16/01/10

In nome di Giovanni

A partire da Hislop in "The two Babylons", ho lette varie teorie sul misterioso significato della famosa "bestia" e delle varie simbologie che si trovano nel libro dell'Apocalisse; alcune interessanti, altre meno. Solo qualche giorno fa, in un periodo in cui sono più o meno del tutto disinteressato a certi argomenti, ho collegato l'idea di quello che considero un ignobile crimine -il battesimo CONTRO la prole dei cristiani- con le antiche profezie di "Giovanni" a proposito della famigerata "seconda bestia" (Apo 13, 11):

E vidi salire dalla terra un'altra bestia che aveva due corna, simili a quelle di un agnello, ma parlava come un drago.

Lo sappiamo anche noi cittadini, che magari l'agnello lo abbiamo visto solo in forma di costolette: gli agnelli non hanno le corna; né 1 né 3, e tantomeno 2. Ma il fatto che l'animale in questione sia proprio quello che viene più comunemente assimilato a Gesù Cristo è emblematico almeno quanto la sua "doppia personalità", che malgrado l'apparenza candida e innocua nasconde segreti e intenti tutt'altro che ovini, molto caprini... Per quanto mi riguarda, sono sempre più d'accordo con il famoso ex-figlio-di-dio e autore di fama internazionale David Icke, sul fatto che tutti i miti dell' antichità riferiti a serpenti e/o draghi siano correlati ad una razza di rettili antropomorfi che vivono come noi in fondo a questo cielo. Ma questa è una opinione personale, o meglio, una intuizione; continuiamo invece con ciò che viene considerato universalmente valido, indubitabile e financo sacro da centinaia di milioni di terricoli, sempre a proposito della "bestia":

(Apo 13, 16-18):


Essa fa sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, ricevano un marchio sulla mano destra o sulla fronte, e che nessuno possa comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: è infatti un numero di uomo, e il suo numero è seicentosessantasei


Sono parole abbastanza note, tratte dal più grande best-seller di tutti i tempi; tuttavia neppure a me era mai capitato di leggerle per quello che sono, senza cercare dei significati misteriosi adeguati al linguaggio criptico-favoloso del contesto, e in particolare per quel famoso numero che potrebbe corrispondere al nome di Nerone, o di mio nonno, indifferentemente.

Ebbene, con questa chiave di lettura "povera" troviamo un significato ben chiaro, se come Hislop consideriamo il "dragone" come la chiesa di Roma; in effetti non si tratta di simbologie oscure, nel senso che il loro significato non va oltre la sfera occulta della chiesa stessa, e dei suoi antichi riti magici Egizio/Babilonesi: si tratta del rito del battesimo, che a quanto mi risulta è anche l'unica occasione in cui un individuo viene "marchiato" sulla fronte; non di meno, questo "marchio" viene imposto al neonato da un ministro della chiesa, ovvero della "bestia", pertanto si può considerare appunto un "nome della bestia"... Può apparire più o meno interessante, come le precedenti interpretazioni lette in passato, ma soltanto questa particolare interpretazione spiegherebbe il motivo di un mondo spiritualmente e moralmente alla deriva, quando il gregge dei pecoroni marchiati dalla chiesa è abbastanza smisurato da proclamarsi il più grande del mondo -- senza smentite altrettanto grandi.

15/01/10

La visione occulta

In questo piccolo manufatto video, probabilmente di origine Tedesca

a titolo "Masonic Illuminati Actors" , che qui propone una scena di Batman returns (1992) vengono illustrati alcuni esempi di simbolismo massonico all'interno di alcuni film Hollywoodiani, e in particolare l'Occhio Omnivedente all'interno della piramide, come quello sul turbante di Chris Walken. Particolare che mi era sfuggito durante la visione del film -lo ammetto- e che si può considerare un esempio di "simbolismo occulto", non tanto per la natura dei simboli ma per come questi vengono inseriti nei film, come la cosiddetta "pubblicità occulta".


La (popstar) Madonna nel film Desperately seeking Susan

Il fenomeno si può considerare, alla stessa stregua, come un'operazione di propaganda quasi-subliminale di una immagine che del resto negli USA è già abbastanza popolare, essendo stampata su tutti i biglietti da 1 dollaro... Nondimento, l'insistenza dell'autore sul film di Houston The man who would be king -nel quale compaiono più volte squadra e compasso, e dove i dialoghi dei protagonisti si riferiscono spesso all' "andare da Est a Ovest" e ai "figli della vedova", ma del resto si dichiarano anche apertamente come iscritti alla Framassoneria- è piuttosto inutile, dal momento che Kipling era notoriamente un massone, forse uno dei Fratelli più famosi della storia; pertanto l'abbondanza di segni e gergo nella riduzione del suo romanzo è a dir poco ovvia. Stranamente, malgrado la sua dimestichezza con le "teorie del complotto", l'autore si dimentica completamente di menzionare la presenza, nello stesso film, di un personaggio di iniquità ultra-massonica:

un altro Christopher, quel Plummer di cui abbiamo già osservate le qualità ofidiche qualche tempo fa ...

E siamo alle solite: qualcuno crede di avere scoperto prove inquietanti sul controllo delle masse, per opera di misteriosi individui che disseminano di indizi incontrovertibili quanto lampanti le loro produzioni cinematografiche (o musicali) e pensa bene di condividere questa scoperta, ma il fatto che un tizio sullo schermo davanti a lui abbia le pupille verticali gli è del tutto indifferente...
Che cosa posso pensare di queste genti?
Fino ad oggi ho identificato soltanto tre di questi lucertoloni sul set, e sono quelli di cui ho pubblicato via via le immagini; oltre al suddetto, ci sono Kirk Douglas e Walter Pidgeon. Probabilmente sono molti di più gli individui che sfoggiano le caratteristiche pupille, benché il loro mestiere sia di mostrarsi in pubblico; il motivo per cui esse sono visibili soltanto in alcune occasioni è paragonabile al motivo per cui di tanto in tanto qualcuno vede un "ufo"; sconosciuto, almeno quanto la natura dell'oggetto osservato. Come abbiamo già constatato, che costoro possano avere crisi momentanee di coloboma è del tutto impossibile (sarebbe come una crisi di nanismo, o di ablefaria), e in genere questa rarissima patologia non produce pupille da rettile...

E se l'unico significato effettivo del famoso "occhio massonico" si riferisse proprio alle qualità oculari degli individui? Mmh... Troppo facile?

P.S.: stranamente, tra gli attori accusati di essere un mason, cioè un massone, non viene menzionato questo sulla sinistra, che pure appare brevemente in un film sulla massoneria con Christopher Plummer, e il cui nome è alquanto sospetto:

Charles Mason !!!

Clang, skreech, grind

Il cineforum insano prosegue con

Tetsuo di S. Tsukamoto (1989)
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un filmino in B/N di un'ora e 7 minuti in cui "the man" (ancora niente nomi, oltre il titolo) dopo un incidente stradale tende a trasformarsi suo malgrado in un deposito di ferrivecchi; e com'è evidente dall'immagine questa tendenza ha presto il sopravvento. Le sue avventure sferraglianti e metanfetaminiche prevedono varie mutazioni, un rapporto sessuale che rivela l'origine del verbo "trapanare" usato in queste occasioni, e qualche corsa supersonica in stop-motion su uno scenario urbano preoccupante, per quanto è perfetto come sfondo di questo trip metalmeccanico.


In un tripudio di cablature e saldature, protesi e prolungamenti metallici, scintille e gas di scarico, Tetsuo si dimena furiosamente tra Lynch, Cronenberg e gli anime -supportato in quest'ultimo caso dalla mimica facciale spaventosamente manga del protagonista- mentre il paradossale bianconero applicato ad una atmosfera post-industriale dà vita a visioni di bellezza ferrea, con qualche richiamo più o meno ricercato della preistoria della macchina cinematografica.

Un apologo sull'inarrestabile minaccia della Macchina, dove la saldatura definitiva tra uomo e donna dà vita ad una cosa meccanica e androgina che nel finale parte a razzo, alla conquista di un mondo da rielaborare come un motore, da convertire in uno scenario metallico, inossidabile e insensibile, a sua immagine e somiglianza. Raro, o unico esempio di surrealismo da officina, non poteva che venire dal Giappone.
Mi preoccuperò forse poi di scoprire perché diavolo si intitola "Tetsuo".

14/01/10

L'urlo della lumaca

Prosegue la maratona dei film insostenibili, con la prima visione di


What is it? di C.H. Glover (2005)
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through his company

in uno screener con effetti subacquei che ne amplificano -se possibile- la difformità; al titolo-domanda segue un sottotitolo di risposta: "Being the adventures of a young man whose principle interests are snails, salt, a pipe, and how to get home. As tormented by an hubristic, racist inner psyche." Il riferimento alla famosa tagline di Clockwork Orange mi pare, più che casuale, del tutto indifferente. Va notato inoltre che l'interesse del giovane per le lumache consiste nello cospargerle di sale per guardarle -e farcele guardare- mentre si squagliano, con una occasionale decapitazione che di certo non me lo rende più simpatico.


Shirley Temple nazi con un frustino dove non batte
il sole è il fulcro dell'oscuro simbolismo gloveriano

A parte ciò, bisogna riconoscere una qualche sorta di bellezza in questo delirio filmico, a partire dall'impossibilità di descriverlo coerentemente; ho notato oggi che le recensioni di Mordum in gran parte si limitano a descrizioni più o meno dettagliate e più o meno inutili (per non dire inopportune) delle varie atrocità messe in scena dalla ToeTag; qui sarebbe impossibile fare lo stesso, non tanto per la mancanza di atrocità (che per qualche motivo interessano solo i gasteropodi) quanto per la effettiva difficoltà nello scorgere un bandolo in questa matassa, la cui inestricabilità mi pare il fascino maggiore. Parafrasando di nuovo Jung, da che nulla ha significato oltre l'incomprensibile What is it? è un'opera altamente significativa, probabilmente una delle più significative degli ultimi 100 anni.


La donna-scimmia depone la sua anguria in dono al Super-Ego del giovane uomo

Anche qui, l'originalità estrema dell'operazione si riconosce dal cast dove il protagonista, interpretato da un ragazzo down -come gran parte degli attori- è "the young man", di cui troviamo anche un "alter ego" e una "fantasy girl", mentre Glover interpreta un "Dueling Demi-God Auteur and the Young Man's Inner Psyche and Id" e non, come invece azzarda ironicamente il Giovane uomo, "McFly"...


L'apparizione della divina Shirley, interpretata da un decrepito bambolotto,
su nuvole di bambagia, mentre la donna-scimmia, beh... è ovvio

Le visioni di Glover hanno ben poco dell'onirico; sono crude e barocche e gravemente teatrali, avanguardistiche, sperimentali, e si discostano con tanta facilità da qualsiasi etichettatura comune che nel loro insieme si possono descrivere come un breve tragitto - decisamente imprevisto e fuori mano- attraverso il mondo interiore di un anti-divo che si propone come anti-regista.


Oppure, anche, un' altra risposta possibile a quest'opera che evidentemente richiede una risposta impossibile, ma che è certamente banale di fronte alla domanda: che il mondo è un teatrino pieno di mongoloidi, dove un paraplegico può contendere lo scettro al re dei freaks che lo ha messo in scena, e infine ottenerlo. Salvo poi scrivere con lui la seconda parte -It is fine! Everithing is fine- che è senza il minimo dubbio (senza nemmeno vederlo) la risposta più adeguata, e verosimilmente l'unica per questo film-domanda.

P.S.: tra i ringraziamenti speciali nei titoli di coda troviamo quelli per David Lynch (abbiamo già apprezzato la parodia della loro stravagante accoppiata su YouTube) e per Werner Herzog; non mi sembrano riferimenti casuali

13/01/10

Il vero falso

Ancora a proposito dell'empatia, o pathos, e della furberia:


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Questo film è considerato "il più malato" mai prodotto, e vederlo è un atto di violenza contro sé stessi o, come avrebbe detto Aristotele, un ottimo esempio di catarsi, una dolorosa purificazione per conto terzi, raggiunta attraverso 80 minuti di angherie audiovisive continuate, sfogliando un ampio catalogo di sevizie, umiliazioni e ingiurie chirurgiche non-stop. Sta allo spettatore decidere -poi- se valeva davvero tutta la pena di vederlo. Per quanto mi riguarda, posso ben definirlo "impressionante", perché questo raro esempio di falso-snuff che potrebbe passare per vero è stato in grado di interessarmi a livello fisico, cardio-circolatorio, come pochi altri; prima di scoprire che anche in questo caso il verbo "sentire" mantiene la sua ambiguità effettiva, ovvero che prive dell'audio (ripreso senza una sola nota musicale di accompagnamento, e con un intermezzo too-heavy metal non meno irritante del resto) la reazione psicofisica viene ridotta al minimo, così che l'accozzaglia di morbose sozzerie è finalmente osservabile in quanto espressione cinematica, e non come una vomitata filmica che ti investe.


Pur riconoscendone, grazie a questo espediente, tutti quei valori che sono immediatamente incomprensibili a causa dell'effettivo coinvolgimento (del sentire, appunto) mi sono poi ugualmente chiesto se si possa parlare di cinema vero e proprio, lungi dal tirare in ballo la parola "arte", che sempre più raramente è lecito associare a questa completa, giovane, e perlopiù ancora sconosciuta forma di comunicazione audiovisiva. E inizialmente mi sono risposto, NO.

Poi ho ripensato ad un film davvero sconvolgente, traumatizzante, osceno; un film che mi sono pentito mille volte d'avere visto, e che invece consiglierei a tutti quegli omni-vori che non lo classificherebbero mai come il vero snuff-movie che è, Earthlings.
In quanto super-animalista, non mi è stato difficile allora capire quella differenza che per molti degli spettatori scandalizzati di Mordum resterà ignota, tra il vero orrore e il vero cinema. Che in ogni caso, a partire dall'ambiguità della visione coatta, è una riproduzione dell'esperienza onirica. Da qui, ho ri-analizzato il "film più violento della storia", che è, soprattutto, una installazione horror messa in scena da gente che probabilmente sa poco o punto di cinema e lo dimostra nel modo migliore, facendo passare facilmente per filmino amatoriale delle pessime riprese, ulteriormente peggiorate in post-produzione. La specialità di questa gente sono gli effetti speciali, che in genere vengono utilizzati con una certa parsimonia e un briciolo di tatto anche dai registi più emofili e temerari. Dunque la sincerità della loro opera è lampante: in quanto tecnici degli effetti speciali essi non fanno altro, dall'inizio alla fine del film. L'effetto speciale finale, dell' insieme, è una sorta di incubo incessante, nauseante. E' quel genere di violenza patologica e difficile da sopportare di cui si sentiva una gran mancanza in un film dichiaratamente anti-violento e volutamente (ma poco) violento come Natural Born Killers.

In quanto incubo, è estremamente ben costruito grazie all'apparente anarchia della visione in cui ci immerge da subito, rendendoci improvvisamente partecipi di eventi orribili e universalmente repellenti che si susseguono senza un filo logico, e senza il minimo indizio sul luogo in cui ci troviamo, o sull' identità dei "nostri" aguzzini; fino alla fine queste facce da pazzi non avranno un nome, e ancora non avremo idea di dove sia quell'infernale scantinato; infatti questo è uno dei pochissimi film in cui non esistono "personaggi e interpreti", nel cast listing vediamo elencati gli stessi nomi di coloro che hanno ideato e realizzato questo sogno immensamente brutto, oltre quelli delle loro "anonime" vittime. Che soltanto rivedendo poi nella photo gallery della ToeTag possiamo esser certi non risultino s-comparse durante le riprese di un vero snuff:


Le nudità, i rapporti sessuali di depravazione estrema, quasi-surreale, il flusso continuo di parolacce e offese con il sottofondo di risate folli, gemiti e urla, le ambientazioni apparentemente casuali con una buona percentuale di sotterranei (ovviamente) sono tutti accorgimenti in grado di rendere realistico il (brutto) sogno, l'estremo paradosso cinematografico che vediamo qui mostrarsi in tutta la sua agghiacciante potenza.


Ho avuto abbastanza incubi spaventosi e inenarrabili, nel mio passato di utente onirico, da poter discernere quegli elementi che li accomunano a quest'opera, e considerarla infine uno riuscitissimo esperimento oniromimico; ma io personalmente non obbligherei nessuno a vederli -- e forse questo è il motivo per cui io non sono un regista, ma un sognatore.

Infine, Mordum è sì l'opera di una mente folle, ma in quest'ottica la sua follia è di un genere cinematografico, quasi-artistico, e non meramente patologico: è una follia coraggiosa, rivoluzionaria, contro- corrente, minacciosa e promettente. Anche se dubito molto che potrà mai essere apprezzata al di fuori del circuito degli orroristi, dei cinefili estremi, e dei cultori di Satana.

Home Spun Shit

Credo che alla fine il principale metro di valutazione di un film derivi dal livello di furbizia del prodotto, in rapporto con il livello di coinvolgimento, o empatia; questo


Spun Director's Cut di J. Åkerlund (2002)
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è un altro film di macro sulle pupille contratte e movimenti innaturalmente rapidi, che ricordano da vicino quelli del precedente, detestabile Requiem for a dream, dove pure tali artifizi riproducevano gli effetti di una terribile polverina. Qui si va oltre, si sconfina nel delirio che porta ad episodi allucinatori -irrimediabilmente assimilabili a Natural Born Killers-


e oltre, fino ai sintomi di corbelleria totale che inducono il protagonista a lasciare ammanettata la sua donna per giorni con un CD che si incanta nello stereo;


La MdP striscia lungo il fondale metropolitano unto, tatuato, dove un Mickey Rourke creatore di sogni artificiali (e sfigato oltre misura) già abbastanza sfatto da potersi togliere gli incisivi per una lustratina appare come un nuovo Zio Sam


in una epifania chimica da porno shop; inutile sottolineare la sua importanza in un film che durante la lavorazione aveva lo stesso nome del suo personaggio (The Cook)


A differenza di R.F.A.D., dove il sintomo del male rappresentato dal fuorivena incancrenito del protagonista peggiorava prevedibilmente con il climax, fino alla prevedibile risoluzione chirurgica finale, qui si sguazza in un mondo assolutamente fasullo (la metanfetamina non ha proprio niente di naturale, a differenza della coca) senza la più vaga possibilità di redenzione, e sembra che il pericolo peggiore sia quello di apparire a sorpresa nello show televisivo sulle retate della polizia (protagonista il solito, sgangherato Peter Stormare); Debby Harry è la vicina di casa dall' aria truce e dai modi boscaioli che origlia con il bicchiere sul muro e di mestiere fa telefonate porno; John Leguizamo è un irrefrenabile "cavallo" e suo occasionale cliente che -perlappunto- finisce in tv indossando solo un calzino


ma al posto giusto, in stile Chili Pepper;


Eric Roberts qui alterna al suo ruolo di gangster duro e spietato quello di gangster gaio e soave; e solo per questo il film si merita una menzione speciale. La ex "American Beauty" Mena Suvari ci regala una delle sequenze più viscerali, quando la MdP indagatrice -che finora si era limitata a infilarsi nei vani motore delle auto- segue il suo faticoso stronzetto giù per la tazza del cesso...

Infine, immagino che l'esperienza personale dello scrittore Will Los Santos come base della sceneggiatura sia determinante nella consistenza empatica dell'insieme di trame e personaggi, tutti ugualmente squallidi, fastidiosi, scomodi e piuttosto ignobili; riguardo invece la furberia, non mi pare che si vada oltre al casting quasi-stellare, e peraltro funzionale, senza ricorrere a quelle trovate sado-maso-chirurgiche che hanno tanto impressionato i tanti utenti Americani di Requiem for a dream; che tutto sommato è improbabile, o perlomeno evitabile, finire prostituiti o mutilati a causa della dipendenza da una droga pesante, ma è piuttosto comune, per non dire scontato al giorno d'oggi, fare una vita di merda.

P.S.: IMDB ci informa che i tagli del film sono 5000 (!!!) ma soltanto all'inizio ci fai caso, è una questione di tolleranza... Sicuramente vivere un'ora e quaranta in un incubo junkie montato come la scena della doccia in Psycho sortisce un qualche effetto collaterale

12/01/10

"Der Himmel über Berlin for dummies"

C'è una sola cosa che mi soddisfa nell'aver visto questo film: che dopo un' ora e passa di agonia ho capito che soltanto una donna poteva arrivare a tanto.


City of angels di un B. Silberling (1998)

E avevo ragione: infatti è una tale Dana Stevens la principale colpevole di questa glassata, viscida e femminissima Americanizzazione dell'opera filmica - già abbastanza sofisticata da sembrare Americana- di Wenders, la quale aveva tra l'altro il raro pregio di una grande fotografia in bianconero e un cameo di Nick Cave on stage. Ed era ancora abbastanza Tedesca (per non dire maschia) da non ammettere tutte le inutili pietoserie che vengono puntualmente sciorinate qui una dopo l'altra, secondo un copione imprevedibilmente modificato che in ogni istante della sua rivelazione si scopre orribilmente prevedibile e ancora una volta, tutto sommato, inutile.
Dunque a mia insaputa e di nuovo, basandomi sulle sempre meno affidabili classifiche trovate sul web, ho scaricato questa roba senza conoscere regista, cast o trama, e mi sono trovato a guardare Nicolas Cage e Meg Ryan (V. foto) nel film scritto da una donna e diretto da uno sconosciuto ebreo, che sembra l'episodio di un telefilm Americano tratto da Der Himmel über Berlin ...
E' un fatto quasi surreale, e la volgarità dell'insieme è quasi paralizzante. Il colpo di grazia sono le canzoni di Alanis Morrissette, che sono in grado di rivoltarmi lo stomaco in circostanze normali, ma in questo caso associate alle immagini avrebbero potuto essermi fatali.
Dunque, a parte la mia intuizione sul colpevole, la cosa migliore dell'aver visto questo film è l'essergli sopravvissuto.
Ma questo non è soddisfacente.

La solita vecchia storia

E' strano, se ci fermiamo a riflettere un istante sui cliché letterari e cinematografici, osservare come la realtà televisiva odierna corrisponda perfettamente allo stereotipo del "bene contro il male"; il singolo emarginato, o lo sparuto gruppetto di ribelli fronteggiano il colosso implacabile e apparentemente invincibile che rappresenta il Potere. Ebbene, se non bastasse la impressionante somiglianza dell'attuale papa con l'Imperatore Palpatine di Star Wars (che è uno dei suggerimenti di Google inserendo "palpatine", con tanto di immagini!) e lo sguardo evidentemente poco terrestre dei presidenti USA e di altri potenti, questo desolante scenario globale è proprio quello, il più abusato e scontato di tanti libri e film, con una grave differenza: che ad opporsi al pesante giogo imposto dall' impero del Male non c'è un singolo individuo, o un singolo sparuto gruppetto di ribelli. Che tutti, in un modo o nell'altro, finiscono per adeguarsi e, in gergo lucasiano, si arrendono al "lato oscuro"; poiché la Massa umana è soggiogata, e della massa partecipano amici, amanti, genitori e parenti, l'unica alternativa a questo stato massificato delle cose è l'alienazione, la condizione che vivo da parassita e da infiltrato in fondo ai cieli, da tempo indefinito.

Per il blogger Jasper Thompson, come per il diarista Lexy Lex nel millennio scorso, sono pochi i dubbi sulla malignità di un sistema fondato e mantenuto nei secoli nel più completo disprezzo della Natura, che ha scaturito il paradosso fondamentale del moderno "fenomeno ecologico"; e dal momento che -ad es.- non esiste un terricolo in grado di respirare anidride carbonica o monossido di carbonio (o anidride solforosa, etc.) abbiamo una discreta probabilità di certezza sul fatto che questa particolare idiosincrasia per il mondo delle macchine (altri riferimenti filmici, alla saga di Matrix e Terminator) derivi da un idea di "male" che non si oppone soltanto a quello di un possibile "bene", ma a qualsiasi forma dell' essere che potrebbe (teoricamente) operare una scelta fra i due; e purtroppo, e soprattutto, a qualsiasi altra forma.

Dunque questo sistema iniquo non "tollera" a stento quelli che ormai possiamo definire stereotipi e cliché, evidentemente: la produzione e il consumo di questi prodotti multimediali sono parte integrante del sistema stesso, del settore che si occupa dell' intrattenimento (ovvero, della distrazione) della massa stessa; e come ben sappiamo, da qualche millennio a questa parte sono sempre e soltanto i Giudei a sfornare miti e leggende, dei e divi, per le greggi Gentili radunate dalla chiesa Romana... Da Betlemme a Hollywood, dal libro della Genesi al film 2012.
Ma di nuovo, chiunque sia l'artefice di questa messinscena globale (e che molto verosimilmente è alle dipendenze di Qualcun Altro) non si può in alcun modo giustificare l'apatia, l'ignoranza, la pecoraggine ultra-ovina di sei miliardi e mezzo di utenti, pronti a riconoscere questa verità fantascientifica qua e là, davanti o dietro lo schermo televisivo e cinematografico, leggendo tra le righe dei libri d'appendice o dei giornali indistintamente, ma del tutto incapaci di opporsi, di cambiare qualcosa; la benché minima cosa. Si ripetono così all'infinito gli errori degli avi, generazione dopo generazione, sacrificando quotidianamente il vero benessere in cambio di qualsiasi "bene" materiale che li incatena alla stessa grottesca illusione che da principio sostiene la farsa del materialismo.

E' strano, dicevo, perché questi sono "ideali", buoni o cattivi che siano; sono pensieri che riflettono la condizione di degrado estremo di una "civiltà" che sopravvive solo tra virgolette; e come per ogni altra cosa conosciuta in fondo ai cieli, sono solo parole. E' la solita, vecchia storia.

LOL & catz

Ho scaricato questo documentario:


soltanto per vedere "Extreme Close up of Soco's beautiful face and eyes", come promesso dal sito MiniPurrs.com, dove il soggetto è ritratto in due pose davvero fiabesche:


ma per tutta la durata del doc, che segue una gattologa alla ricerca del sito in cui il gatto "ha adottato l'uomo", non ho visto che gatti selvatici, randagi internazionali e strani artefatti felini che vanno di gran moda, ma non mi garbano molto (i gatti "nudi" in primis); il lavoro del team di specialisti che insistono nel ficcare tamponcini nella bocca dei felini di tutto il mondo per collezionare campioni di DNA non è un grande spettacolo, ma perlomeno -magra consolazione- non ricalca le orme del Crocodile Hunter di South Park...

Al 22mo minuto la capo-gattologa Californiana dichiara "if you ask anyone...any... any person walkin around where the cats were domesticated, they're gonna say: EGYPT."
A Saqqara visita uno scavo archeologico della sala mortuaria di Maya, un'altra omonima della Grande Dea Indiana che fu la balia di Tutankhamen; il luogo è cosparso di mummie feline. Dopo aver molestato scientificamente i randagi del Cairo, il team si fa una bella gita fino ad Abu Simbel, dove i gatti sono inavvicinabili e vengono coinvolti nell'esperimento attraverso l'adescamento alimentare; segue un intermezzo sulla "alterazione" genetica per soddisfare gusti estetici esecrabili dell'utenza, compreso l'imbarazzante accoppiamento di due esemplari spelati, e infine, dopo lunghissime e probabilmente costosissime analisi del dna si giunge all'inattesa conclusione: i primi gatti addomesticati furono quelli dell' antico Egitto! Adesso non è più un "chiunque cammini attorno" a dirlo, è una famosa gattologa Americana, in un documentario televisivo; ergo, i dubbi possono persistere anche nello scrittore di blog, ma sono concreti e ben documentati.

Finalmente, in una passerella (catwalk, appunto) finale, compare l'amabile volto:



E' proprio lui, Soco; ma dura un secondo, ed è venuto meglio in foto.

Questo, dopo le molte risate sul sito notadisciplinare, dove ho collezionato questa serie di giustificazioni scolastiche per assenze o ritardi, quelle che mi sembrano le più spassose:
(l'alunno è stato assente/ritarda per:)

-perchè doveva sbrinare il frigo
-AUTOCOMBUSTIONE E CONSEGUENTE CADUTA DALLE SCALE
-CONFLITTO A FUOCO CON LA GUARDIA DI FINANZA
-Duetto con Pavarotti
-Sono andato al funerale del mio struzzo Pinky
-contrasti insanabili con la professoressa di matematica
-disistima nei confronti dell’insegnante di lingue
-causa mancanza di autostima
-PARTITA A SCACCHI CON LA MORTE
-INSURREZIONE PASTICCERI
-RIUNIONE MONDIALE DELLE GIOVANI MARMOTTE
-MORTE E RESURREZIONE
-ESILIO VOLONTARIO
-esplosione nucleare dovuta a pioggia di meteoriti sulla base militare accanto a casa
-ha preso parte ad una ribellione seccessionista armata nello Xijiang
-SE GLIELO DICESSI,POI DOVREI UCCIDERLA!
-non sapevo cosa mettermi!!
-Bravata giovanile
-febbre oltre 311.15 gradi kelvin
-minacciato da strozzini
-apatia e senso di sconfitta
-IMPEGNATO NELLO SCIACALLAGGIO DOPO UN TERREMOTO
-il vento mi portava via causa magrezza
-perdita della memoria in seguito a qualcosa che ovviamente non mi ricordo
-passando davanti casa per andare a scuola, mi sono esplose le scarpe a causa di un geyser
-Campionato europeo di lancio della bresaola / Campionato nazionale del lancio della mortadella
-A letto con la preside
-libeccio / Tempesta di sabbia sahariana
-sollazzo estivo
-Dei testimoni di Geova mi hanno sbarrato la stada
-CATTIVA DIGESTIONE DELLA BRIOCHE
-riunione anarco-insurrezionalista
-SOGNI DI GLORIA
-altri impegni presi precedentemente
-Messa esoterica
-gli è caduta la testa nella spazzatura
-ero ad Atene
-Peli del petto in rivolta
-DUBBI SULLA PROPRIA SESSUALITA
-DIVORATA DA UN T-REX
-ricerca ufo / respinto invasione ufo sulla Terra
-invisibilità
-al mio risveglio la casa era circondata da un campo nomadi
-un elefante indiano bloccava il mio uscio
-incontro con Gesù
-morte del mio peluche
-occasionale desiderio di libertà
-casting film hard
-Smarrimento selva dantesca e consguente viaggio tra le male bolgie
-Pulizia bunker
-Inseguito da un giaguaro
-Fuga dalla realtà
-Cambio di Sesso
-Giudizio universale
-Apparecchio dentale incastrato nel microonde
-Cercavo la verità
-rapito e morso da un branco di vampiri
-Asportazione rene in Brasile
-invasione di nani irlandesi
-Caduta meteorite in strada che mi impediva il passaggio
-Doglie
-Mancanza di scarpe
-Morte presunta
-Uno scudo energetico intorno alla scuola mi ha impedito di raggingierla
-Mi sto preparando, con largo anticipo, alla fine del mondo
-Dovevo andare a caccia di vampiri con il nonno
-inciampato ripetutamente per strada

ero rimasto molto deluso dal sito che raccoglieva i sogni degli Italiani, mentre questo è stato una sorpresa molto positiva.... la cosa mi fa riflettere per almeno 10 secondi. Ecco fatto.


11/01/10

Amici di unghia

Venerdì ho accompagnato il mio vecchio amico ed ex-coinquilino Benny dal veterinario; purtroppo per fare il tragitto in auto sono costretto a ingabbiettarlo, ma lo tengo sulle ginocchia in modo che possa guardare fuori dal finestrino, e che io possa guardarlo; durante il viaggio di ritorno, come all'andata, non ho perso un'occasione per carezzargli un orecchio o una zampa infilando un dito fra le sbarre. Facendo questo mi sono trovato con una delle sue unghie, scoperta solo a causa della sua posizione, sotto una delle mia unghie; è un contatto corneo, profondo, vibrante. E' stato qualcosa di intenso, che sicuramente avevo già provato, ma di cui non ricordavo la bellezza primordiale; per tutto il tempo, siamo rimasti così unghia nell'unghia, mentre io approfittavo della sua retrattibilità per giocarci come con un minuscolo coltellino a molla, dentro e fuori, e a lui sembrava non dispiacere affatto; come per ogni altra cosa, un felino in genere non fa complimenti se qualcosa non gli aggrada, quindi immagino che la cosa gli risultasse piacevole quanto lo era per me. Me ne sono ricordato ancora oggi, vedendo questa immagine che PETA distribuisce ai suoi fans su FaceBook:


è vero, le più grandi gioie della vita sono le più piccole cose , come queste.


09/01/10

Sangue d'acciaio


RoboCop di P. Verhoeven (1987)
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è uno strano film che rivedo volentieri dopo decenni, ritrovandoci molta più polpa televisiva (o "blob") di quanto ricordassi, ad accomunarlo al seguente Starship Troopers (1997) rivisto poc'anzi, e la stessa formula di ultra-violenza a livelli hardgore miscelata con varie vicende a sfondo umanistico -quasi-melo- su uno sfondo fantascientifico prepotentemente artefatto; bisogna ammettere che il trucco del mondo-set nello stile gravemente Mattel del suddetto, e riprodotto anche in Total Recall funziona bene, ma qui lo scenario è una "realistica" Detroit sull'orlo del collasso, quindi tutto l'artifizio visivo si concentra sul personaggio, l'agente di polizia ridotto a un colabrodo dai cattivi e rimesso insieme in guisa di robota (lavoratore) al servizio della legge.
E' un'altra storia stuzzichevole che coinvolge un' archetipia ancora poco indagata direttamente come in questo caso, del legame tra uomo e macchina; è un film che fa uso di una violenza estremamente grafica con qualche passaggio decisamente onirico, effetti speciali di tutto rispetto e persino un tocco di genuina stop-motion "extra", ovvero, il commercial televisivo con il dinosauro che si innamora di un'auto, dopo la comparsa del mostruoso bipode meccanico, prototipo fallimentare del robo-cop, ugualmente animato a passo uno; è un tocco di stile assolutamente cinematografico, che va riconosciuto all'autore.
Il cast è decisamente lynchiano; ci ritroviamo infatti


un Miguel Ferrer paradossalmente arrivista, dopato e scopaiolo (la nemesi di Albert Rosenfield!) e persino Ray Wise, ancora troppo giovane per avere una figlia da violentare, ma non abbastanza per sfoggiare la simpatica aura di psicopatia acuta che lo caratterizza; per non parlare dei vizi nasali, che erediterà poi la giovane Laura...


Last, but not least, anzi decisamente protagonistico, è di nuovo Peter Weller, il prof-attore più famoso degli USA, che ho appena rivisto in Naked Lunch, e che dopo Buckaroo Banzai si candida ad "attore con le parti più bizzarre nella storia del cinema"; un oscar che vincerebbe sicuramente come rockstar-neurochirurgo-pilota-sperimentale, piretro/centipede-dipendente e poliziotto meccanizzato


il suo personaggio è terribilmente triste, una creatura dei profondi anni '80, e con la sua compostezza cattedratica egli riesce a infondergli un pathos accademico che sarebbe irriconoscibile ad es. in un Bruce Willis o in un Harrison Ford; sicuramente un' ottima scelta di casting.

Infine, una menzione anche per l'altro finto-commercial TV del gioco di società del futuro:


la sceneggiatura originale è firmata da un Miner e un Neumeier.

P.S.: c'è anche un goofer esclusivo: quando vediamo in soggettiva, con gli occhi elettronici di RoboCop, un tecnico che finge di avvitare il visore ai quattro angoli del quadro, possiamo notare grazie alla nostra vista potenziata che quella montata sul suo trapano non è la punta di un avvitatore, ma una comune punta del 6:


quindi, ci ha appena fatto quattro buchi in testa. E' quasi-subliminalmente irritante.

P.P.S.: ovviamente il goofer non è esclusivo.

P.P.S.: in RoboCop sento per la prima volta l'epiteto "twerp" (risalente agli anni '20) che viene banalmente reso in "idiota" dal Garzanti, ma di fatto si riferisce a colui il quale è "insignificante", "debole di mente", "spregevole", e addirittura "presuntuoso"; un altro esempio di quante cose riescono a dire gli anglofoni con una parola brevissima, e un esempio da tener presente in molte occasioni.

08/01/10

Il caso della vita frattale

Oggi per la prima volta ottengo una forma frattale di tipo cristallino; un "caso", se vogliamo, se con questo si intende che il risultato non è stato ricercato; ma non si può con questo escludere che il risultato sia stato ottenuto; "in ogni caso". Questa sera, attraverso un link "casuale" su YouTube sono sorpreso dalle meraviglie della forma tetraedrica, in grado di concentrare energia elettromagnetica: molto probabilmente non è un caso che lega la forma delle piramidi a quella dei cristalli, ma l'applicazione di conoscenze e tecnologie ancora pressoché ignote, oppure deliberatamente seppellite; comunque sia, è degno di nota il percorso dal suo punto di partenza virtuale, apparentemente casuale. Il mistero delle piramidi, come tutti i grandi misteri si risolve con la scoperta del mistero stesso, osservandolo; è la FORMA geometrica del tetraedro a "nascondere" la capacità di convogliare flussi di energia in un dato punto -corrispondente al vertice- allineandola con il polo magnetico terrestre. A partire da questo "mistero" ogni derivazione storica riguardo le civiltà dei costruttori di piramidi appare ben più misteriosa, ma con una nozione basilare di ciò di cui consiste il mistero stesso: che è da sempre il segreto più grande, la fonte di ogni mistero: la nostra ignoranza.

04/01/10

He was what I am

Un film bislacco:


Popeye di R. Altman (1980)
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dove lo scenario è da qualche parte fra Fellini e Mc Cabe and Mrs. Miller, ma ricostruito a Malta, e nella originale atmosfera di indigenza e bizzarria dipinta da Segar nelle sue strips -compresi alcuni dei personaggi più "datati" che non sopravvissero all'avvento della TV- l'esordiente Robin Williams e la filiforme Shelley Duvall imitano i loro predecessori animati (già piuttosto estranei sullo stesso scenario) cantando alcune tra le peggiori canzoni da film mai cantate, in una struttura filmica fortemente altmaniana; il che risulta in una delle opere più incomprensibili nella storia della cinematografia mondiale.


Se si trattava di un omaggio, perché non aderire perfettamente alla sfera segariana, che sicuramente nella sua saga fumettistica offre infinite occasioni per una degna messinscena del personaggio e del suo rutilante entourage, magari in uno di quei compendi filmici di cui gli Americani sono sempre più esperti, invece di ammassare il tutto in una sorta di musical circense che non può soddisfare né i bambini (perché è quanto di più lontano dal film-fumetto si possa immaginare) né gli adulti (perché alla fine è un film su Popeye)? Proprio in questa domanda è la risposta, e il significato di questo film prepotentemente altmaniano, fortemente contro, il cui messaggio viene spiattellato senza complimenti né mezzi termini, alla marinara, ed è lo stesso ripetuto dal protagonista, il suo stesso motto: "I am what I am 'coz I am what I am"....
That was Robert, the filmmaker man.
Nel cast compare anche il suo nipotino, Wesley Ivan Hurt as Swee'pea:


il poppante più gigione mai apparso sugli schermi; dicono che ora faccia l'insegnante in un liceo del Missouri, e che non si ricorda niente del film.

03/01/10

The good, the ugly and me

Ho persino sognato di Hayley Mills, una notte del millennio scorso; c'è ancora qualcosa di fiabesco in quella bambina, il cui nome è legato al personaggio disneyano di Pollyanna, ed è qualcosa che appartiene ad una persona apparentemente creata negli studi Disney, ma che di fatto è nata a Londra e incarna una bellezza ideale Anglosassone tanto rara quanto inconfondibile --penso ad es. a Robert Smith dei Cure. Qualcosa che sembra snobbare del tutto la volgare attrazione sessuale, e qua e là nel corso del tempo appare in qualche epifania commerciale con tutta l'aria di un cartoon.
Il primo film di questa notte era il Super-Classico


Frankenstein di J. Whale (1931)
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che ha dato inizio a questo percorso film-nemonico; infatti la storia di una complicità fra una bambina e un ricercato accomuna El espiritu de la colmena - dove proprio la visione di Frankenstein sconvolge la piccola protagonista - al secondo film di questa notte, esordio della giovane Hayley sugli schermi, ancora accompagnata dal papà:


(Mistery at) Tiger Bay di J. Lee Thompson (1959)
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Un film che non vedevo da una vita.
Per me è sempre più raro vedere facce simpatiche, tra tutte quelle che mi capitano dentro e fuori dagli schermi; quella per Hayley Mills (almeno a quella età) è una super-simpatia che non ricordavo nemmeno, e sono lieto di ritrovare inalterata un millennio dopo.


La differenza è che di questi tempi non posso nemmeno sospettarmi di pedofilia, dato il mio completo distacco dalle faccende mondane; ancora qui mi limito ad osservare le cose, forme date da luci ed ombre che costituiscono la magia del cinema e della sfera sensuale nella quale si esperisce quest' arte ed ogni altra cosa; la particolare simpatia per una di queste forme -che in genere non interessa esemplari della specie homo sapiens- mi rallegra ogni volta come una sorpresa del tutto inaspettata; può essere una rara particolarità a rendermi adorabili queste figure animate, anche se la popolarità della giovane diva d'altri tempi è indiscussa.
La lucentezza dei suoi capelli:


in questa inquadratura mi fa l'effetto di un cucchiaio di miele.
Quello che mi fuorvia infine è la inquietante presenza di



che ho (ri)visto solo qualche giorno fa in Midnight Lace.

01/01/10

Il gusto intenso di un grande Prop Whiskey

C'è un mistero che avvolge il primo film del 2010, precisamente in questa immagine:


Knowing di A. Proyas (2009)
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dove stranamente il protagonista non beve un whisky di gran marca che compare tra gli sponsor del film, ma un liquore del tutto fasullo, quello che in gergo si chiama prop; purtroppo non siamo riusciti a prenotare l'articolo via internet, ma ce ne occuperemo presto.
La prima sorpresa del film è che Alex Proyas, regista di The Crow e Dark City, sia in grado di sfornare cose dignitosamente dozzinali e superspettacolari come questo, che sfoggia Nicolas Cage come star (lo stesso per I, robot con Will Smith). Ma la vera stella del film, come si vedrà poi, è infinitamente meglio, e ben più meritevole di questo titolo; in fatti quello che minaccia il mondo questa volta è un super-flare solare in grado di annichilire lo strato di ozono del pianeta; le sorprese secondarie non sono molte, ma come sempre pregevolissime in quanto tali, al di là del loro effettivo valore nell'opera; ad es., il mirabile design delle astronavi, di gusto decisamente frattale, che si discosta da qualsiasi stereotipo del settore aeronavale hollywoodiano:

Warning: spoiler


oppure anche la sempre sublime presenza di "Ludovico Van" Beethoven in luogo di qualche composizione finto-classica o realmente fastidiosa; ma data la natura dell'opera in questione, la medesima scelta si può ugualmente considerare infelice. Ovvero, è sempre una buona cosa ascoltare il movimento di una sinfonia di Beethoven, ma era davvero il caso di sentirlo in questo film? Le implicazioni etico-artistiche sono infinite, e non mi interessano.
La sorpresa più grossa però arriva alla fine quando, malgrado i buoni propositi del protagonista, il super-flare raggiunge la Terra ripulendola da tutte quelle incrostazioni umane che ne minacciavano l'equilibrio:


compresa l'orribile New York City.
(Warning: spoiler)

In conclusione non è un gran film e non riserva grandi sorprese, ma si riscatta grazie a un gran bel finale quasi-a-sorpresa, che forse si discosta troppo dal canonico lieto fine per soddisfare l'Utenza, ma per una volta soddisfa questo utente. E il fatto che questo succeda il primo giorno del 2010 può essere un segnale positivo.

La miglior cosa da fare il primo giorno dell'anno

Mi sveglio alle 16.30; il silenzio è grave, e un attimo dopo è notte.
Sul set dei sogni ho detto ad una graziosa attrice di smetterla di baciarmi, e l'ho allontanata; i suoi baci erano dolci e affettuosi, ma non volevo assolutamente innamorarmi di lei. Scendendo dalla scaletta a pioli per tornare da questa parte le ho visto uno stinco nudo, il suo vaporoso abito bianco si era sollevato quel tanto da permettermi di vedere nella penombra i misteriosi caratteri tatuati lungo l'osso della gamba. L'attrice era Liv Tyler, ma il tatuaggio era evidentemente elfico! Dato che non era il set de "Il signore degli anelli" quella sorta di "goofer" mi ha divertito, e ne ho parlato con lei, scherzandoci sù prima di ritrovarmi qui a scriverlo; credo che anche lei fosse divertita, anche se non ricordo assolutamente il suo volto, in nessun istante del sogno...

Alle 17.30 del primo giorno dell'anno il silenzio è profondo, è già notte; e come si può sempre evincere da qualsiasi cosa stia scrivendo nel mio blog, sono ancora solo.
Un joint.

La seconda odissea

Strafatto, ma non troppo; è ancora soltanto questo il modo migliore per iniziare un altro anno in fondo ai cieli per il cronista del Kali Yuga Chronicles.
Sarebbe anche il modo migliore per trascorrere il resto dell'anno, ma nel tempo credo di aver trovata una misura adatta alle mie condizioni.
Sono le 8 del mattino quando rientro e mi ritrovo ancora solo a scrivere di me stesso, com'è sempre stato da che ho memoria; e la mia memoria è sempre Ora, e soltanto Qui.
E' quello che è sempre stato e sempre sarà.

E' ancora uno strano sogno in cui i miei amici piccioni rumoreggiano nel gelido vuoto esterno qui fuori; un film senza capo né coda, dove tra tutto quello che succede a tutti sembra non succedere mai nulla. E' il mondo del blog, il mondo delle parole.
E che mi piaccia o meno è ancora il mio mondo, nell' anno 2010.