tabacco); e constatato questo, riguardo i nutrimenti del corpo e della mente, che l'intero sistema -politico, religioso, industriale- è fondato su una abissale ignoranza che possiamo imputare soprattutto alla paura, e di conseguenza sorretto da menzogne di proporzioni colossali; che ogni associazione di ordine politico partecipa di un governo occulto globale, che sopravvive in simbiosi con, e grazie alle concessioni del, potere ecclesiastico e che, senza troppi giri di parole, l'habitat artificiale dei cittadini e il loro stato di schiavitù non sono degni dell'essere umano, ma infine nemmeno fisicamente compatibili con esso, così come le attività industriali massive si stanno rivelando nel tempo disastrose per l'organismo planetario, di cui partecipa l'essere umano assieme ad ogni altra specie da questi sottomessa e brutalizzata; su questo scenario, guardiamo al successo di autori moderni come Graham Hancock, Michael Cremo, Zecharia Sitchin, Robert Bauval, etc., e alla cosiddetta "archeologia proibita" con la più intima consapevolezza, cresciuta con la nostra stessa persona, per comprendere che tanto interesse da parte dell'utenza letteraria per i "misteri del passato" deriva principalmente dal medesimo inganno, opposto alla nostra conoscenza intuitiva segregata con ogni mezzo (compresa la lettura!) costruito sulla teoria auto-rigenerante di un "tempo passato". La medesima falsità universale imposta, a causa della quale da bambini abbiamo divorato altre creature coscienti, ci siamo inginocchiati di fronte al simulacro di una divinità importata dal medio Oriente, e abbiamo guardato ai "misteri della bottiglia" e della sigaretta come ai più desiderabili traguardi psiconautici, abituati fin da allora al flusso sensoriale e cognitivo di origine sintetica della falsa-cultura multimediale, alla falsa-logica del sapere sminuzzato e sparso qua e là nelle innumerevoli forme di "specializzazione" (ovvero, differenziazione) che sembrano impedire ad ogni studioso qualsiasi forma di accesso ad una "vera logica", o quantomeno alla negazione del Falso maiuscolo imperante; in questa ottica la mia realtà attuale, del blogger Jasper Thompson, come quella dei miei concittadini, connazionali, e dei terricoli in generale, è la medesima favoletta dalla quale ognuno sembra aver tratto qualche sorta di insegnamento tranne l'unico essenziale, l'unica possibile "verità" nel mondo-di-parole dove tutti sono "una parola" (un nome) e dove il più alto grado di conoscenza non corrisponde all'estasi dell'indescrivibile e dell'incomprensibile, ma -ovviamente- ad una formula alfabetica di qualche tipo: questa unica verità possibile è che non esiste alcun tipo di verità che corrisponda al significato di questa parola, che di conseguenza non esiste alcun tipo di logica vera e propria, il cui valore si possa positivamente distinguere da quello superstizioso del logos cristiano; la stessa monumentale falsità che attualmente sovrasta le piramidi egiziane e sudamericane, è quella che ci accomuna tutti, in fondo ai cieli. La nostra origine è Altrove, e quella è la nostra destinazione; l'unico paradigma che possa accettare in quanto tale, a questo punto della mia istruzione, è quello del Falso Assoluto quale fondamento della verità storica, religiosa e politica, e della ignobile forma di cultura che esso può sostenere.

20/06/10

Ai confini della sinagoga

Star Trek di J.J. Abrams (2009)
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è un film che dà luogo a interrogativi cosmici, del genere: perché hanno messo un italo-irlandese al posto dell'ebreo Nimoy, e questo nuovo Spock non sarà almeno un pochino giudeo, date le caratteristiche fisionomiche dell'attore,

e il nome del regista? E come potrebbe allora essere la probabile star (senza trek) del prossimo Spielberg su Gershwin?!?
E il nuovo Kirk, che al contrario non somiglia per niente al vecchio Shatner -a parte l'essere tozzo - sarà davvero mezzo ebreo come dice qualcuno? Queste e altre questioni riguardo "Jew Trek" sono affrontate su diversi siti Americani consultabili liberamente in rete.

Per quanto riguarda il film, super-episodio della serie multimediale, ho apprezzata soprattutto la nave romulana:

orientata sullo stile entropico-frattale che distingueva quelle di Knowing (V.) mentre la pecca più grossa mi pare quella di aver ridotto un potenziale super-villain come il Nero interpretato da Eric Bana ad una particina marginale

Rivediamo il Simon Pegg appena visto in Shaun of the Dead

quasi simpatico, ma la sua simpatia sarebbe molto più ovvia in un contesto parlato in Americano, che in questo caso mi manca; è un altro film arrivato su chiavetta, in versione cam doppiata, ed è uno dei tanti che avrei evitato facilmente... ma alla fine il pensiero del Jew Trek, degli Abrams, e del monopolio cinematografico ebreo eleva il mio apprezzamento personale a livello metafilmico; ancora una volta i kikes non avranno da me un centesimo, e il fatto che il film non sia malaccio fa una certa differenza; ma questo è tutto, più o meno.
Inedito il flirt multirazziale/planetario tra Spock e Uhura. Ma credo che tutti abbiano lo stesso pensiero: "quelli veri" non l'avrebbero mai fatto.

Giudizio: gratis.

Intanto, alla vigilia dell'equinozio estivo il Balpaese è sprofondato in un altro autunno che rende vane e inutili tutte le teorie sulla manipolazione dell'atmosfera planetaria, agli occhi del meteopatico; aspettavo l'estate dalla fine dell'estate scorsa, e il ritorno del secondo calzettone a questo punto è un evento necessario, quanto insopportabile... Odioso, è il termine esatto.

18/06/10

Cotton-picker flick

Sono tanti i titoli che sembrano essersi ispirati a

A face in the crowd di E. Kazan (1957)

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in un modo o nell'altro. Non ne citerò nemmeno uno, per non rovinarvi l'eventuale sorpresa.
E' un film straordinariamente moderno, che segue le vicende del giovane beone bifolco sempliciotto ed energico dall'ugola d'oro, occasionale galeotto

Larry Rodhes -significativamente ribattezzato "Lonesome"- lungo la sua scalata al successo, da genuino hobo con il filo di paglia aggiunto per la prima diretta in TV

a testimonial di un medicinale alquanto inerte

fino a che la sua popolarità non è tale da vendere voti alle elezioni politiche

e la sua sbornia di potere si scopre infinitamente peggiore del Jack Daniels, il mattino dopo.

Non ricordo nessun altro film dell'epoca altrettanto efficace nello smantellare un idolo delle folle durante la sua stessa costruzione, in un momento storico che segna il passaggio dalla divinità di Hollywood alla popolarità catodica;

con una sceneggiatura impeccabile masticata e sputata dal cast come tabacco, il film di Kazan ci mostra come un "ragazzo di campagna" dalla voce grossa e dalla risata grassa si possa facilmente far passare per grand'uomo, mentre la sua biografia in atto ci mostra puntualmente la sua verace, ruspante e inesorabile mediocrità.

Lonesome Rhodes è un grande personaggio Americano, uno dei più Americani tra tutti i personaggi mai portati sullo schermo dai tempi di Griffith

interpretato da un altro Griffith, Andy, attore debuttante che negli U.S. ha avuto un proprio show di 249 puntate negli anni '60, ma è stato definitivamente consacrato a livello mondiale come Benjamin Matlock della serie Matlock; ovviamente, un personaggio della TV.

La lei di turno è la stessa -brava- Patricia Neal di Suspicion (V.)

con un contorno sostanzioso composto da

Anthony Franciosa

Walter Matthau


e Lee Remick al suo esordio cinematografico, che durante la sua prova al campionato di baton twirling viene doppiata per motivi di copione da Marilyn Monroe:

Uno scherzo? Chiunque fosse, mi pare molto meglio di Lee Remick; ma è solo un'impressione.
Qualche critico scriverebbe: apologo impietoso dello show-biz


Americano, uno sguardo disincantato dietro le quinte dell'industria dello spettacolo, mentre le facce raccolte tra la folla divengono oggetto di culto per la folla stessa, finanziate da farmacisti fraudolenti o da aspiranti presidenti, in una società vuota e sempre disperatamente pronta ad idolatrare qualcosa, o qualcuno. E' l'avvento dell'Era Televisiva.

Quel critico ovviamente non sono io.
A face in the crowd è un film straordinario, una vera lezione di americanologia concentrata in un'opera classica e rivoluzionaria, una sorta di bigino sugli USA, e non mi stupisce affatto che -almeno in Italia- sia perlopiù ignoto.
In omaggio con il film:


Miss Cameltoe 1957 (sulla destra)

Giudizio: altmaniano (che rivolto a un film del '57 è un gran giudizio)

Il paradiso dei barbari / Muerte en los pantanos

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è un rarissimo esempio di film "ecologista" della vecchia Hollywood che segue le vicende del giovane ornitofilo Walt Murdock, aiuto-marshall con l'ingrato compito di arrestare la strage massiva di fenicotteri, aironi blu, egrette nivee e altre simili creature celesti, regolarmente spennate per la gran gioia delle signore modaiole dell'epoca:

Ambientato all'inizio del secolo scorso, il film di Ray ci presenta una Miami alquanto selvatica:

letteralmente assediata dalle Glades pullulanti di biodiversità

e dove pure la specie più pericolosa è sempre quella in grado di produrre squilibri che non sono conseguenza della sua dieta alimentare, quanto della sua fame di denari:

il sapiens, qui degnamente rappresentato dalla banda dei ratti di palude (Swamp Rats) i cui componenti hanno nomi pittoreschi come Beef, Loser e Sawdust e

Writer (Peter Falk nel suo primo lungometraggio, dopo la gavetta televisiva)

capeggiati da "sua altezza" Cottonmouth, il quale vive in simbiosi con un omonimo rettile.
Wind across the Everglades utilizza vari spezzoni di natura naturalistica per descrivere il fermento faunistico della Florida fin-de-siècle (non ho mai capito perché tanto più i film sono vecchi quanto più sono antichi gli inserti con gli animali selvaggi, anche se finora non ho ancora visto degli spezzoni in bianconero in un film a colori) e ci presenta le proprietà depurative della manchineel (Hippomane Mancinella, o manzanilla de la muerte) applicate arbitrariamente su un unico esemplare della specie infestante, perdipiù appartenente alla minoranza assoluta dei Seminoles:
il povero Billy One-Arm

Protagonista della vicenda è un giuovane Christopher Plummer, che in questo caso non rivela alcuna peculiarità oculistica, come nelle più recenti apparizioni

ma del resto non viene MAI ripreso in primissimo piano o close-up.
Memorabile il duello a suon di bottiglioni che impegna i due rivali fino al coma etilico

mentre la simbolica morte di Cottonmouth per bocca di un suo "fratello" strisciante è tanto valida nel contesto apologetico quanto è stiracchiata in quello narrativo.
Freakin hideous spoiler, isn't it?
A quanto pare la AHA o altre associazioni non erano presenti sul set per assicurare un trattamento etico dei non-umani durante le riprese (il famoso no animals were harmed); o meglio, a me pare che durante la scena della caccia gli uccelli che cadono in acqua siano veri, e veramente morti:


Al di là di tutte le possibili bellezze che vengono riprodotte su cellulosa per il grande pubblico, che senso può avere quello di sostenere una campagna ecologica estinta da mezzo secolo (nel '58 nessuna signora perbene sfoggiava penne e piume sul cappello) attraverso l'ammazzamento di alcuni esemplari random di egretta nivea? A qualcuno un simile dilemma può apparire stupido, ma il Vs. blogger non riesce a trovare nulla di tanto stupido, assolutamente inutile, e per questo ignobile, di una singola creatura innocente (ergo, non umana) sacrificata nella produzione di uno stupido prodotto per l' intrattenimento delle ancor più stupide masse. Non esiste un solo film che valga la vita di una sola formica, e non esisterà mai. Figuriamoci, poi, di un volatile.

Ma certo, a qualcuno questa osservazione apparirà addirittura insensata, mentre si succhia le dita appiccicose di pollo arrosto, in un mondo dove ogni giorno si scannano e si arrostiscono milioni e milioni di gallinacei... Perché, un trampoliere vale forse più di una gallina, per via del collo lungo e della figura aggraziata? E una gallina vale più di una formica? Ma via... Che razza di valore potremo mai permetterci di stabilire NOI, che diamo un valore inestimabile a dei foglietti di carta stampata???

Alla fine questo film, che forse voleva davvero essere un modello di film eco-logico, mi porta a pensare gli stessi tremendi pensieri di sempre a proposito di questa utenza virale, dei suoi paradossi, della sua finta-logica applicata direttamente alla sua finta-scienza in ogni sua specializzazione... Alla impura, vergognosa follia rappresentata in fondo ai cieli attraverso l'essere umano...

Insomma, questo è uno di quei film che in un modo o nell'altro posso giudicare come fanno gli Americani, thought-provoking. Espressione idiomatica dall'aria alquanto minacciosa...
Film del genere sono sempre più rari... e almeno da questo le egrette trarranno vantaggio.
I sapiens, non direi.