26/07/10

Signore e signori e signorine, e signorini

La mia giornata è quasi interamente documentata su Panoramio; l'album con i Signori della Città ha raggiunto oggi i 30 scatti, mentre io mi rendo conto di vivere per nove mesi all'anno all'inferno (basta sostituire una consonante, non è difficile) e nei 3 mesi di paradiso sono troppo scombussolato e nel contempo estasiato, per riuscire a combinare qualcosa grazie a tutta la mia carica maniacale stagionale...
Nella mattinata è successo ancora: una bimba, non ancora in grado di deambulare, mi ha salutato dal suo passeggino, mentre la incrociavo sulla via; naturalmente ho ricambiato il saluto, con gran divertimento dell'uomo che la spingeva. Più tardi l'ho incrociata di nuovo, e di nuovo ci siamo salutati.
Durante il mio lungo peregrinare, alla larga dal compressore che sconquassava la via con il suo odioso frastuono, ho incontrata una mia vecchia conoscenza, che questa volta ho immortalata oltre le sbarre del suo giardino:

e nel primo pomeriggio ho conosciuta questa bellezza, ai margini della città, che mia ha raccontata una storia strana e un po' triste

ma non troppo.

Questo signorino, verso il tramonto, se la dormiva beato su una stradina deserta, sotto un cespuglio fiorito. Amo questa gente, e amo l'estate.

E' state

Per quanto ne so io, un inverno può durare più di un anno, e un'estate meno di un mese;
ma tutto dipende dalla stagione.

25/07/10

La comedia de la vida

Sarebbe del tutto inutile scrivere di

Du levande di R. Andersson (2007)
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ma devo almeno annotare il fatto che questo, assieme a The sea that thinks e Slacker mi appare come un ennesimo tentativo impossibile di adattare per lo schermo quel mio sogno, che ho già citato qui come "il Gioco".

Du levande (You, the living), visto questa sera in ling. or. con sott. ing., è uno di quei film da vedere. Il titolo del post è quello della distribuzione Argentina; non ne abbiamo uno nostrano.

Giudizio: "my goodness!"

La parola omaggio è
[as a verb]:

prickle > 1 a small sharp part on the stem or leaf of a plant or on the skin of some animals:
a cactus covered in prickles
2 a slight stinging feeling on the skin:
a prickle of fear / excitement

L'abisso vivente

崖の上のポニョ di H. Miyazaki (2008)
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Ponyo non è soltanto un altra deliziosa creatura dello Studio Ghibli, che in questa occasione utlizza uno stile caran d'ache e una essenzialità di tratto che uniti alla famosa, realistica animazione ne fanno un tripudio per i bambini e un capolavoro per gli adulti; è anche un film che tira in ballo degli archetipi che mi risultano stranamente familiari, e la peculiarità assoluta è che lo vedo in un momento in cui la intuizione di una civiltà molto evoluta nei luoghi meno accessibili a noi abitanti delle terre emerse è particolarmente sentita.


Uno degli archetipi, nella forma fiabesca adeguata alla mentalità materialistica dell'uomo moderno, è quello della sirena, o ondina, che qui vediamo immersa nel suo universo magico in una forma paradossalmente più "realistica" rispetto allo standard della donna-pesce, con quella idea di mutevolezza e di liquidità corporea che ci ricorda gli esseri sottomarini di The abyss, qui sapientemente manovrati dalla magia di un misterioso Fujimoto, che pure incarna l'archetipo di una entità sovrumana d'aspetto bizzarro e di grande potere;

anche la bambina dai capelli rossi è parte di questo mio quadro mentale sommerso, con la sua sfrenata vitalità e la sua pericolosa innocenza...

E' strano che un film "per bambini", teoricamente posto sul livello medio (piuttosto alto) delle fantasie di Miyazaki come Nausicaa, La città fantasma, Il castello errante, La principessa Mononoke, etc., ma ancor più ovviamente puerile, mi abbia suggerito attraverso questi indizi primordiali una linea ideale abbastanza vasta da comprendere la mia esistenza, quella della specie umana e del pianeta "Terra", almeno fino all'epoca del devoniano...

La parola d'ordine, per chi non la potesse più cogliere attraverso l' "incanto" dell' emozione infantile prodotta dal cartone animato, è sempre quella: magia.
Al momento non potremmo definire altrimenti questa esperienza in fondo al cielo, stranamente più comprensibile nella sua essenza quando per un attimo ci troviamo -assieme alle vecchie signore della casa di riposo "Il girasole"- in fondo all'oceano.

Giudizio: magico.

24/07/10

Love is money

Paradossalmente, nel secondo lungometraggio Indiano che vedo in vita mia recita lo stesso attore che ricordo nel primo; infatti in

Slumdog Millionaire di D. Boyle e L. Tandan (2008)
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Anil Kapoor, che interpretava il super-avvocato dall'eloquente nome di Krishan Pundit nel "remake musicale" -e probabilmente non-autorizzato- di The usual suspects (qui il commento di un utente Indiano a questo proposito) a titolo Chocolate: dark deep secrets, qui è il conduttore del famoso format televisivo in versione Indiana.

Non so se questo si possa definire romantico, dato che il filo conduttore è la ricerca del protagonista innamorato sin dall'infanzia di una compagna di sventure, che spera di poter strappare alla miseria nera;

certo è che soltanto grazie al denaro alla fine potrà realizzare il suo sogno, e se queste battute del protagonista, musulmano rimasto orfano a causa della propria religione:

da un lato possono apparire sagge e ispirate, dall'altro suonano bifide e contorte, come spesso sono i messaggi di tanti successi hollywoodiani... Non è fin troppo ovvio che il nostro miserabile eroe otterrà fama e fortuna per un finale "all singing, all dancing" grazie ai denari della Sony Television anziché quelle stupide leggende popolari? E certamente la Sony non avrebbe mai potuto provocare la morte di una povera madre stracciona musulmana nei bassifondi di Bombay... non quella fisica, almeno.

Il mio giudizio è di conseguenza: dubbio.

P.S.: ancora, su IMDB si legge: "This is the first film since Schindler's List (1993) to win Best Picture, Director and Screenplay at the Golden Globes, BAFTAs and the Oscars." -- nondimeno, è il primo film dopo quello di Spielberg a mostrare un bambino che si tuffa in una cloaca...
Coincidenze morbose.

23/07/10

The seeker is the sought

1. CAMERA DI J.THOMPSON - NOTTE

Sul monitor del computer appare per un istante la scritta a pieno schermo:
18. INT - KAMER BART - DAG
mentre altre parole in minuscolo scorrono sotto questa intestazione l'immagine sfoca rivelando in secondo piano il volto in penombra di JASPER L. THOMPSON, illuminato solo dal monitor
Dalla finestra aperta provengono le voci delle comparse estive sulla via; uomini, donne, bambini...cani


"Quel film aveva descritta la mia vita fino a quel punto, riassumendo nei primi 30 minuti tutto quello che c'era da dire dei miei quarant'anni di vita. Poi il protagonista, Bart, scrittore di quello sconvolgente film, aveva scritto "Non c'è nient'altro da dire." - Qualche cosa era successa, allora.
Poi lo scrittore aveva ricominciato a scrivere dalla scena n. 18, e a quel punto avevo già ripensato a quel film, "Il Gioco", sognato un secolo prima, e a come ci avevo già ripensato vedendo Slacker, con quei continui scambi di personaggi, quel continuo fluire della macchina attraverso il film...
Nient'altro che ricordi; illusioni che funzionano soltanto sulla carta. O sul monitor.
O sullo schermo di una tv o di un cinema...
Solo illusioni, certo; come quella che ci racconta questo film.
Comunque vada a finire, sappiamo già che questo è un film in qualche modo speciale.
Un intermezzo virtuale, che proviene da una mente cosciente della propria illusione, come quella del blogger.

Il film si intitola

The sea that thinks di G. de Graaff
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Il blogger finisce di scrivere questa nota, poi riapre KMplayer in full screen sul monitor; sullo schermo del computer nel film si leggono le parole:

18. INT - KAMER BART - DAG

e sotto, in minuscolo: We horen de k -- Il timer segna 00:31:45

Il film ricomincia; il silenzio scrosciante della colonna sonora, il ticchettare sulla tastiera dello scrittore e il fischio sommesso della teiera sommergono le voci turistiche sulla via.


-- Sul monitor del computer appare per un istante la scritta a pieno schermo:

2. INT. CAMERA DI JASPER L. THOMPSON - NOTTE

mentre altre parole in minuscolo scorrono sotto questa intestazione l'immagine sfoca rivelando in primo piano il volto in piena luce di BART KLEVER, che interpreta Klever, Bart nel film, illuminato sul monitor:

"se non altro adesso sappiamo a chi si è ispirato Nicolas Cage per fare lo sceneggiatore incasinato in Adaptation (V. foto) di Spike Jonze (2002)" scrive sul suo blog, sul quale nel frattempo ha incollato il resto del post scritto in precedenza sul notepad.

Dalla finestra aperta provengono le voci delle comparse estive sulla via; uomini, donne, bambini...cani.

"Su IMDB c'è un solo giudizio negativo (su 8) da parte dell'utenza; è quello di un adolescente, che lo considera "troppo stupido per essere pretenzioso", e salverebbe soltanto quelle scene che giocano sulla illusione materiale

come questa, mentre snobba del tutto l'indagine sulla illusione essenziale, dell'essere pensante (o meglio, scrivente) e in conclusione lo definisce "un futile tentativo di elevare il cinema Olandese".
Perché, si capisce, quando si tratta di essenza non c'è verso di vederla o di mostrarla, non si può nemmeno capire, e dunque tante parole per esprimerla in un soggetto cinematografico non sono più efficaci, per un qualunque giovane utente adulto di IMDB, di una qualsiasi illusione ottica tra quelle più famose, qui abilmente messe in scena

Il film di de Graaf è uno dei rari film ambientati -dopo quella fatidica, onirica mezz'ora- per un buon 90% in una stanza, con un attore che non fa altro che scrivere e parlare dentro e fuori campo (cioè, oltre a essere la voce off scrive il proprio copione) mentre cerca di conciliare la sua esistenza di ragazzo-padre con l'ingrato compito di ricavare una buona storia per un film dalla "indifferenza universale" di camusiana memoria --perfettamente impersonata dai gatti:

in cui si trova immerso a metà tra il monitor, lo schermo e un "interno" caotico;
é uno dei pochi film che indugia, infinitamente, sulle texture di scena

Uno dei pochi, pochissimi a inquadrare la vera prima donna di ogni scena in fondo ai cieli:

la polvere.

3. CAMERA DI J.THOMPSON - NOTTE

Dall'alto:

dalla finestra spalancata proviene solo silenzio, con qualche occasionale motoretta di passaggio in lontananza. Il blogger spegne l'ultimo mozzicone, poi carica l'ultimo screenshot del film e lo incolla sul suo post.

P.P.P. del monitor su cui compaiono le lettere:

"E poi", scrive, "non conosciamo il significato della frase "titoli di coda", finché non vediamo questi":

Soddisfatto di quel post speciale, in 3 atti, il blogger Jasper L. Thompson aggiunge i tags, dà una rapida occhiata a Facebook e a DeviantArt, controlla che i downloads di BitTorrent siano attivi.

Aggiunge solo un giudizio, prima del sonno: raro.

22/07/10

E alla mattina....

The hangover di T. Phillips (2009)

questo film, visto doppiato e rititolato "Una notte da leoni", è un ulteriore mosaico, ottenuto riunendo in un solo soggetto l'episodio n.10 della 10ma stagione dei Simpsons, Fandango, Bachelor Party, The Big Lebowski, (con tanto di finto John Goodman) e qualcos'altro ancora, che giustamente non ricordo più; le trovate "originali" sono

la tigre di Mike Tyson in bagno

e Mike Tyson in salotto, che fa il playback di "In the air tonight" di Phil Collins;

e il bizzarro mafioso cinese ricchione e nudo con piede di porco.
Uno dei pochi film di cui abbia skippata una buona metà -in part. durante le canzoni- e uno dei pochi film comici che non mi ha nemmeno fatto sorridere per un istante, malgrado il mio umore oggi fosse incomprensibilmente buono. Fino ad ora.
Questo è uno di quei film al quale darei meno di una faccina, perché non sono abbastanza crudele da saperlo giudicare con una sola parola. E' inclassificabile. Che equivale a 8 stelle su IMDB, e 78% "fresh" su Rottentomatoes... Se avessi ancora la forza di scrivere qualcosa, aggiungerei soltanto questo: il n.2 esce l'anno prossimo. Ma non ci riesco.

P.S.: la mignotta di turno è la ex di Cooper in Twin Peaks:

40 anni dopo.

Il paganerrimo

Il film di oggi è l'"Inglese"


The Wicker Man di R. Hardy (1973)

descritto come combinazione di "thriller, horror esistenziale, e musical"; una produzione English Lion ispirata (liberamente) dal romanzo di un certo Pinner e diretta da un mr. Hardy, non poteva che essere sceneggiata da uno Shaffer. Non possiamo negare l'originalità dell'insieme così mosaicamente ottenuto, ma ancora una volta dobbiamo riconoscerlo; è solo un altro mosaico.

Il paganesimo peraltro* non è un soggetto troppo originale per il rappresentante di un popolo che considera tutto il resto del mondo "pagano"... Ma questo è il fulcro della vicenda, condito con allusioni grossolane, raffigurazioni sessuali, o mere nudità

(compresa
la sorridente Britt Ekland)

di quella piccanteria trash anni '70, tra l'hippie e la wicca, che mette in serio imbarazzo l'inappuntabile Sergeant Howie (privo di nome, è solo un personaggio, devoto Gentile)


In questa balordaggine contemplativa, l'elemento musical non esce troppo dal seminato, con alcune canzoncine di ispirazione gaelica e liriche di trivialità colonica stagionata, ma cinematograficamente proiettate nel futuro per la loro grosseria

Credo che infine il motivo di tanto fascino della pellicola (Total Film named The Wicker Man the sixth greatest British film of all time) sia nell'elemento carnascialesco, più che in quello carnale, tanto più che la presunta crudeltà horror tutta concentrata nel finale non prevede alcunché di brutale; la suggestione precipua è quella di una sfera animistica raffigurata dall'animale nella maschera/persona dell'apologo teatrale, di uno spirito vivente della natura e del mitologico timor Panico che esso può incutere nell'uomo, dagli antichi Elleni fino allo Stephen King di Children of the corn... etc., etc.,

Etc.
Menziono sua maestà Cristopher Lee

Ma forse infine la scena madre del film è questa:


Giudizio: talmente indecoroso nel suo tentativo di esserlo, che alla fine si merita l'etichetta infame di decoroso. Solo un altro mosaico decoroso. E decorativo, questa volta al soldo di Sua Maestà.
Riguardo l'originalità, la storia è una variazione sul tema di 2,000 Maniacs dell'Americanissimo Gordon H. Lewis, "inventore" dello splatter, datato 1964...

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*Ultimamente mi è capitato di sentire il cognome "Peralta" da qualche parte, richiamato più volte dalla congiunzione avversativa peraltro; è diventato un altro caso di "intuizione occulta" come quello che avvenne per il cognome -ugualmente ispanico- di "Delgado", al tempo in cui scrivevo "Fuoco di carta"; questo è uno dei nomi che appaiono in quel testo. Va notato pure che non ho avuti altri episodi simili, con questa sorta di intuizione per cui una determinata parola -un nome- sembra rivelare e nascondere nel contempo infiniti significati, che alla resa dei conti (al momento di renderli in altre parole, insomma) non sono in grado di esprimere; nessun altro caso, che riguardi cognomi ispanici, o cognomi in generale. E' possibile che ogni singolo vocabolo di una lingua straniera possa esprimere qualcosa che travalica la stessa logica di cui è composto, all'interno della nostra mente, in quanto semplice suono, o reminescenza, o nous... non lo discuto. In tal caso mi chiederei soltanto perchè questi episodi riguardino soltanto e specificamente due cognomi spagnuoli, in un mondo interamente composto di parole.
Forse, perché è soltanto un giuoco?

20/07/10

Fi☮ri nei nostri cann☮ni

Qualche tempo fa ho postato una fila di 卍 su FaceBook, ottenendo in risposta una fila di ? da parte di mia sorella, che temeva di vedermi arruolato tra le file dei neofascisti virtuali; le ho inviato in risposta un link ad una pagina che riportava il significato originale del simbolo -ovvero, l'unico- sanscrito che significa "bene-essere"...
Oggi scopro il significato di un simbolo che si può immaginare molto più giovane, quello noto come "simbolo della pace", ☮
Qui Wikimedia ce lo mostra chiaramente come stemma della 3a Panzer Divisionen Tedesca durante la II guerra mondiale, derivato dalla runa "algiz" ("pericolo nascosto");
sembra che il medesimo simbolo sia stato utilizzato da Nerone come emblema anticristiano per eccellenza, raffigurante una croce rovesciata con le braccia spezzate...
Questo ci dà un'idea (molto vaga) della realtà dei simboli e del loro uso attraverso i millenni; entrambi i simboli dei due esempi si credono essere oggi più o meno l'esatto contrario di ciò che simboleggiano; e poiché un simbolo, che può significare 1000 cose, in essenza rappresenta soltanto sé stesso, ci dà anche un'idea (ancor più vaga) della situazione in fondo al cielo.

Oltre alla "croce di Nerone" oggi ho scoperto anche un candidato ufficiale per il titolo di "peggior articolo di Wikipedia" (English) quello dedicato appunto ai "simboli della pace".

17/07/10

Time texturing


Film doppiato -- bene, come sempre. Nominato all'Oscar per la migliore regia.
Film curioso, come il ringiovanimento (che sarebbe di fatto un giovanimento, senza reiterazione, ma non suona altrettanto bene) del protagonista, Brad Pitt:

che da nonnetto paralitico e nanesco

diventa piccolo vecchietto forzuto

Indiana Jones in miniatura


Brad Pitt
Marlon Brando in "Ultimo Tango"

un intellettuale nostalgico

uomo-oggetto
cartoon
e infine viene soppiantato durante la lavorazione da un più giovane Benjamin Button con il quale concludono le riprese del film. Mi chiedo il motivo di tanta fatica e tanti soldi spesi per ringiovanirlo con il computer, quando alla fine il vero Benjamin Button, quello che muore neonato in grembo alla sua amata, evidentemente NON è Brad Pitt:

!!!!
(alert:spoiler)

Comunque sia B.B. è divertente, romantico quanto basta, curioso al punto giusto, con gli intermezzi della serie dell' uomo colpito sette volte dal fulmine (e sopravvissuto TUTTE E SETTE) che è spassosa

ma come sappiamo, è anche vera; e la storia del Ranger Sullivan, al contrario di questa, ha qualcosa da insegnarci.

Brad oggi ha la barba mezza bianca, come quella da blogger del Vs. blogger.
Non è detto che sia vera.

B.B. è un caso che fa pensare alla illusione più grande, quella che include in sé quella materiale; l'abitazione di un corpo grossolano, un abito terreno. Osservando nel dettaglio l'opera del tempo sul pondo, accuratamente ricostruita con raffinate tenniche digitali, possiamo riflettere sulla nostra idea personale di questa illusione vissuta perennemente, giorno dopo giorno, qui e ora.
"Nascita" e "morte" sono due parole alle estremità di questo viaggio in un mondo di parole.

B.B. ci insegna che ringiovanire invece di invecchiare non cambierebbe molto il nostro stato in fondo al cielo... Dopo tutto. Rimbambire fisicamente anziché mentalmente comporterebbe imprevisti che non abbiamo alcun bisogno di prevedere, ma che vediamo proiettati qui in una confezione divertente, cinematograficamente elegante, ma non pomposa.
Per qualche motivo, poi, i bottoni sono per me un oggetto dal fascino misteriosissimo.
Non ditelo a nessuno, per pietà.