13/08/10

Immagini

Ieri il mio buon amico -nonché cugino- M. si è presentato con un dono straordinario, una genuina Canon AE-1 che gli è capitata per le mani e di cui non avrebbe saputo che fare (se non venderla). Così, casualmente, si è realizzato uno dei miei più antichi desideri, che precedette anche l'anziano -quanto poco realistico- desiderio di una macchina da presa, alimentato da film dell'epoca come Apocalypse Now (Dennis Hopper), Under fire (Nick Nolte), e inserito in un mio sotto-genere personale, derivato direttamente dalla detective story che vissi durante i miei anni '30.


Questa idea della macchina, dello strumento meccanico portatile, è la medesima che in gioventù mi ossessionò -sempre attraverso l'ipnosi cinematografica- in forma di macchina mortifica, o arma da fuoco; per quanto mi riguarda non le considero come avrebbe fatto zio Sigmund, quali rappresentazioni o prolungamenti dell'organo sessuale ma come zio Carl, archetipi di natura esopsicologica, correlati ad una "tecnologia metafisica" di cui abbiamo soltanto qualche indizio nelle sue ramificazioni, derivazioni e riduzioni di tipo terricolo, comprese quelle oniriche.
Mi sono trovato un giorno lontano a considerare me stesso come "una macchina per vedere e ricordare"; questo oggetto permette entrambe le azioni attraverso quella del fotografo, a favore di una possibile utenza visuale che elude da subito i confini del "tempo"; in un certo modo, al di là di ogni possibile fattore sessuale, è un prolungamento di tutto me stesso, nella mia essenza umanoide. E' un desiderio che si avvera dopo (qualcosa come) trent'anni, quando il "prodigio fotografico" è ormai un gadget tra i più comuni e diffusi, e che grazie alla tecnologia digitale non richiede più l'ingombrante presenza del film e la conoscenza di concetti minacciosi come profondità di campo, esposizione, ISO o ASA... Quasi un'arte, ormai, a causa della perizia richiesta all'operatore analogico rispetto al digitale; una quasi-arte che conosco a malapena, alla quale mi avvicino tardi, e in contesto metereologicamente infausto.
Un dono davvero inatteso, speciale.

Ieri, tornando dal fotografo, dove ho comprata la batteria per la macchina e il mio primo rullino (Kodak Gold 200) ho incrociato un giovane dall'aria decerebrata, in costume da turista, a fianco di un suo simile; costui, verosimilmente in uno stato di coscienza alterato, alla mia vista ha esclamato "Ma allora dio esiste!"...
Il riferimento alla mia barba canuta è ovvio, lo stesso per cui la gente della strada mi ha variamente indicato in passato come babbo natale, Marx, Garibaldi o gesù cristo...
Ma questa volta l'uomo della strada non ha esitato nell'affibbiarmi l'epiteto peggiore, e questa volta ben consapevole del fatto che esso era ben udibile dal barbuto in oggetto. Ho degnato colui di uno sguardo, ma non di un commento. Che è venuto poco dopo, sottovoce, ma inequivocabile:
"Asshole."

La C21H23NO5, che ormai ogni utente di Google Chrome può identificare con un solo click del suo mouse, è una molecola amichevole le cui proprietà terapeutiche sono particolarmente apprezzabili durante la bella stagione, quando l'eccesso di muco e la circolazione sanguigna compromessa dal gelo non possono interferire sul delicato e impegnativo processo della sua metabolizzazione (ovvero, per reagire positivamente all'intossicazione). E' un ulteriore esempio di Instant Holiday efficace -ma non abbastanza economica- che in questo caso mi è necessario solo per non pensare ad una vera vacanza. Le previsioni del tempo non sono propizie, ma il tempo -si sa- è molto relativo. Molecola utile per non badare allo scenario, dicevo, ma inefficace quando una coppia di deficienti fa il karaoke sulla piazza cittadina. Per quello serve un paio di cuffie, e un film rumoroso, come quello fornito da mio cugino.

-- Quella che si dice una carneficina:

Rambo di S. Stallone (2008)
☻
☻

è una commedia ambientata nella giungla birmana, dove il tranquillo cobrista di professione John Rambo, noto nel mondo per le sue passate gesta cine-belliche, si ritrova a scortare lungo il fiume della morte una squadra di boy scout... L'incipit conradiano lascia subito spazio all'action movie, di cui Stallone si rivela buon direttore, oltreché protagonista di insuperabile bravura: nel ruolo della roccia è assolutamente credibile -- a parte qualche eventuale fluttuazione della pupilla.
La novità qui, si capisce fin dal primo sparo; tutto l'iperrealismo che finora aveva osato solo Spielberg nelle sue ricostruzioni iperrealistiche della guerra è nelle grosse mani dell'ultra-sessantenne culturista, e di un ottimo crew di make-up FX, davvero in gamba nel fare a pezzi la gente:

John Rambo stesso, benché noto nel mondo come ammazzatore, solo qui rivela tutte le sue potenzialità splatter finora malcelate:

e finalmente -forse su richiesta dell'utenza- rompe la routine del collo spezzato anziché il collo stesso, nel tradizionale intermezzo "intimo" con la vittima, strappandogli il gargarozzo colle mani (nude):

In questo macello non manca qualche atrocità explo-mockumentaria:

compresi bambini baionettati

o gettati tra le fiamme

in una sarabanda di violenza più inedita che inaudita, che avrà certamente sorpreso -in bene o in male- i guerrafondisti fans dell'uomo-arsenale per antonomasia (in Google Chrome basta evidenziare Rambo col mouse), così come chi non lo è mai stato, ma viene ugualmente preso in contropiede dalla mole quasi-jacksoniana di mutilazioni, decapitazioni e spappolamenti vari che si susseguono qui senza un vago accenno dello humour tipicamente neozelandese di Bad Taste o Braindead.
Da cui si evince che Stallone non è neozelandese.

Dunque infine Rambo, che da noi è stato ovviamente tradotto in John Rambo -avendo noi conosciuto il personaggio nell'omonimo film che in originale era First Blood (1982)- è un film horror; ma l'orrore qui tanto realisticamente rappresentato attraverso gli effetti (speciali) delle pallottole calibro 20 e delle esplosioni è quello della guerra; di ogni guerra.
Se è possibile che un messaggio si diffonda tra le masse attraverso un film, violento a tal punto da essere definito nauseating su Rottentomatoes (dove è solo al 37% fresh) è quello stesso di Peckinpah, e lo stesso del fallimentare Stone di Natural Born Killers. Il messaggio è che la violenza fa schifo; le armi, i soldati, le guerre fanno schifo, e quelli che sono considerati eroi in questo contesto non possono che fare schifo. Non mi pare che il riferimento a qualche famosissimo personaggio del cinema qui possa essere puramente casuale. Ma potrei sbagliarmi.

La scena migliore però è quella in cui la giovane attivista/missionaria dona al protagonista un piccolo ciondolo dall'aria familiare:

e lui ricambia -degnamente- con questa occhiata:

Finisce come iniziava "Rambo" nel 1982:

On the road again. Speriamo che non ricominci daccapo.
Giudizio: porno.

12/08/10

L'alieno e la cameriera

Sono pochi i punti di forza di questo franchise filmico appartenente alla triplice saga alien/ predator/alienVs.predator

AVPR: Aliens vs Predator - Requiem di C. e G. Strause (2007)
☻

girato nella dimensione hilliana di una notte perenne (come in Driver e 48 hrs.) e piovosa (come in Southern comfort, con tanto di comparse della guardia nazionale) con in più i beniamini non-terricoli dell'utenza fantascientifica, ripresi in alcuni momenti salienti della loro longeva faida intergalattica. Tra l'altro, essendo ambientato ai giorni nostri, credo che sarebbe esatto definire questo come un prequel del capostipite di Ridley Scott, anche se questo non cambia nulla; dai fatti descritti qui sembra che la saga sintetizzata in "AVPR" abbia avuto inizio prima della scoperta della razza aliena di Alien, -girato nel '79 ma ambientato nel futuro- e dopo quella della razza di Predator -girato nell'86 ma ambientato nell'allora presente....

Il primo punto di forza è nella proiezione della mostruosità in uno scenario alquanto sublunare, anche rispetto ai precedenti episodi in cui il pianeta Terra era rappresentato in modo straordinario (la foresta, l'ipogeo, la megalopoli governata dal crimine, etc.); qui siamo in uno di quei paesini country-horror dove la variante aliena -seppure ben collaudata- è sempre meritevole rispetto allo standard umanoide, e l'incontro tra il famoso alieno del film Alien e la cameriera di un fast-food è nel contempo romantico e divertente:

anche se forse lei non la pensa così...
Un altro punto a favore è la sbiancata del solito papà sicuro e rassicurante con la pila in mano durante il blackout, quando tranquillizza la figlia: "Non c'è nessun mostro qui"

e viene sminuzzato dal mostro sui due piedi. Warning: spoiler.
Altro passaggio degno di nota è l'orrendo parto, dopo il rapporto (involontario) di una paziente d'ospedale inseminata oralmente dal mostro:

anche se il buon gusto lascia a desiderare, abbiamo qui una sorta di recupero dell'idea originale (di Alien) che nel contesto più prosaico del letto d'ospedale, e con una protagonista naturalmente più dotata per questa attività -una donna col pancione-risulta paradossalmente ancor più schifiltoso. Ma ciò che è meramente schifiltoso non si può enumerare tra i punti forti di un film.
Non mi resta quindi che la nuclearizzazione finale

alert: spoiler

per un finale molto patriottico, e l'estrema eleganza del costumino da bagno di miss Hager:

che è forse il vero pilastro del film, malgrado l'indossatrice.
Giudizio: altro popcorn movie senza popcorn.

P.S.: quasi lo dimenticavo, c'è anche un avo mutante (o meglio, imbastardito) dell'alieno di Alien che fa a mazzate con quello di Predator:

proprio come dice il titolo, ed è forse la prima volta che ho avuta quella distinta impressione che è temutissima dai produttori di questi franchising: quella dei tizi in costume.

10/08/10

Alle radici della vita

Questa estate è dedicata interamente ai Signori della città;
le grandi creature che vegliano silenziosamente su di noi, colle braccia sempre aperte

i miei Fratelli Maggiori.
Essi sono i soggetti di 60 fotografie fatte con il cuore, e una macchinetta-giocattolo in prestito, regolarmente caricate su Panoramio e mappate su Google Maps/Earth.
E' probabile che non tutti gli utenti geografici e visuali del web trovino "interessanti" queste immagini; non sono molti ad avere la consapevolezza che la vita stessa in fondo al cielo esiste attraverso e grazie al regno vegetale, e che nessun predatore al mondo -compreso il temibile sapiens, predatore industriale- avrebbe di che predare, dove non ci fossimo noi erbivori...
Questa "grandezza" universale dei vegetali si manifesta con le più grandi creature esistenti, che regnano in quasi ogni angolo del globo terracqueo... compreso questo. Una simile consapevolezza non consiste del leggere parole in un libro, o in un blog, e apprendere "logicamente" un concetto; è qualcosa che potremmo definire altrimenti come "coscienza".

Nel mondo delle parole questa realtà è all'origine di un neologismo inglese, quello del tree-hugger; certo, nessuna delle definizioni enciclopediche fa riferimento all'atto fisico dell' abbracciare un albero, ma è in questa azione soltanto che si può (eventualmente) esprimere, con le nostre scimmiesche facoltà, nell'era del paradosso eco-logico.

Ovviamente il sentimento per i miei Fratelli Maggiori non è lo stesso che può suscitare una creatura animale, di nessuna specie.
E' qualcosa di Altro.
Qualcosa che direi proporzionata alla loro statura.

Come non l'ho appreso io, non mi azzarderei a insegnarlo a nessuno; perché è qualcosa che non non si impara, non si insegna, e non si capisce nemmeno, ma la gente in genere lo chiama amore.
E come tutte le cose che sono incomprensibili, anche questa sembra avere un grande significato.

05/08/10

Film del bagno pubblico

Deep End di J. Skolimovski (1970)
☻

è un film che aspettavo di vedere dai primi anni '80; un po' troppo, in effetti. Il motivo principale di questo longevo interesse era derivato dal più famoso titolo di Skolimowski, The shout (1978).

Diana Dors qui si diverte a strapazzare l'esordiente John Moulder-Brown.

Deep end non ha punto da spartire con quello; è un film ambientato in gran parte nei Newford public baths di Londra, che si trovano per l'occasione nei Bavaria Studios di Monaco.

L'idea stessa del "bagno pubblico" per me è una stranezza che mi ricorda l'infanzia e un'epoca precedente (o futura) che allora desideravo recuperare, immaginando ogni volta che facevo un bagno di dover entrare con un biglietto d'ingresso (da me abilmente composto) per avere acqua calda e biancheria; non di meno, questa strana sorta di "bagno pubblico" sembra esistere (o essere esistita) davvero in questa strana Londra tedesca, dove oltre alla piscina si può accedere a salette private in cui c'è anche una vasca da bagno...

Il film che aspettavo di vedere da trenta-e-più anni non mi è piaciuto affatto; non ci ho trovato niente di originale, stimolante o interessante, oltre appunto all'ambientazione.
La cosa migliore è il venditore di hot dog cinese

che chiede "with mustald?"
Anche la colonna sonora di Cat Stevens è a mio parere troppo invadente.
Condivido il parere del critico del Newsweek A.Cooper, citato qui: "“A pop-psych tragedy…basically pointless and shallow – a demonstration of artlessness imitating lifelessness".

E' pure vero, come afferma MorlockJeff, che questo film finto-Inglese condivide qualcosa della nouvelle vague Francese più che della new wave Inglese; ma purtroppo per me questo è lungi dall'essere un pregio. Come invece si possa descrivere questa roba come "hauntingly disturbing erotic thriller" per me è un vero, grande, inquietante mistero.
Quasi erotico.

Giudizio: poco, o niente.

04/08/10

Kikes 2 Gentiles 0

Ho sempre pensato che tra i giganti "nominali" dello star system hollywoodiano il sano americanismo di un George Lucas fosse la degna controparte dell'ebraismo assoluto di uno Spielberg...
Questa sera scopro che la sig.ra Lucas da signorina si chiamava -nientemeno che- Bomberger; nome qui definito originariamente ashkenazic. E dunque, seguendo la millenaria linea uterina, il figlio che anagraficamente è un Lucas, geneticamente è un Bomberger; con il mitocondrio (V.) - lo sappiamo- non si scherza...

Ecco allora i due giganti dello star system: un ebreo di nome e di fatto e l'altro, solo di fatto.
I nomi vanno e vengono, soprattutto a Hollywood. Il DNA resta. Anche a Hollywood.

Realtà bentonica

Ancora, su ciò che definisco "falso", e nella apparente assenza di qualsiasi "vero" è l'unica realtà accessibile dall'utenza; la multidimensionalità dell'essere che qui e ora è "umano" è un argomento da esperti, da meditatori trascendentalisti; il fatto che del medesimo "spazio" partecipino forme dell'essere disparate che occupano differenti densità del cosmo è pressoché ignoto fuori dall'ambito della fantascienza e dell'occulto.

A mio parere la falsa-logica scolastica ci impedisce di osservare anche dei paradossi evidenti, che accidentalmente riguardano l'esopolitica terrestre, come il fatto che si spendano miliardi di dollari ogni anno per le imprese spaziali mentre i mari restano tutt'ora inesplorati per un buon 99%*.
Non affermo il contrario, ma pongo il quesito più ovvio: c'è un buon motivo per questo? Non avremmo motivi altrettanto e ancor più validi del girare filmini nel deserto o dello scoprire basi lunari da mantenere segrete, ricercando qualcosina su quei 3/4 del nostro pianeta di cui nessuno sa Niente?

Uno dei più famosi e antichi avvistamenti di oggetti subacquei non identificati è quello di Cristoforo Colombo; ne abbiamo sentito parlare poco, da allora.
Uno dei più straordinari è descritto nella cronaca dell'epoca riportata da Fort nel XXI capitolo del suo Book of the damned :
"singular phenomenon" that was seen by Capt. Gabe, of the Danish East Asiatic Co.'s steamship Bintang. At 3 a.m., June 10, 1909, while sailing through the Straits of Malacca, Captain Gabe saw a vast revolving wheel of light, flat upon the water -- "long arms issuing from the center around which the whole system appeared to rotate." So vast was the appearance that only half of it could be seen at a time, the center lying near the horizon."

Non abbiamo nemmeno una idea delle dimensioni di ciò che NON conosciamo; che sono enormemente maggiori di tutto ciò che conosciamo, pur restando con i piedi per terra; non voglio nemmeno azzardare un passo oltre questi confini. Siamo già in alto mare.





*) le più recenti stime "scientifiche" si aggirano sul 90%; ma sono soltanto numeri

Random post

Per qualche motivo, mi è tornato in mente il dialogo tra Dennis Hopper e Christopher Walken in True romance; dove Tarantino fa parlare il personaggio Hopper della storia dell'invasione dei Mori in Sicilia per concludere alla fine che il personaggio di Walken -il siculo-americano Vincenzo Coccotti- erede di una schiatta di sangue misto, è un bastardo. E dicendo questo, lo scaltro copper americano si fuma la sua ultima sigaretta in pace, prima che Vinnie gli scarichi addosso il caricatore con il fare sbrigativo tipico di Walken che fa il gangster...

Gli americani, pensavo.
Non in particolare Tarantino: "La madre ebrea, Connie McHugh, è un'infermiera di 16 anni, di origini per metà irlandesi e per metà Cherokee; il padre, Tony Tarantino, che Quentin non ha mai conosciuto perché la madre si separa da lui mentre è ancora incinta, è un italoamericano di ventuno anni"... (Wikipedia)

Non questo americano in particolare, ma TUTTI gli americani. COSA significa "americano"? Che vive nel continente americano, e ovviamente nel Nord America, e in part. negli USA; ben sapendo chi ci viveva, prima che fossero sterminati dagli invasori bianchi.

Conosciamo la storia degli USA, come la nostra, e quella del mondo intero, attraverso le guerre che ci raccontano i libri, e wikipedia; ma tra una guerra e l'altra, e persino durante le guerre, si sono fatte altre cose. Ad esempio, gli uomini hanno continuato imperterriti ad accoppiarsi con le donne (persino in guerra!) e raramente -come nel caso di Tarantino- i "nativi americani" (nome non meno ambiguo e stupido di indiani) sono stati coinvolti... Ma gli U.S. oggi sono fittamente popolati di terricoli bianchi -la razza dominante- le cui origini sono, secondo il gergo antropologico, random. Cosa può essere il risultato di qualcosa cucinato in un melting pot multietnico per secoli? Lo vediamo, sono gli americani; compreso Tarantino.
Non gli americani finti (come se ne esistessero di veri) del cinema, quelli inventati e venduti per veri all'utenza attraverso i "divi di Hollywood" e lo star system dai nazi-tycoons; gli americani di ogni giorno, quelli che intervista la troupe di Lynch sotto il portichetto e all'angolo della strada nell' Interview project. Lo vediamo, non è gente felice.

Le origini e il cognome della nonna di George Washington non sono noti; questa minima nozione su un padre fondatore degli USA può bastarci per avere un'idea dei fatti, che in ogni caso non conosceremmo mai con assoluta certezza.

L'unico americano che abbia conosciuto di persona era mr. Wilcox -R.I.P.- il quale aveva impalmata la figlia dell'anzianissima vicina di casa, che era amica d'infanzia di mio padre.
Un simpaticone, un bonaccione, che raccontava barzellette che non facevano assolutamente ridere. Un americano medio. Che ha sposata un'italiana, nata in Italia.
Non so per quale motivo, ma questa è l'unico cittadino degli USA che io abbia mai conosciuto di persona in vita mia. Se fumassi ancora sigarette, e se un avvocato mafioso di origini americane stesse per farmi saltare le cervella, in questo momento fumerei la mia sigaretta, come nei film, e poi non avrei nessuna esitazione nel dirgli le cose come stanno, alla fine del mio post: you are random people.

02/08/10

Quentino in the movies

My best friend's birthday di Q.Tarantino (1987)
☻

Questa è una conferma (dopo Human Highway) del fatto che non tutti i titoli proposti da ShockCinema sono in effetti dei film; l'esordio amatoriale E incompiuto (69') di Tarantino è ben poca cosa, in ogni senso, e tutto quello che se ne evince è che l'autore ama la musica vintage, i piedi delle donne, il cinema trash

e la cocaina.
Pure, come fa notare l'utenza su IMDB, benché questa roba a costo zero -ma di qualità inferiore- sia cinematograficamente nulla, ci sono abbastanza elementi per riconoscere la tarantinità del materiale: i tipici dialoghi-fiume alla coca, che inevitabilmente parlano di rock e/o cinema, e qui coinvolgono la semi-icona

Allen Garfield; le canzonette d'epoca a tutto volume e qualcuno che le balla, il taglio rockabilly...

e c'è perfino il (ridicolo, ma con la pretesa di essere comico) kung-fu... Chi mai dubiterebbe del fatto che questo filmino è di Tarantino? Non è roba di cui andare fieri, ma è interessante notare come quattro elementi possano bastare a Q.T. per delineare i suoi confini cinematici, malgrado il "film" stesso, che non è "da dimenticare" ma sarà difficile da ricordare.
Se c'è una cosa buona in questo film è anche l'unica che Tarantino non ha più usato da allora: il bianconero.

E quel gesto è solo un atteggiamento da marruso, o è uno dei motivi del successo travolgente di Quentin?

Interamente visibile su Youtube:



Giudizio: trasshhh!

Macchine che corrono

Fra The rage (1977) e The brood (1979) viene questo

Fast company di D. Cronenberg (1979)

che in senso strettamente cinematografico non è un film dell'orrore; nondimeno, evito la fatica di passare 92' a skippare ad ogni pie' sospinto, e invece di una recensione del film mi limito ad annotare che qui si trattano principalmente due proverbiali argomenti come

donne

e motori, con ciò che ne consegue... e che al blogger potrebbe interessare di meno solo se il nome dell'autore non fosse tanto famoso. Una volta constatato è una storia di corse in macchina

e di gente che corre in macchina, considero concluso il mio compito di blogger cinefilo, annotando la presenza di due facce da cinema:

William Smith e John Saxon. Questo è quanto.

L'orrore della vecchiaia

Leggendo qua e là tra sull'internet le recensioni di

The bride of Frank di S. Ballot (1996)
☻

nel tempo mi sono convinto che non solo fosse un film, ma che fosse uno di quelli da vedere.
Ovviamente, mi sbagliavo in entrambi i casi. TBOF è una roba artigianale che, malgrado un budget visibilmente prossimo allo zero, è riuscita malissimo, e l'unico messaggio che se ne potrebbe ricavare è che la vecchiaia è una gran brutta cosa, e che faremmo meglio a evitarla.

A differenza dei film di Andersson, qui l'imbarazzo è tutto dello spettatore, che si trova ad assistere a questo triste, ma brutto spettacolo demenziale dove un protagonista prostrato sotto il peso degli anni, che a stento riesce a leggere e pronunciare le battute, è vittima delle maldicenze altrui e occasionale carnefice di bimbette incaute o casalinghe vogliose

Purtroppo anche gli intermezzi horror sono estremamente ridicoli, e su tutto incombe la totale incapacità del regista e l'altissimo livello di amatorialità del cast.

Chi ci sia dietro questo mucchietto di immondizia filmica lo possiamo intuire:

ma qualche nome ci insospettisce:

...
Dagli outtakes finali constatiamo che qualcuno sul set si è divertito molto più del pubblico:

Questo è uno dei rari esempi documentati di ROFL.

Infine, c'è qualcosa di buono anche qui, caso raro, un film dell'orrore dove nessun animale -neanche finto- viene ammazzato, mentre gli a-mici di Frank hanno tutti un nome:


5 bellissimi 5, ma non bastano a giustificare tutto il resto.

Giudizio: deprecabile.

01/08/10

Jack Who

Dopo l'inverecondo Adventureland di oggi, questa sera un documentario:

I don't know Jack di C. Leavens (2002)
☻
☻
☻

che è piuttosto avaro di sequenze inedite, ma è ricco di aneddoti narrati da amici, parenti e colleghi di Jack Nance, a partire dal massimo artefice di questo mito di celluloide, David Lynch, intervistato nella sua Loggia personale:

dalla sua ex-moglie -e parrucchiera artistica sul set di Eraserhead- Catherine Case:

e dal capo della gang in Velluto Blu, Dennis Hopper:

Malgrado sia tutto interessante, in questo documentario c'è una scena madre; è il racconto di


Bobby Logan, regista (per così dire) che lo diresse in Meatballs 4, e con il quale ha condivisa un'esperienza che sembra la trama di un telefilm Twilight Zone, non perché ci sia un elemento fantastico ma perché ancora una volta il "fato" cosiddetto si conferma inarrivabile nella crudeltà dei suoi giochi.

Jack Nance aveva "una doppia personalità"; era un alcolista; era un "gentiluomo" ed era "ossessionato dai demoni". Un personaggio lunatico. Di lui non sappiamo ancora niente, dopo questo documentario da 90', e del resto il titolo lo dice chiaro. Tutto quello che sappiamo, è che nessun altro avrebbe potuto interpretarlo; non avremmo avuto Eraserhead senza di lui, e persino Twin Peaks, con i suoi 1000 personaggi, non sarebbe stato lo stesso senza Pete Martell.
Credo che alla fine l'unsolved homicide fosse l'unica fine degna di questo unsolved character.

Una cosa à la Lynch