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05/04/11

Howea movie

The green hornet di M. Gondry (2011)
☻☻
 Seth Rogen è il protagonista dell'ultima fatica di Gondry, e fin dalla prima occhiata è chiaro che:



ha frequentato la Talmud Torah Elementary School, e che faceva lo stand-up comedian. Questo per il blogger non è un bene. Dalle nostre parti si farebbe presto a dire che ha una gran faccia da culo, cosa che non leggeremo mai in un blog che si rispetti. Ci ritroviamo anche il Cristoph Waltz famoso per Inglorious Basterds, che ha un figlio rabbino e sarà pure un bravo attore ma, proprio come insinua il suo effimero rivale 



James Franco in questa scena


e proprio come nel film di Tarantino, non fa nessuna paura; neanche questo è un bene, essendo colui il cattivo del film. Lo stesso genere di spirito essenzialmente puerile che era il punto di forza in Be kind rewind non si sposa bene con l'impianto da shoot'n'run hi-tech supereroico; anzi, non esce nemmeno a bere qualcosa assieme, mentre al contrario gli "eroi"


ci danno dentro. E questo, decisamente, non è bene.


Del resto, qui Gondry si limita a dirigere la baracca, la sceneggiatura è opera dello stesso Rogen assieme ad un tale Goldberg... E si sente.
Credo che infine la scelta migliore del casting sia stata quella della "spalla" orientale del Calabrone, Kato


interpretato dalla popstar Jay Chou, perchè sembra proprio un cinese incazzato, mentre è un thai gaudente.
A differenza dei precedenti lavori, più spartani ma molto meno americani, a questo film di Gondry manca un solo dettaglio impossibile da trascurare: l'originalità.


The Green Hornet è stato un radiodramma a puntate negli anni '30, due film negli anni '40, un serial TV (con Bruce Lee nella parte di Kato) alla fine dei '60 e un fumetto smesso e ripreso da vari editori per mezzo secolo ... L'idea di rispolverarlo e riattarlo nel bel mezzo della valanga di super-produzioni tratte da telefilm e fumetti (e in 3-D!) che sta travolgendo il cinema americano non è sicuramente felicissima, tanto meno se alla regia ci finisce un promettente autore francese che evidentemente non ha perso tempo ad abituarsi allo scenario hollywoodiano e ai suoi standard di minimalismo intellettuale... sempre più minimalistici.


Di contorno rivediamo, nostro malgrado, l'inclassificabile Cameron Diaz:


di cui restano impressi soprattutto i bicipiti; il vecchio Edward J. Olmos, che ha fatto un milione di cose


ma che ricordiamo tutti come Gaff in Blade Runner; e in un angolino c'è Edward Furlong, apparentemente in condizioni disperate:



-sembra Zucchero Fornaciari- ma le sue sofferenze durano poco. Film dignitoso, a tratti financo godibile (la rissa tra i due protagonisti) ma non sono aggettivi che avrei voluto utilizzare per la prima grossa produzione di questo regista, che infine è anche la più lontana dall'essere grande. 

The Green Hornet è il 107mo Howea Movie della mia collezione:


e alla fine questa purtroppo è la sua qualità più rilevante.
Giudizio: poco. Troppo poco! Per mille fulmini!

25/11/09

La fine dei sogni

Da quanto ho capito finora, i ricordi delle esperienze oniriche sono generalmente vaghi, confusi, e non di meno tendono a scomparire molto più velocemente di quelli della veglia; questo è il motivo principale per cui lo scrittore di sogni, che oggi si occupa del suo blog, dalla sua adolescenza in poi ha accresciuta in sé una cultura unica, che per la natura stessa della materia trattata travalica la logica comune, compresa l'ormai popolarissima cultura-della-droga, che pure nasce dal medesimo principio dell'Altro, o "stato di modificazione della coscienza", ma ad un livello in genere molto più superficiale.


La science des rêves di M.Gondry (2006)
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Perché il titolo inglese recita "The science of sleep", quando l'originale è indubitabilmente riferito a rêves, cioè "sogni"? In italiano la traduzione è "L'arte del sogno", ma qui dal Medio Evo arti e mestieri sono inevitabilmente confusi; trattandosi di un film anche le arti fanno brodo, e se non altro il soggetto centrale non viene alterato.

In ogni caso, La science des rêves è la miccia filmica che è poi esplosa nel più famoso -e più Americano- Be kind rewind; dove è interessante notare l'intreccio tra sogno e realtà filmica, estesa a tutto il mondo del cinema attraverso i grandi classici moderni; qui l'artificio povero è impiegato dall'autore nella ricostruzione del sogno, laddove nel seguente viene utilizzato dai protagonisti del film per mettere in scena una realtà cinematografica (non solo storicamente) distrutta.

Il povero scrittore di sogni, e sognatore di cinema degli anni '80, che restava allibito vedendo la sua idea delle proiezioni alle finestre in Natural Born Killers, qui non solo trova lo stesso trucco, con tanto di (falso) chromakee -per imitare al dettaglio il "sogno" del mio passato- ma addirittura la trovata (allora inedita fuori dai video di MTV) delle sequenze in stop-motion che riproducono una sequenza con i personaggi reali :


Questa, dovrei dire, è la goccia che fa traboccare il vaso; ma La science des rêves è datato 2006, e nel frattempo io non ho scritta la sceneggiatura de "Il caporale volante" (1985), e quel poco che mi sono potuto permettere di girare si può paragonare al mio progetto dell'epoca come un prataiolo si può paragonare ad un aquila. Sono entrambi esseri viventi, ma trovare altre affinità è piuttosto imbarazzante.


Non per niente, Gondry ha iniziato come regista di video, dove ha già avuto modo nel decennio scorso di sfogare la sua forza immaginifica con tanto di animazioni a passo uno; devo soltanto accettare il fatto che qualcun altro ha fatto il grande passo (o "passo due"=) non soltanto diventando regista di "film veri", ma impiegando quella capacità di reinventare la realtà scenica attraverso i più semplici ed efficaci stratagemmi; è un fenomeno ancora piuttosto raro (compresi i video di MTV) ma esiste, e io non ne faccio parte. Se non come spettatore dei suoi film.
Ora, come potrei mai odiare qualcuno che, più o meno in ogni senso, ha letteralmente realizzati i miei sogni di cinema? Come per il mio libro mai scritto, ma sicuramente con qualche valida giustificazione in più, posso solo rimproverare me stesso, dal momento che l'opera di Gondry non è scomparsa nell'infinità del dimenticatoio, non è divenuta un ennesimo "cult movie" da cinefili incalliti, ma lo ha portato direttamente al Cinema maiuscolo --che purtroppo viene pagato solo dagli Americani. Devo quindi concludere che questo passaggio, questo percorso evolutivo della più giovane arte doveva compiersi, in ogni caso, chiunque ne potesse essere l'artefice, e in un qualsiasi momento successivo al primo video trasmesso da MTV; "Money for nothing" dei Dire Straits, che, non a caso, era un primitivo esempio di animazione CG ancora molto più simile alla stop motion che non alla "real motion" delle riprese dal vivo...

Per gli Americani, a quanto sembra, "sogno" e "sonno" non sono molto differenti; sognamo soltanto dormendo, ed è impossibile dormire senza sognare, quindi non vale la pena di sottilizzare sul titolo di un film... Specialmente se è Francese. E parla di "sogni". Cioè, di sonno.