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03/02/11

The Right Man

Is this one:

☻☻☻


Il buon Bogdanovich -finalmente sobrio- questa volta non ci parla di The terror, ma essendo il portavoce ufficiale della New Hollywood ci parla della Vecchia Hollywood, e del suo più grande maestro, Hitchcock, e di quello che è forse il meno hitchockiano degli hitchcock, e per questo uno dei più interessanti, The wrong man (V.).


L'art director Paul Sylbert


racconta di come si ottenne quel famoso vortice di disperazione (V.)


e di come l'idea di riprendere Manny dallo spioncino della porta della prigione


abbia richiesta la costruzione di una cella di  "about 5 and a half feet" che entrasse per intero nel quadro dell' obbiettivo grandangolare infilato nello spioncino... Cosa che oggi si risolverebbe con un'oretta di lavoro al computer. E infine ci rivela:  Hitchcock was fascinated with deception, illusion... That kind of stuff really was where his interest was. Una delle poche grandi verità sul Maestro.


Con qualche scatto inedito


e aneddoti interessanti, questo doc evidenzia come la moderata hitchcockianità, il verismo gravoso dedicato ad una storia vera, e l'effimero distacco del Maestro dai propri insuperati canoni stilistici (che due anni dopo raggiunsero il livello barocco di Vertigo) abbiano di fatto contribuito ad un grande hitchcock, che forse non è il meno conosciuto, ma all'epoca fu senz'altro un fiasco. E tanto per essersi messo alla prova in un film quasi-realistico, ed emotivamente più denso del solito, quanto per aver proseguito poi nel mondo del sogno filmico di North by Northwest, e oltre, possiamo solo essergli grati. A questo punto della mia carriera di guardatore di film ed osservatore generico, temo di avere ogni buon motivo per sospettare che non vedrò un film migliore di un Hitchcock prima della mia dipartita; e tutto considerato, per quanto io possa amare il Maestro, è un vero peccato. Per tutti noi.

Sembra che l'autore di questo, Mr. Bouzereau, sia il più prolifico making-ofista in circolazione, con oltre 150 titoli al suo attivo.

26/03/10

The wrong man

Dopo circa 48 ore di Astinenza maiuscola, esco per rimediare alla situazione e mi trovo così a vagare per le vie della città subito dopo cena. E' stata una giornata atmosfericamente strana; ha piovuto, finalmente, ma c'è qualcosa di talmente balzano nell'aria che nel pomeriggio ho pensato di essere tornato negli anni '80.

Cammino ancora solo per le vie buie e semi-deserte attorno al centro; mi chiedo cosa pensavo di trovare, negli anni '80, camminando solo per le vie buie e semi-deserte attorno al centro. Ho trovato sempre e soltanto quello che ho trovato oggi. Niente.

Un'auto -l'unica sulla strada- mi suona; due ragazzotti urlano qualcosa e mi fanno il dito.
Poveretti.
Certo, tirerei volentieri loro un colpo a cranio; ma sono giovani, e vivono in questa città.
Nessuno mai potrebbe trovare una punizione peggiore.

Cammino ancora solo, e penso al fatto che qualcuno potrebbe anche trovare interessante una vita all'inferno, a differenza del comune blogger; per qualcuno potrebbe essere anche affascinante.
Mi viene in mente The last picture show; è quel tipo di disperazione che ti porta a vedere il mondo in bianconero, soltanto perché almeno ti sembra di vivere in un film, anziché in un sogno.
Una disperazione cinematografica, che mi ricorda gli anni '80; quando mi fermavo a guardare i pesci negli acquari in vetrina ricordando MotorBoy. Daltonismo artistico.
Mi rattristano i pesci negli acquari e gli uccelli in gabbia, ma so bene che la mia vita non è molto diversa. Non lo è per nessuno, di fatto, e l'unica differenza tra noi è il grado di consapevolezza.

Due ore dopo questo mi ricorda Norman Bates, e il suo monologo nel salotto impagliato.
Nel frattempo ho visto


The wrong man di A. Hitchcock (1956)
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la storia del bassista di night-club Manny Balestrero (ci ricorda qualcuno questo nome?) interpretato da Henry Fonda è il secondo capolavoro che mancava alla mia videoteca.

Il Maestro qui sperimenta una forma di thriller socio-legale, attraverso uno scambio di identità che scaraventa l'integerrimo musicista e padre di famiglia in galera, e la sua dolce metà in un istituto per derelitte mentali. L'espressione perennemente innocente di Fonda è un supplizio che per una volta sostituisce la minaccia di una violenza, e fino all'ultimo minuto non è la colpevolezza tanto amata dal pubblico, ma l'innocenza insperata del protagonista, a tenere il gioco.

La bravura di Fonda viene scrutata da Robert Burks che qui si esibisce in un bianconero spettacolare, riprendendo il "vortice" di abissale disperazione in cui sprofonda Manny rinchiuso in cella con un movimento circolare e sempre più veloce della MdP

accompagnato dalle note nevrasteniche di Herrmann; e la soggettiva dei piedi durante il suo trasferimento


Alla fine vediamo anche l'Uomo Giusto, che viene giustamente incarcerato (warning, spoiler)

e scopriamo che assomigliava ben poco al povero Henry...
La cosa più notevole qui è il cameo iniziale del Maestro, il quale introduce il film assicurandoci che questa volta la storia che racconta è assolutamente vera:

Ma solo alla fine possiamo pronunciare (o scrivere) le fatidiche parole: "roba da non credere".