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14/01/11

Il pianeta bianco e nero


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La fantasiosa equazione di Einstein e la costante di Planck in versione neon compaiono tra le suggestioni visive di questo film




dove il detective Lemmy Caution (che si pronuncia come cochon) colla faccia pietrificata di Eddie Costantine


in una parodia di sé stesso, si trova a cercare qualcuno o qualcosa di indefinito, in un angolo notturno della Parigi anni '60 spacciato per un altro pianeta... Il che non è esattamente un'idea fuori dal mondo... Specialmente se il film è in bianconero.







Questa "strana avventura" cine-semantica tra meraviglie elettroniche all'avanguardia




in un mondo dove le parole tendono a scomparire assieme alle memorie dei suoi abitanti, e dove i disadattati vengono mitragliati durante spettacolini di nuoto sincronizzato, si conclude con il duro e la pupa diretti verso nuovi e luminosi lidi extra-galattici, quando lei finalmente impara a pronunciare le quasi-dimenticate parole fatali: "Je vous aime"...

Infine, l'amour trionfa sulla società tennocratica, elettronica, meccanizzata, spionistica, sulla logica atomica e sulla programmazione mentale.



Perché l' "amore" tra uomo e donna riesce ad eludere tanto bene la falsa-logica umana da poter essere classificato tra le patologie mentali; e non c'è dubbio sul fatto che senza il supporto di questa follia selvatica l'uomo del XXI secolo -come tutti i suoi antenati- non potrebbe far fronte alla follia sistematica che regna in fondo ai cieli... Non mi pare che in molti abbiano considerata una possibile alternativa, come ad es. quella di modificare la condizione originale alla quale sono sottomessi per tutta la vita, per potersi poi dedicare a qualcosa di meno "poetico", ma forse anche meno demenziale... Certamente non lo farà il blogger Jasper Thompson; e comunque non proverei mai a discuterne con un francese.
La cosa migliore del film, si sarà capito, è il bianconero.

05/01/11

La ragazza colla pistola


Made in USA di J. L. Godard (1966)
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Secondo il Dr. Lightning, a Godard bastavano una ragazza e una pistola per fare un film; e questo sarebbe un "remake" di The Big Sleep di Hawks, dove la protagonista è quella ragazza, con quella pistola. Il film è fatto.
Un film estremamente colorato, pieno di allusioni politiche e letterarie, o l'allusione ad un film, che ha tra i suoi personaggi Richard Widmark, Don Siegel, e... Marianne Faithful


interpretata egregiamente da Marianne Faithful. Che canta.


Talmente '60s nella messinscena, nei colori e nell'intellettualismo tirannico, che in una copia perfetta come questa, scaricata su suggerimento di qualche lista top-something su IMDB, è facile prendere per un film del 2000 ambientato in quell'epoca.





Un film costato 50.000 dollari.

I sottotitoli in Inglese mi offrono due nuovi verbi:
to slug (informal) = to hit sb hard, especially with your closed hand
e to shirk (from sth/doing sth) = to avoid doing sth you should do, especially because you are too lazy
(Oxford Advanced Genie)

07/05/10

La dégueulasserie

Mi appare ovvio fin dalle prime immagini di

À bout de souffle di J. Godard (1960)
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lo spirito della nouvelle vague Francese, come non era mai successo prima: mentre Bebel fa il duro, imitando Bogey con una spacconeria puerile e spesso risibile, dietro la cinepresa Jean-Luc fa lo stesso, mettendo al centro della scena lo Stereotipo che è nel contempo emulazione, omaggio, riproduzione e parodia, non fa alcuna differenza: è il protagonista del film. Insomma, mentre gli Americani continuavano a sfornare film stereotipati, o destinati a imporre nuovi modelli e nuovi stereotipi, i Francesi ripartivano da zero, reinventavano il linguaggio cinematografico; e non costruivano niente di nuovo, ma scorrevano sopra le rovine della vecchia Hollywood proprio come un'onda; effimera, ma necessaria come ogni altra onda mai venuta dal mare delle idee. La particolarità di questa onda è che i Francesi la chiamarono, stranamente, nouvelle vague. Nuova onda, appunto, un'espressione che rende abbastanza bene il concetto che mi è apparso ovvio come non mai questa sera, e ho riassunto in apertura.
In ABDS c'è un cane che guarda in macchina:

C'è una citazione di "Lenine" sulla copertina del libro "Abracadabra":

Che tra l'altro esprime in altri termini uno di miei motti personali.
Anche le massaie a passeggio guardano in macchina:


Belmondo fuma letteralmente una sigaretta dopo l'altra; e non sono comuni sigarette, ma una sorta di cannoli fumogeni di marca ignota:

Probabilmente questa:

La cultura della sigaretta nel '60 è ormai radicata nel tessuto sociale come una neoplasia maligna

Sembra quasi di sentirne il tanfo greve ed opprimente, malsano; venefico

Questo film mi fa pensare a quanto odio le sigarette.

Belmondo ha una faccia strana, nessuno l'ha mai notato?

La dégueulasse in questione è la protagonista femminile, accidentalmente, ma curiosamente Americana (Jean Seberg) con un nome anglo-italiano (Patricia Franchini) che parla un pessimo Francese. Nella battuta con cui risponde a Michael a proposito del dottore: "il me dit de revenir jeudi après midi FOR les analys" (e analys???)
Infine, a proposito del malinteso omaggio a Laszlo Kovacs, qui leggiamo che di fatto è il ripescaggio di un nome già usato da Bebel in un film di Chabrol. Del 59.
Le voilà.
Giudizio: pas mal.