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04/07/11

Film interrotto

Idioterne di L. Von Trier (1998)

Avete mai visto un film "doppiato" in russo? Di fatto non si può parlare di doppiaggio vero e proprio, ma di una sorta di sottotitolatura narrata, dove la voce atona di uno speaker legge i dialoghi che nel frattempo scorrono -in questo caso- in Danese.... Ho potuto applicarmi a questa sorta di esperimento solo grazie ai sottotitoli in Inglese; e benché l'esercizio fosse piuttosto macchinoso e pernicioso per la visione (ascoltare la monotona voce Russa sovrapposta ai dialoghi Danesi leggendo i sottotitoli può distrarre), il film sembrava valerne la pena; qui una donna si trova coinvolta in una comunità di persone recluse che non fingono semplicemente, ma diventano effettivamente idioti quando si rapportano con la "normalità"... 


Come possiamo vedere qui, le cose promettevano di scadere verso una più intensa idiozia, ma purtroppo i sottotitoli per il secondo CD erano definitivamente fuori sync e ogni tentativo di aggiustarli -a differenza dei primi- non ha sortito risultati positivamente apprezzabili.


Mi guardo bene dal recensire il primo tempo di un film, anche se è ovvio fin dalle prime battute che l'idea è interessante, e per quanto ho potuto vedere questo potrebbe essere il meno noioso dei Von Trier visti finora.
Giudizio: sospeso 

19/02/10

Film Marrone

Se qualcuno pensava che 300 fosse una ben riuscita sperimentazione visuale, realizzata solo grazie ai prodigi del computer, dovrebbe vedersi questo

Forbrydelsens element di L. Von Trier (1984)
☻☻

aka "The element of crime", dove l'affascinante, notevolissima opera di production design è quasi completamente annichilita dalla sadistica lentezza dell'azione e dall'intrico irreparabile di elementi non-criminali (non cinematograficamente, almeno) messi in scena su uno sfondo caotico, fatiscente, fradicio e marcio che ricorda il grande Tarkovwsy di Stalker, in quello che probabilmente è il primo film in marrone e nero mai realizzato.

Di fatto, F.E. è un lungo flashback vissuto durante una seduta ipnotica, dove un medico obeso con una scimmia sulla spalla ascolta il racconto del protagonista Fisher, ex-poliziotto assillato dall'emicrania, richiamato in servizio per risolvere un caso insolvibile attraverso gli insegnamenti di un vecchio criminologo suonato, autore del libro

che porta lo stesso titolo del film. Più lento di Manhunter (1986) in quanto serial-killer-movie di tipo "psicologico" -ma senza un Cattivo in grado di reggere il gioco come il famoso Hannibal- e infinitamente più ardito nella manipolazione diretta della materia filmica, F.E. potrebbe aver ispirato il Parker di Angel Heart (1987) almeno per il tasso di umidità delle scene, mentre la trasfigurazione dello scenario semi-liquido in un teatrino di ombre è dichiaratamente derivata dall'espressionista M di Lang. Non per niente, anche qui l'assassino preferisce le bimbette, e le inquadrature dall'alto non si contano... Se è possibile evitarlo.
L'oscurità dominante e il ritmo minimale imposto dal montaggio, dai dialoghi, e dalla voce-off atona e cantilenante, possono effettivamente sortire il risultato che si ricerca in ogni seduta ipnotica, a discapito dell'attenzione per il film; da evitare in un giorno di pioggia come questo, F.E. resta pericolosamente in bilico tra la visione onirica e l'unico elemento davvero indispensabile ad ottenerla, che è il sonno.

Con una unica grande sorpresa, questo adorabile potto che la torcia del protagonista illumina in fondo a una buca nel terreno appena prima dei titoli di coda, simbolo vivente e definitivo di un mistero che rimane inalterato dopo 104' e non ho nessuna intenzione di indagare più a lungo.