08/12/09

Mistery of the Maya

Il fatto che nella mia personale concezione escatologica -così come, stranamente, nella Tradizione esoterica- il così detto "altro mondo" sia assimilato ad un "altro mondo" (o pianeta, o universo, o dimensione) mi porta a considerare la questione che ruota attorno alla figura del sarcofago di K'inich Janaab' Pakal:


dal documentario Imax "Mistery of the maya".

La questione al momento è dibattuta fra i paradigmi dell'archeologia tradizionale e le ipotesi degli studiosi delle nuove scienze "pseudoarcheologiche", sorte alla luce di prove schiaccianti sull' esistenza di intelligenze non-terricole che hanno partecipato in maniera talvolta determinante dell'umanità e della sua Storia in fondo ai cieli, ad es. "paleoastronautica" e "clipeologia":
1) il bassorilievo raffigura Pacal nel suo viaggio verso l'Altro Mondo (Xibalba)?
2) il bassorilievo raffigura Pacal nel suo viaggio verso un altro mondo?
La risposta, piuttosto ovvia dal mio punto di vista è: sì.
Una tale conoscenza del percorso escatologico -paragonabile a quella degli altri costruttori di piramidi, gli Egizi- dell'uomo porta a ri-considerare gli aspetti apparentemente crudeli e addirittura folli dei Maya, con i loro riti sanguinari e le loro esecuzioni di massa, e quindi la loro inspiegabile simpatia per il decesso, un desiderio di morte che agli occhi dei moderni Occidentali (ma non solo dei moderni) è più o meno totalmente incomprensibile. Riguardo il reperto particolare, abbiamo una sola certezza: che la famosa incisione, qualsiasi cosa rappresenti, appare sul coperchio del sarcofago reale, ovvero: che è direttamente correlata alla morte del re, e alla realtà che secondo la tradizione Maya lo avrebbe interessato a partire dal suo trapasso. Almeno su questo punto non possiamo avere dubbi; come racconta il documentario, l'archeologo Messicano Alberto Ruz Lhuiller ha fatte asportare le centinaia di tonnellate di roccia che sigillavano il condotto verso la camera funeraria, e sollevato l'immane coperchio ci ha trovato uno scheletro dall'aria regale. Se queste caratteristiche del ritrovamento possono bastare agli studiosi per stabilire che si tratta della tomba di Pacal il Grande, la raffigurazione del suo contenuto basta allo scrittore per sapere cosa stava facendo colui al momento della sepoltura del suo pondo casso: se ne stava andando molto, molto lontano da Qui, e Ora.

06/12/09

Non si vive di soli circenses

A proposito della sete di sangue & sesso dell'Utenza:


Eastern promises di D.Cronenberg (2007)
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dove il muscoloso Viggo Mortensen, vestito solo dei suoi molti tatuaggi affronta a mani nude -anche quelle- due killer della Vory v Zakone armati di roncola, e piuttosto prevedibilmente li stermina, pur facendosi affettare quanto basta per soddisfare l'occhio.
Ci sono anche due gole ben tagliate, in questo film:


e dobbiamo dire che in generale l'opera di una vecchia volpe come Cronenberg rende queste, che sono quisquilie rispetto ad uno splatter medio, con molta più efficacia di ogni splatter medio. Il motivo qui però mi sfugge: perché mostrare tutta questa violenza istituzionale, professionale, quella della mafia, con i suoi padrini e i suoi infiltrati, le sue gerarchie e i suoi giochi-di-potere, con tutta questa bravura horrorifica che tutti riconosciamo all'autore Canadese, e al suo cast Internation-All-Star? (Compreso Jerzy Skolimowski!)
Il tema della violenza a cui si dedica ora Cronenberg, che abbiamo visto affrontato con una certa originalità nel precedente History of violence (mi pare che trattasse proprio questo argomento) e con lo stesso assassino poco redento e fin troppo identificabile nell' eroe fantasy, qui si svolge a partire da una possibile realtà metropolitana comune, quella delle quattordicenni Baltiche a Londra che vengono drogate, stuprate e poi mandate a battere malgrado il loro stato interessante, e ne fa un caso umano, e internazionale, tale da giustificare gole tagliate, nudi maschili e fendenti di roncola, ma non tutti i 100' della visione. Sono certo che esistono molte più quattordicenni Baltiche a Londra che vengono drogate, stuprate e poi mandate a battere malgrado il loro stato interessante di quante se ne possano immaginare, ma un film di David Cronenberg


con Viggo Mortensen e Vincent Cassel che fanno i killer della mafia russa NON è quel genere di film che mi può fare riflettere seriamente su questa possibile realtà metropolitana.
Nemmeno se c'è (ancora!) Naomi Watts che fa l'infermiera, e parla Inglese invece che Americano.
Non lo so, forse Cronenberg s'è fatto troppo sofisticato per i miei gusti, ma continuo a preferire Videodrome.

05/12/09

They shoot horses, don't they?

Dopo l'accattivante Funny games, questa sera tocca a


Les temp des loup (2002)
☻

dello stesso Haneke.
In questo film un cavallo viene sgozzato. Sappiamo benissimo che esistono macellerie qui, come temo in tutta Europa, che vendono carne equina; dunque, come per il più recente film Italiano in cui viene ucciso un toro (e di cui non ricordo il titolo) il problema etico non si pone a livello sociologico, o culturale; nessuno può impedire ad un regista di riprendere l'uccisione di una magnifica creatura, fintanto che queste vengono trucidate quotidianamente e in massa, per dare la bistecchina al bambino che deve crescere e ha bisogno del ferro. Il problema si pone a livello spirituale; pertanto, nessuno può impedire che il film venga girato, e nessuno impedisce poi che venga distribuito; in questo modo il vegetariano convinto si trova a vedere qualcosa che mai avrebbe voluto vedere; e non la vede, se come me si copre gli occhi per due minuti.

Io personalmente non mi pongo il problema se sia giusto o meno mostrare al pubblico l'uccisione di una creatura qualsiasi; il problema è che la gente intorno a me si mangia conigli, polli, anatre, pesci, mucche, cavalli, asini, cervi, maiali, capre, pecore, e qualsiasi altra creatura che abbia la sventura di condividere il loro habitat; fatti nascere, allevati, ben nutriti per poi essere mangiati. E in generale questa gente fa prima uccidere le creature da mangiare da qualcun altro, che poi le dissangua, le spella, le taglia a pezzi e fettine e tutti sono contenti. Ma tutto ciò è sottinteso, è l'entimema oscuro dell'industria della morte che è "l'allevamento". Oggi non si parla più di "uccidere", ma nemmeno di "fare uccidere", la gente si trova pezzi di roba da mangiare in una confezione di plastica, non sembra nemmeno possibile che siano appartenuti ad un essere vivente. Come si dice, occhio non vede....


QUESTO, dunque, è il problema dal mio punto di vista, quello del vegetariano. Mi è capitato di vedere questa scena, e ho intuito abbastanza rapidamente che la storia del cavallo -dopo essersi beccata una fucilata in testa- non poteva certo finire a tarallucci e vino; abbastanza, per evitare l'ulteriore ferita (non solo del mio animo) della lama pronta ad entrare nella gola, subito dopo la sua entrata in scena; ho chiuso gli occhi. Istintivamente, immediatamente. Solo l'audio mi ha suggerito il momento buono per riaprirli. Io NON POSSO proprio più vedere una roba simile, dopo l'Inferno visto in Earthlings; ma io non posso nemmeno immaginare di uccidere qualcosa che al contrario vorrei tanto baciare ed abbracciare; per me questo vale per gli equini come per i bovini, gli ovini, i caprini, i roditori, gli uccelli e qualsiasi altra sorta di essere catalogato e regolarmente divorato nel mondo delle parole. Qui, e Ora.

Così, chiarito il mio punto-di-vista, posso anche terminare la mia serata critica dicendo che il film di Haneke è alquanto tedioso; inizialmente curioso, ma ben presto piatto; fino a quell'orribile scena, che per l' aspirante Gulliver -come me- è financo peggiore di uno snuff movie. Almeno quelli non li ho mai visti prima. Se l'industria dell'intrattenimento - che sia considerato "d'autore" o meno, deve tornare a servire panem et circenses all'Utenza multimediale, per placare la sua sete di sangue repressa, posso accettare che l'uccisione di qualsiasi altra creatura legalmente ammazzabile e mangiabile da queste genti sia anche filmata e che gli venga poi riproposta -possibilmente, subito dopo i pasti; ma dal momento che non ho mai visto uno snuff, e che la tradizione circense dell'Impero prevedeva anche la presenza di creature umane sulla scena, la prossima volta preferirei vedere un attore, uno sceneggiatore, un produttore, o almeno un assistente regista al posto del nobile destriero.

Per quanto mi riguarda non c'è film, o attività artistica o tecnologica, o scientifica, e in generale non esiste alcuna possibile giustificazione valida per l'uccisione di un animale, di nessun genere; tranne per quello che -volente o nolente- è in grado di leggere, di scrivere e/o guardare i film.

04/12/09

Di male in peggio

O "i giochetti crudeli del fato".
E certo, il fato non esiste; ma non è passata una settimana, da che vedevo i miei "sogni filmici" finiti... in un altro sogno, apertamente e anche piuttosto volgarmente onirico, come quello di Science of sleep; questa sera, per colmare la misura, mi vedo un remake a mia insaputa; un film che ho pescato innocentemente dal Torrent dov'era classificato come horror.

Funny Games U.S. di M. Haneke (2005)
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non è un film horror; tutt'altro. E' un thrilling giocato esclusivamente sulla tensione emotiva, sul pathos; nel film vengono trucidati una coppia di adulti, il loro bambino e il loro cane, sugli scenari idilliaci della loro casetta di campagna; ma non assistiamo ad una sola uccisione -se non "indirettamente", attraverso l'audio- e il tutto avviene alla luce del sole, oppure, nella calda atmosfera del salotto, abat-jour e TV accese. Niente luoghi sinistri e squallidi, come quelli che mi hanno propinato ieri con Hurt (che ho evitato di menzionare) per creare un disagio sociologico -- di fronte al quale poi ogni conseguenza horrorifica sembra ovvia e banale. E soprattutto, niente sinistri figuri, uomini con cappello e impermeabile, uomini mascherati o mostri deformi; Funny Games è la famosa scena di Cary Grant / Kaplan nel campo di grano (in North by Northwest) portata alle estreme conseguenze -- qualcosa come 40 anni dopo. Non soltanto gli scenari sono agli antipodi di quelli del genere (ma questo non è più un caso unico, o raro, oggidì) ma anche gli assassini sono due giovani adulti eleganti, biondi, ben azzimati e d'eloquio forbito.


Che siano tossicomani -come asserisce uno di loro- o che siano gay -che si lascia intendere dai loro modi eccessivamente affettati- non abbiamo alcuna prova per dimostrarlo; portano sempre i guanti bianchi, e non dicono una sola parolaccia, a parte "Butthead" (inteso però come personaggio televisivo). Al contrario, sappiamo bene che sono assassini-a-sangue-freddo; ma questo contrasta fino alla fine con il loro comportamento e con il loro aspetto perbene. Non possiamo liquidare Funny Games U.S. -perlomeno, non l'idea filmica, o l'onda scaturita dall'originale Tedesco, che purtroppo mi manca- come semplice remake, per almeno due motivi. Nel bel mezzo di un climax piuttosto denso, l'assassino che ha già sfondata la quarta parete con il suo solito aplomb glaciale arriva al trucco citazionistico (Click) e impedisce l'uccisione del suo complice riavvolgendo il film stesso; è la trovata meno felice -tanto che si infrange la regola dell'uccisione fuori scena, solo per poi "rimediare" con l'artificio elettronico-, ma è anche la più esplicita e quindi forse l'unica comprensibile per l'utenza televisiva e telecomandante.


warning: spoiler!

E' la rottura della Quinta Parete, quando il personaggio interviene direttamente sulla struttura filmica con l'aiuto di uno strumento di comando universalmente riconosciuto; e questa volta perlomeno non è una trovata che deve sostenere tutto un film, ma all'interno di un film il cui jeu-de-massacre è aperto fin dal titolo, e a differenza degli stupidi giochetti mortali proposti dall'assassino, funny.

Così, ci chiediamo, ora che il trucco è svelato al di là di ogni ragionevole dubbio, quando è ormai certo che Funny Games è un gioco, oppure "soltanto un film", quella stessa formula di paradossi visivi, di ottimi attori ben diretti, quella tensione emotiva che chiamano pathos, basata su quegli stessi trucchetti, funzionerà ancora? Ma non c'è modo di saperlo, il film finisce proprio quando il tutto sta per venir messo in scena di nuovo; altra casetta di campagna, altra famiglia borghese, altri giochi e altro film -che non vedremo. Dunque, divertente. Very dark, e abbastanza poco Americano, o forse abbastanza Tedesco da sostenere tutta l'americanità dell'operazione, avvalendosi della stessa come complice involontaria.

Le dolenti note, e il secondo motivo per cui IO non posso fare a meno di essere mio malgrado interessato da questo film, riguardano ovviamente un altro "sogno", e sempre -guarda caso- il mio personale, che progettavo di mettere in scena una tale situazione d'assedio e violenza assolutamente gratuita (compreso lo scotch marrone alle caviglie) con i miei più fatidici e sofisticati elementi di contrasto, fino ad un finale che non avrebbe nulla da invidiare a My name is Bruce, o No Land for old men. Il titolo di lavorazione era "Miniatures", datato ufficialmente 1991. Questa volta lo spoling messo in scena da Haneke contro i miei sogni stagionati non raggiunge la profondità della stop-motion superflua di Gondry, ma è ancora sufficiente a ferire il mio orgoglio cinematografico, e a farmi pesare le catene di Rivoluzionario del Cinema costretto al giogo della scrittura elettronica. Alla violenza della stasi.

Ora come non mai, mi rendo conto che soltanto una valigia piena di denaro, e non di tritolo, è la via di uscita più sicura, per morire ogni giorno di questa vita con la dignità che si merita il Gioco, attraverso l'idealizzazione del film.
Spero di trovarne una sulla mia strada, domani.

P.S.: dai commenti su IMDB intuisco che il film è una riproduzione esatta dell'originale Funny Games del 1997, "frame by frame"; se questo corrisponde a verità, la "rivelazione" del telecomando passa da "citazione" a trovata che da sola è in grado di reggere un film; o perlomeno, una commedia Americana

Una data storica

Venerdì 4 Dicembre; durante una delle sue escursioni psiconautiche nella dimensione frattale, l' anziano bambino noto come Jasper L. Thompson incappa in una forma estremamente familiare:



Arrivato a questo punto, potendomi definire senza ombra di dubbio "creatore di frattali", voglio fare una lista di tutte quelle forme di cui ho potuta riconoscere una corrispondenza nell'Ordine Naturale delle cose (o kosmos):
- forme concentriche (il sasso nell'acqua)
- forme sinusoidali e paraboliche (onde, d'acqua o elettromagnetiche, fiamme...)
- forme ramificate (alberi, fiumi, fulmini... uomini e animali)
- forme statiche (sfera: pianeta, stella, bolla d'acqua...)
- forme cellulari (sfere concentriche e variabili)
- forme lineari (cilindriche, o insiemi allungati: alberi, piante, fiori, peli, capelli...)
- forme organiche irregolari (organi interni e tessuti)
- forme organiche regolari (in cui si ripete una sequenza: foglie, conchiglie, fiori, spina dorsale...)
- forme irregolari composte (nuvole, nebulose, montagne, terreni...)
- forme spirali (gorgo, conchiglia, DNA)

Le prime forme riconoscibili del mondo naturale ottenute con il software Apophysis 2.8 3D-hack si sono rivelate essere anche le più primitive del regno animale, le più semplici strutture multicellulari marine, conosciute come celenterati: possiamo ad es. riconoscere diverse strutture assimilabili ad una fase qualsiasi dell'intero ciclo vitale delle meduse; tra tutte sono queste le creature più "eteree" -tant'è che sono trasparenti- e in questa loro qualità osserviamo il passaggio artificiale percorso nella mia ricerca tra le forme frattali, alla forma più grossolana, alla ricerca di "sostanze" che derivano dall'incidenza di una fonte luminosa su una superficie mutevole; come per la struttura ossea, che accomuna mammiferi, rettili e pesci (ed è pure facilmente riprodotta nella geometria frattale) queste variazioni della incidenza di un raggio luminoso virtuale sulle superfici permette di replicare ad es. la texture della roccia, della carne, della corteccia, etc., e quindi di ricreare anche la consistenza dell'elemento idrico, igneo, gassoso, con una infinita varietà di sfumature anche nella solidità di pietre, cristalli, metalli, vetro, etc., etc., etc.

Com'è evidente in queste osservazioni, per chi utilizza quotidianamente questo software -o simili- per la creazione di "fractal art" non è impresa ardua riconoscere come la così detta Manifestazione (che si consideri realtà, o illusione materiale) sia de facto una espressione geometrica frattale, una struttura multi-dimensionale che ha luogo Qui e Ora, all'interno di una sfera chiamata "tempo", in cui siamo continuamente sottoposti ad EFFETTI OTTICI.
La geometria frattale, che non sembrerebbe avere applicazioni migliori di quelle artistiche, per il momento, è il "principio logico" -più precisamente, matematico- che si coniuga con la meccanica quantistica nella disperata corsa alla Verità della logosfera Cattolica verso l'unica fonte accessibile, quella Tradizionale, Esoterica, e quindi Orientale; è la prevedibile reazione del pensiero umano sottoposto a millenni di barbariche menzogne, di schiavitù mentale e fisica; questo "riconoscimento" di quella realtà "fisica" di cui tutti partecipiamo nella sua Relatività più maiuscola e più comprensibile, come di una "visione olografica", avviene non per caso nell' epoca della Crisi Ecologica; ora possiamo vedere come la più sofisticata espressione della scienza matematica corrisponde alle più semplici forme esistenti in natura, ognuna e tutte; nelle forme frattali troviamo il Principio che accomuna l'uomo al Cosmo, così come le volute delle sue cervella alle nuvole, le sue vene ai fiumi della Terra, le sue ossa agli steli di una pianta... Per quanto ignota l'origine, per quanto incerto lo scopo, e del tutto sconosciuta la mèta finale, la nostra puerile coscienza in questo stato delle cose si rafforza di questa nozione elementare e super-sofisticata, che tutto è riconducibile ad Uno, e che ogni sua riproduzione, o ri-creazione, corrisponde ad ognuna e tutte le forme conosciute; ne abbiamo la certezza MATEMATICA.

Possiamo dunque riconoscere l'Uno, e anche in questa occasione non mi sembra proprio il caso di rispolverare quell' odioso, meschino archetipo della moderna tradizione nostrana; in un blog, ci limiteremo a riconoscere che questo Uno NON E' Zero.

Spambacking

Uno dei miei esercizi di Inglese preferiti è sempre stato quello di rispondere allo spam; come nei miei precedenti diari, incollo qui la copia dell'ennesimo messaggio con tentativo di pacco:


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Original message:

David Thorburn
Chief Operating Officer,
Clydesdale Bank.
E-mail :davidthorburn26@yahoo.com.hk

Greetings,

I am David Thorburn Chief Operating Officer, Clydesdale Bank. I am getting in
touch with you regarding the estate of a deceased client with similar last name
and an investment placed under our banks management 8 years ago. I believe
would be of interest to you.In 2000, the subject matter; came to our bank to
engage in business discussions with our private banking division. He informed
us that he had a financial portfolio of fifty million united states dollars
($50,000,000,00).i want you to stand as the bona-fide next of kin to the
desease.

My proposal; you share the same surname With our late client; We share the
proceeds 50% for me, 50% for you Should you be interested i shall provide you
with more details of this transaction.

I await your response.
davidthorburn26@yahoo.com.hk
Regards,
David Thorburn
_________________________________________________________________________________

THE ANSWER:

Dave,

possibly i share the same surname of your late client, but we are so many in this world!
Try again.

Faithfully yours,
Theodor B. Undisclosed-Recipients, Jr.

P.S.: DORK

02/12/09

Effetti ottici

Questa sera, il bel documentario di Discovery Channel, dedicato a Nostro Padre:


Secret of the Sun (2007)

non ci rivela nessun "segreto" sulle abitudini dell' Astro, ma ci fa riflettere sul fenomeno chiamato "eclissi": che allineato ad esso, rispetto all'Utenza solare terricola, la Luna appare quasi esattamente delle stesse dimensioni.


Neppure questo è un "segreto", o un "mistero", è una nozione astronomica piuttosto nota, ma, non avendone mai avuta notizia in questi termini non l'ho mai degnata di considerazione, così come in passato non ho mai considerata la "divinità" Solare -- cosa che la maggioranza dei terricoli continua a non fare.

Le dimensioni dei due corpi celesti appaiono talmente simili che dal fondo del cielo possiamo vedere soltanto la Corona del Sole che circonda la Luna; sappiamo che Sole e Luna non sono neanche minimamente simili, la luna è un sassolino rispetto alla Terra, e la Terra (12.760 Km di diametro) sta al Sole (1.399. 858 km) come la sfera di una penna rispetto ad un pallone da spiaggia...


In questo quadro, la Luna non è nemmeno visibile; ma nel magico momento dell'eclissi oscura completamente il disco Solare; è il più grande effetto ottico che si possa vedere da quaggiù; è una illusione. Che potrebbe avere qualche relazione con la possibile artificialità del "nostro" satellite, ma che in ogni caso questa sera mi appare improvvisamente molto più interessante di un "semplice" fenomeno astrale, rivelandosi appunto come "trucco", i cui unici spettatori interessati siamo noi.

Occhi di serpenti

Non c'è niente da dire, assolutamente niente di interessante nemmeno in questo terribilissimo, esecrabile

Already Dead di J. Otting (2007)

(scaricato per l'omonimia del tutto casuale con la canzone di Beck), a parte questo:

(Christopher Plummer)

01/12/09

Messaggeri di morte

Credo che questa roba:


Angels and demons di R.Howard (2008)

che è anche l'unico film a farci immedesimare nei panni del protone dentro il sincrotrone, sia in assoluto quello che mi rende più fiero della mia ricca vita multimediale pirata.
Tutto ciò che insegna di utile e di vero, in 138', è una delle più misere nozioni contenute nel ciclopico The Two Babylons di A. Hislop: che la festa di "Natale" è un relitto di quella pre-cristiana, del Natalis Solis Invicti. Angels and Demons, tratto da un best-seller di Dan Brown, è un film scritto da un Koepp e da un Goldsman. E l'ultima cosa che voglio -anzi, che vorrei- scrivere a proposito, è il commento dell'Utenza Americana, sempre da IMDB: "Needless to say I left the theater pleased at the movie in it's entirety".
Parafrasando Kurtz: "L'orrore...."

27/11/09

The Bruce is back

Mentre "Evil dead IV" è in lavorazione, mi vedo l'ultima fatica registica del suo interprete:


My name is Bruce di B. Campbell (2007)
☻☻

che si beve allegramente una bottiglietta di piscio e se ne compiace; e si beve anche la bumba che aveva riservata al suo unico amico, il suo cane:


e quando si accorge di avere di fronte un vero demone -forse non per caso importato dalla Cina- se la dà a gambe


sparando all'impazzata contro i rednecks che lo seguono...

My name is Bruce è una Americanata maiuscola con tanto di intermezzi country, e infarcita di battutacce ruspanti, con poche trovate davvero divertenti, come il correttore ufficiale del cartello cittadino di Gold Lick che muore nell'adempimento del proprio dovere:


e poco altro; ma la simpatia del protagonista per me è stata sufficiente per sorridere durante tutti gli 86' (e il motivo per cui l'ho pescato dal torrent) del film, che infine si rivela film-nel-film durante la visione dei giornalieri, e con il suggerimento dello stesso poco eroico regista ci offre il più lieto Happy Ending della storia del cinema, con tanto di chromakee di Aspen sullo sfondo:


Il miglior falso-finale che ricordi (warning: spoiler) solo un po' spoilerato da quello vero. Ma anche quello è prevedibilmente simpatico. Ecco, la qualità rara di questo film, che in quanto tale è grezzo e claudicante, ma è simpatico; una dote rara anche nel magico mondo del cinema.

La frangetta di Bruce

Non riesco a credere che questa roba


The evil dead di S. Raimi (1981)
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abbia spaventato uno spettatore maggiorenne e vaccinato, quando lo stesso solo venticinque anni dopo può utilizzare al meglio l'aggettivo cheesy per descrivere i mostri e i trucchi di sapore artigianale che si sprecano in questa opera prima di Sam Raimi, ma non di meno devo ammettere che con il suo esagerismo basato sugli stereotipi del genere -la porta che scricchiola per dieci minuti, la doccia di sangue del tutto gratuita, etc.- e in seguito con il supporto sempre più psicopatologico del suo degno compare Bruce Campbell (poi trasformato in guerriero monco nel n.2 e in super-eroe per Army of Darkness, e ancora nell'auto-celebrativo My name is Bruce -- in download) è riuscito a sfruttare il genere senza scadere nella parodia, soltanto esasperandolo fino ad ottenere puntualmente -o quasi- il risultato opposto al brivido.

Non posso credere che nel millennio passato, vedendo una cosa simile


che sembra fatta con la mollica di pane, abbia mai potuto pensare che potesse servire ad altro se non ad essere staccata con un colpo di vanga nel fotogramma successivo --perché un fotogramma in più avrebbe reso la scena spudoratamente comica; e il sospetto che una overdose di makeup


e non una possessione diabolica, fosse il problema della ragazza di Bruce, che non mi abbia sfiorata la mente? E' incredibile, ma è così. Forse non era altro che il bisogno di emozioni del tutto sconosciute, come quelle che potrebbero provare due amici portando tre donne in un capanno nel bosco per ritrovarsele tutt'e tre possedute da un demone assetato di sangue; la volontà di credere, di lasciarsi ingannare a tutti costi. Almeno, a 5.000 lire. E' qualcosa che, in ogni caso, non posso più permettermi.

E non contento, scoperto che il prototipo di questo (prevedibilmente, ancor + casereccio) a titolo Within the Woods, si trova su YouTube, non perdo un altro istante prima di vedermelo.

- Appendix: Within the woods mi ha ricordato il pregio principale del seguente, l'uso della dolly grandangolare in soggettiva e di suoni cavernosi per dare vita allo spirito maligno, ma invisibile, che poi si manifesta nelle varie possessioni. In questo primo sgangherato esperimento, dove l'indemoniato è proprio e soltanto Bruce Campbell, vediamo scene che sono state utilizzate poi, tra le quali appunto la carrellata diabolica-roboante che si interrompe e torna indietro davanti alla porta chiusa, la mano staccata con pugnale che viene riciclata alla bisogna e, a sorpresa, l'omicidio con scambio di persona che non ritroviamo in Evil Dead o nei successivi di Raimi, ma all'inizio del jeu-de-massacre del ben più truculento e verosimile À l'intérieur, del 2007.

26/11/09

Phenomenal Goofs

L'ultima volta che ho visto questo film è stata la prima, quando è uscito nei cinema:


Phenomena di D. Argento (1985)
☻

E già da questa immagine, l'unica che ricordavo volentieri di un'accozzaglia di vermi, insetti, hard-rock, omicidi brutali e scimmie, è evidente il super-goofer che domina l'opera, dove una sola macchina del vento non è certo in grado di spazzare il territorio Elvetico con la potenza del Föhn, più volte nominato nei dialoghi; pertanto ricorrono spesso le inquadrature in cui soltanto gli alberi un primo piano sono mossi dal vento. A iniziare dalla prima. Ma non sono il tipo da cercare le parrucche nelle uova filmiche, come fanno tanti utenti su IMDB (e qui il vento non è nemmeno menzionato), benché sia ancora in grado di riconoscere un brutto film quando ne vedo uno. Phenomena è un brutto film, dove il contrasto fra gli incantevoli scenari Svizzeri e l'abusata parvenza angelica della Connelly (che nel recente Requiem for a dream è arrivata all'abuso sado-maso) con il gore degli eventi seriali è decisamente sprecato in una trama di pochezza imbarazzante, con un Donald Pleasance in prestito e una varietà di adolescenti rigorosamente senza reggiseno; di quest'ultimo particolare ho scritto altrove a proposito di A nightmare on Elm St., una furbata che se non altro speravo fosse frutto del genio Italiano poi adottato dagli Americani, ma purtroppo Phenomena è uscito l'anno dopo. Dunque, ecco perché ricordavo con piacere quella brevissima sequenza, con la protagonista che cammina tra i fiorellini verso il covo del mostro -figlio della solita pazzissima Nicolodi, stuprata, da quanto ho capito, da uno sciame di mosche; il motivo è che quella era l'unica scena da ricordare. Sprecata l'idea (che tra l'altro ricordo alla base di un fumetto della Marvel anni '70, del genere "Zio Tibia") degli insetti amichevoli, sprecato il contrasto tra le lordure cadaveriche e il pulitissimo scenario, sprecata un'altra occasione per Argento di lasciar perdere il cinema e dedicarsi a quella che è la sua vera vocazione: la coda alla vaccinara.

Grant shipwrecked

Nel mio nuovo post il protagonista è Grant Lee Phillips, che si rivela di origine italiana; durante una trasmissione televisiva -in un interno con luce radente- slaccia la camicia, e una ripresa in p.a. rivela le infinite cicatrici sul suo torace, di cui una più evidente che sembra l'esito di una ferita che lo ha tagliato verticalmente a metà. Inizia così una dramatization del suo naufragio su un isola deserta, dove approda sanguinante e mezzo morto sulle rive rocciose, tra cumuli di detriti...
Segue una sequenza durante un suo concerto dove compare vestito da cowboy, ma non esita a rispondere in un dialetto del Sud Italia alla domanda di uno spettatore compatriota.
Il significato dei sogni resterà un enigma irrisolto per l'umanità e per me stesso, ma se dovessi classificare questa esperienza con una parola, direi: intrattenimento.
Un po' come la mia frase in corsivo.

25/11/09

La fine dei sogni

Da quanto ho capito finora, i ricordi delle esperienze oniriche sono generalmente vaghi, confusi, e non di meno tendono a scomparire molto più velocemente di quelli della veglia; questo è il motivo principale per cui lo scrittore di sogni, che oggi si occupa del suo blog, dalla sua adolescenza in poi ha accresciuta in sé una cultura unica, che per la natura stessa della materia trattata travalica la logica comune, compresa l'ormai popolarissima cultura-della-droga, che pure nasce dal medesimo principio dell'Altro, o "stato di modificazione della coscienza", ma ad un livello in genere molto più superficiale.


La science des rêves di M.Gondry (2006)
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Perché il titolo inglese recita "The science of sleep", quando l'originale è indubitabilmente riferito a rêves, cioè "sogni"? In italiano la traduzione è "L'arte del sogno", ma qui dal Medio Evo arti e mestieri sono inevitabilmente confusi; trattandosi di un film anche le arti fanno brodo, e se non altro il soggetto centrale non viene alterato.

In ogni caso, La science des rêves è la miccia filmica che è poi esplosa nel più famoso -e più Americano- Be kind rewind; dove è interessante notare l'intreccio tra sogno e realtà filmica, estesa a tutto il mondo del cinema attraverso i grandi classici moderni; qui l'artificio povero è impiegato dall'autore nella ricostruzione del sogno, laddove nel seguente viene utilizzato dai protagonisti del film per mettere in scena una realtà cinematografica (non solo storicamente) distrutta.

Il povero scrittore di sogni, e sognatore di cinema degli anni '80, che restava allibito vedendo la sua idea delle proiezioni alle finestre in Natural Born Killers, qui non solo trova lo stesso trucco, con tanto di (falso) chromakee -per imitare al dettaglio il "sogno" del mio passato- ma addirittura la trovata (allora inedita fuori dai video di MTV) delle sequenze in stop-motion che riproducono una sequenza con i personaggi reali :


Questa, dovrei dire, è la goccia che fa traboccare il vaso; ma La science des rêves è datato 2006, e nel frattempo io non ho scritta la sceneggiatura de "Il caporale volante" (1985), e quel poco che mi sono potuto permettere di girare si può paragonare al mio progetto dell'epoca come un prataiolo si può paragonare ad un aquila. Sono entrambi esseri viventi, ma trovare altre affinità è piuttosto imbarazzante.


Non per niente, Gondry ha iniziato come regista di video, dove ha già avuto modo nel decennio scorso di sfogare la sua forza immaginifica con tanto di animazioni a passo uno; devo soltanto accettare il fatto che qualcun altro ha fatto il grande passo (o "passo due"=) non soltanto diventando regista di "film veri", ma impiegando quella capacità di reinventare la realtà scenica attraverso i più semplici ed efficaci stratagemmi; è un fenomeno ancora piuttosto raro (compresi i video di MTV) ma esiste, e io non ne faccio parte. Se non come spettatore dei suoi film.
Ora, come potrei mai odiare qualcuno che, più o meno in ogni senso, ha letteralmente realizzati i miei sogni di cinema? Come per il mio libro mai scritto, ma sicuramente con qualche valida giustificazione in più, posso solo rimproverare me stesso, dal momento che l'opera di Gondry non è scomparsa nell'infinità del dimenticatoio, non è divenuta un ennesimo "cult movie" da cinefili incalliti, ma lo ha portato direttamente al Cinema maiuscolo --che purtroppo viene pagato solo dagli Americani. Devo quindi concludere che questo passaggio, questo percorso evolutivo della più giovane arte doveva compiersi, in ogni caso, chiunque ne potesse essere l'artefice, e in un qualsiasi momento successivo al primo video trasmesso da MTV; "Money for nothing" dei Dire Straits, che, non a caso, era un primitivo esempio di animazione CG ancora molto più simile alla stop motion che non alla "real motion" delle riprese dal vivo...

Per gli Americani, a quanto sembra, "sogno" e "sonno" non sono molto differenti; sognamo soltanto dormendo, ed è impossibile dormire senza sognare, quindi non vale la pena di sottilizzare sul titolo di un film... Specialmente se è Francese. E parla di "sogni". Cioè, di sonno.

The Horror Chamber of Dr. Faustus

E' uno strano tipo di horror quello di


Les yeux sans visage di G. Franju (1959)
☻☻

che immediatamente ci rimanda al + famoso action movie di John Woo Face/Off del 1997 dove al contrario, grazie all'altissima tecnologia, l'intercambiabilità dei volti dei protagonisti appariva pratica, poco orribile e appena fastidiosa; nel 1959 all'umanità sembrava rimasto un briciolo di decenza, che nel settore horror cinematografico verrà presto smembrata dall'ebreo Hershell Lewis (con dei precedenti di successo nei comix a cura dell'altrettanto giudaico editore Gaines negli anni '50) di Blood Feast.
Les yeux sans visage è un film algido, clinico, quasi kubrickiano nella sua architettura rigorosa e nella sua triste, nitida linearità; trattandosi poi di un'opera Francese (e francofona, sottotitolata) con tanto di fisarmonica in sottofondo e in bianconero, il tipo di horror che ne risulta è assolutamente inconsueto, oserei dire unico.
Un quadro arcano, melanconico, che indugia sull'inespressiva bravura di tutti i protagonisti:


un imperterrito e severo Pierre Brasseur, il diabolico trapiantatore di facce


la bellezza irreale dello sguardo imbambolato di Alida Valli


e l'ambigua, fragile fisionomia di Edith Scob

che soltanto per qualche minuto appare senza maschera per poi dissolversi di nuovo nella implacabile, asettica necrosi fotografica. Nella lenta quanto fluida narrazione di vicende decisamente orribili, come i rapimenti seriali di giovani adulte destinate a perdere la faccia, e dell'infelice sorte della ragazza mascherata in attesa di riavere la propria, il film non insiste mai sugli aspetti macabri e repellenti, compresa l'unica sequenza in cui si mostra l'intervento chirurgico con lo stesso taglio glaciale di un documentario medico. Si può interpretare come una parabola su come i genitori cercano di imporre ai figli una personalità basata sulle loro scelte, con il risultato di una totale spersonalizzazione, oppure come l'esito di un esercizio stilistico avant-gard applicato ad un genere sempre più popolare all'epoca; in ogni caso Les yeux sans visage è un'opera unica, bizzarra e originale, ma niente affatto eccessiva, e forse proprio in questa qualità trova il suo maggiore punto di forza. Nondimeno, ci offre uno dei finali più imprevedibili nella storia dell'horror, che da solo vale la visione di tutto il film:


(Warning: Spoiler!)

24/11/09

Archangel Rwkael, the DIAMOND of the World

Ancora a proposito della forma; abbiamo visto come la struttura cellulare sia il modello condiviso dagli "extra-terrestri" e dalla "forma di luce" ripresa nel Regno Unito


Quest'altra, ripresa in Bielorussia, differisce inizialmente soltanto nella forma, mentre per consistenza appare ugualmente luminosa, poco tangibile:


qualche minuto dopo anche la sua consistenza appare decisamente meno eterea:


pur mantenendo un nucleo centrale che potrebbe indicare la sua natura non-meccanica; questa rara sequenza potrebbe rappresentare la prova di quella mia immaginifica "materializzazione progressiva" ideata per le mie "cose spaziali" nel loro movimento verso Terra.
Purtroppo anche queste, come ogni altra immagine ripresa in DV, possono essere soggette ad aberrazioni di cui ho avuta un' esperienza diretta, riprendendo nugoli di "ufo" di origine estremamente terricola l'estate scorsa, con la famosa tennica di "solar disc obliteration"; anche qui potrebbe trattarsi esclusivamente di un "gioco di luci"... proprio come ogni cosa vista con i nostri occhi!


Il fenomeno ripreso a Pasadena (CA)

Mona e Monadi

Perdonate l'ironia del titolo, miei cari lettori, è inevitabile: la parola "monade" deriva dal greco μονάς (monas), che deriva da μόνος (monos) termine inteso allora come oggi in quanto "singolo" - non necessariamente "single".
Il perché di questa effemminatezza -che sicuramente riguarda soltanto l'ambiguità intrinseca dell' idioma volgare impiegato qui- mi è ignoto, e tutto sommato marginale, ma sicuramente non insignificante finché sono costretto ad usare la parola; altrove abbiamo già osservato che il termine vernacolare dei Veneti (tra i primissimi abitanti stanziali del Belpaese) corrisponde stranamente al possibile risultato della loro abitudine di mutilare di una consonante le doppie, e quindi al più noto "monna" immortalato da Leonardo con la sua Lisa. "Giochi" di parole, certo, scherzetti, e incontri fra radici del linguaggio che si considerano tali in base all'ignoranza di una monade logica, una matrice pre-babelica delle logosfere moderne, per cui ad es. la parola quiché "teo" (teocalli, Teotihuacan, etc.) che significa "dio" NON avrebbe nulla da spartire con il gr. θεός (theos) da cui il latino "deus", che oggi paradossalmente ritroviamo nelle parole composte come "particella divina", di nuovo come "teo" (teologia, teocrazia, etc.) etc., etc., etc., etc.

Il mondo delle parole E', essenzialmente, un gioco, e se non riusciamo a comprenderlo come tale in essenza, non potremo mai comprenderlo in nessun altro modo. "Tutto" è una parola, ogni cosa ha un "nome", ed è quindi immediatamente assimilabile ad una parola; di quello che "tutto" ed "ogni cosa" sono in realtà, al di fuori della nostra "grazia divina" riconosciuta dai cattolici come "verbo", o logos, possiamo soltanto immaginare, fantasticare, vagando negli spazi infiniti che circondano la nostra logosfera individuale, nazionale, e planetaria. La Realtà maiuscola che corrisponde alla favolosa "verità" degli gnostici, è dal Principio (di S.Giovanni) inaccessibile dal nostro apparato pensante, fintanto che esso non viene modificato secondo le pratiche mysteriose che oggi sono abitudini quotidiane del tutto spogliate del loro valore sacro.

Una ricerca sul termine "monade" sul web mi ha portato, appena oltre la soglia dell'etimologia, ad una quantità e una varietà di risultati -tra filosofia, gnoseologia, misticismo, religione, e via degradando verso il super-materialismo moderno- tale che non ha nulla da invidiare al termine stesso di "dio"; in quanto "ultima unità indivisibile" è sinonimo di "atomo", e come tale condivide la caratteristica divina di essere del tutto ignoto, al di là di ogni famoso inganno dapprima squisitamente personale assurto poi a scuola di pensiero, movimento culturale, o culto. Così come non esiste un "vero atomo", o particella primaria della materia riconosciuto dalla scienza, allo stesso modo abbiamo milioni di "mono-teisti" pronti a combattere (e non solo verbalmente) per la supremazia del "loro" dio su quello di qualcun altro. Ma come avevamo intuito qualche post fa, in questa stessa idea (assimilata da Platone, appunto, alla monade) riconosciamo invece il principio dell'Uno (un poco meno ambiguo, fintanto che corrisponde ad es. al dito indice) che si moltiplica nella Manifestazione all'infinito; e va notato che in questo principio si ritrova l'essenza della geometria frattale, attraverso la quale possiamo osservare la geometria di ogni cosa manifesta in Natura; in ogni caso, si tratta di reiterazioni, modificazioni, differenziazioni dell'elemento singolo, dell'uno, o se vogliamo, della monade.

Ora, possiamo credere che attraverso la moderna tennologia delle camere CCD sia possibile catturare le immagini delle infinite monadi sospese nella virtualità dello spazio "esterno" (nel gergo terricolo) e cioè non-differenziate, ancora direttamente correlate alle "sfere celesti" degli antichi? E come no, possiamo farlo addirittura ignorando totalmente queste fantasticherie dell' antichità per dedicarci alle nostre personali, e scoprire infine come quelle nostre idee che si credevano tanto campate in aria (in ogni senso) quanto "originali" siano in effetti vecchie di millenni, e infine archetipi -non appena abbiamo notizia di quest'altra fantasticheria ad es. attraverso il remake di Jung, invece che dalla "traduzione" originale di Filone...

La nostra "realtà" rimane immutata; domina sopra tutto e tutti la completa ignoranza; non sappiamo se l'idea di "monade" (sempre che l'una e l'altra siano due cose distinte) sia di fatto un "archetipo", ma limitandoci alle nostre conoscenze del "sapere Occidentale" possiamo facilmente dedurre che tali enormità "filosofiche" siano tra i tanti oggetti del pensiero moderno importati nell'antichità dalla sfera della Tradizione Orientale senza qualcosa di simile ad una logosfera tradizionale (=esoterica) in cui conservarle e tramandarle ai posteri, al di fuori delle sette segrete e delle misteriose confraternite che ne possono fare l'uso migliore per i loro fini occulti, e non certo per istruire l'utenza televisiva. O telematica.

In quest'ottica, la "monade" congiunge l'ideale divino al mito moderno dell'ufo, e in quanto termine qui descritto dal blogger occasionale, rimanda direttamente al personaggio mitologico dell' ἄγγελος (aggelos, poi angelus e angelo) ovvero, il "messaggero"; il messaggero della moderna tradizione cattolica ha sostituito quello del demone (δαίμων) Greco, nel suo ruolo di "essere che si pone in uno stato intermedio tra ciò che è Divino e ciò che è umano"; che nella cultura popolare odierna questi personaggi siano del tutto opposti l'uno all'altro, è degno di nota; entrambi sono a mio parere derivati da un archetipo, o modello primordiale, di entità interdimensionali abitanti di tutti quei livelli che essendo insensibili e in genere impraticabili per l'essere umano ricadono immediatamente nel regno dell'astrazione metafisica, con ogni pericolosa conseguenza di ordine "logico": la "ufologia", una "pseudoscienza" popolare, che studia fenomeni osservati a milioni durante la storia dell'umanità si oppone alla "teologia", una scienza che sforna continuamente dottori coronati d'alloro, ma che al contrario si basa su idee e pensieri che non hanno la minima corrispondenza nel mondo sublunare. Malgrado qualche famosa "madonna" (...), infatti, un "dio" non si è mai degnato di apparire nemmeno ad una pastorella analfabeta.

Sullo scenario apocalittico del mondo che si scopre improvvisamente "ecologista" (anche qui, da eco+logica) di fronte all'imminente catastrofe e ad ogni evidente degradazione dell'habitat terrestre, le apparizioni di queste entità si possono dire quantomeno prevedibili, almeno quanto sono inattese nei singoli casi; in quest'ordine di idee, la sfera tecnologica che ha prodotto il disastro ha provveduto anche alla realizzazione degli strumenti per "vedere" queste forme dell'essere tutt'ora incomprensibili, suppergiù alla stregua dell'essere umano.
Ma che non è umano.
Non di meno, la loro presenza non è meno enigmatica di quella dei loro cugini meccanici, i più tradizionali OVNI, in quanto limitata alla manifestazione, alla visione accidentale, senza alcun tentativo di comunicazione e di ulteriore espressione. Sempre che i famosi "crop circles", che sono apparsi a centinaia nei campi di mezzo mondo, ma i cui autori restano sconosciuti a parte qualche sfera di luce avvistata nei pressi (la letteratura a proposito parla di "orbs", ripresi occasionalmente da qualche videoamatore, mai di "ufo") non siano la loro espressione, da considerarsi giustamente "universale" in senso Pitagorico, e non di meno ancora incomprensibile, di un messaggio puramente simbolico; che come i simboli esoterici non abbiano altri significati oltre ciò che sono, ma che la capacità umana di comprenderli in questa forma pura sia ormai irrimediabilmente compromessa da secoli di indottrinamento materialistico, "falsamente logico" e teso alla disarmonizzazione dell'uomo rispetto alla natura planetaria, in favore del sistema industriale e consumistico.

Ogni parola, tutte le parole che descrivono tutte le cose note, e tutti i "giochi" di parole conseguenti, sono riflessi di tutte ed ogni illusione ottica, e sensoriale in genere, attraverso le quali percepiamo la manifestazione; si tratta in ogni caso di "giochi" simili alle favole e agli esempi puerili di un insegnante per descrivere un concetto troppo complicato ad un bambino; nella maggior parte dei casi, il malinteso è inevitabile; in ogni caso, il confine tra il "gioco" e ogni possibile "realtà" dipende dalle capacità intuitive -e non dalla conoscenza acquisita- del bambino.

Nel caso della geometria, mi riferisco all'interessante documentario che ha dato inizio a questo ragionamento, "The Top Secret NASA UFO Films", che come si è detto ha ben poco di segreto (tantomeno, "top") avendo già visto praticamente tutto su YouTube in passato. In particolare, riguardo il famoso "Tether incident", uno speaker si riferisce alle forme sciamanti attorno all' ordigno spaziale di origine umana come "discoidali", e questa è la prima osservazione degna di nota: che in uno spazio virtualmente infinito, visto da qualsiasi punto esterno, una forma sferica che non è soggetta al fenomeno di rifrazione della luce (come ad es., in una ripresa CCD) appare circolare, o "discoidale". Se insistiamo nel paragone con l'entità cellulare, dovremo convenire sul fatto che anche proiettata nell'infinità spaziale la forma di una di queste entità "dipende da fattori fisici e funzionali", e quindi sospesa nel vuoto tenderà alla massima estensione -da un punto centrale- che dà luogo alla forma sferica. E, come quella, sottoposta ad una forza esterna come ad es. quella gravitazionale, tale forma sarà modificata e che, limitandoci al mondo tridimensionale e alla fisica tradizionale, la prima modificazione sarà quella del "disco", ormai inevitabilmente assimilata nell'ambito delle osservazioni astronomiche -o visioni celesti- ai famosi "dischi volanti". Con questo non vogliamo certo insinuare che tutti gli aggeggi visti nei cieli finora abbiano tutti la medesima origine e partecipino della stessa natura, sarebbe come dire dopo aver visto un pony che tutti i cavalli sono alti meno di un metro e mezzo; ma certamente queste osservazioni sono pertinenti fintanto che immaginiamo che una forma di Intelligenza maiuscola sia in grado di riprodurre delle forme naturali allo scopo di muoversi nello spazio -come, nel caso dell'uomo e della sua minuscola intelligenza, Leonardo che imitava gli uccelli.

Il documentario in questione è di fatto una lunga intervista ad un tizio Canadese che osservando al rallentatore i VHS della NASA girati in prossimità dei suoi ordigni volanti ha notato la presenza di "particelle luminose" velocissime, le quali sicuramente non sono dovute ad una aberrazione delle riprese poiché gli astronauti stessi le menzionano nei loro (segretissimi) dialoghi.


"Cos'è questo?" chiede uno degli astronauti della missione STS alla base

"Cos'era quel flash?" chiede al collega, preoccupato; l'altro conferma di aver visto una lucina accanto a sé, al che il primo è in qualche modo sollevato, e risponde:


"Credevo di essermelo immaginato"...

Nelle riprese mostrate qui del portello dello shuttle, sono ben visibili e continui i movimenti di particelle luminose talmente veloci che nella maggioranza dei fermo-immagine appaiono allungate, simili a stringhe;


ma già da queste pochi fotogrammi è abbastanza ovvio che non sia questa la forma originale


Questo è il secondo fattore degno di nota, dal punto di vista dell'osservatore "frattale" della manifestazione: le dimensioni della forma.
Una volta stabilito che delle forme apparentemente colossali, stimate nell'ordine delle miglia di diametro, si muovono nello spazio extra-terrestre (e come dimostrano le fotografie con filtro UV e le più recenti riprese amatoriali dei così detti "orbs", anche all'interno dell'atmosfera) e che in quello stesso spazio convivono forme apparentemente minuscole, nell'ordine dei centimetri, possiamo solo affidarci alla nostra intuizione per stabilire una possibile relazione tra le diverse forme la cui unica differenza, sulla base della totale ignoranza nei loro confronti, consiste della loro dimensione e della loro velocità. La mia idea è che si tratti delle medesime forme, e che i fattori secondari di velocità e dimensione, relativi l'uno all'altro, dipendano da una volontà esercitata dalle stesse; questo, stranamente, non contrasta con le mie fantasie libristiche sulla suddivisione delle forme, dall'alto al basso, in forme più lente e più pesanti, non soltanto perché ci limitiamo allo scenario "esterno" dello spazio, o "alto", ma anche perché la meccanica quantistica ci ha già offerti, durante la sua breve vita, tutti gli elementi per comprendere la "relatività metafisica" delle forme materiali nella loro essenza "sub-atomica" (più propriamente, essendo l'atomo non più identificato di tanti oggetti volanti, "atomica") che per forza di cose interessa ogni loro qualità apparente, e come tale osservabile dall'uomo. Sappiamo che la sperimentazione ha dimostrato come una particella sia nello stesso istante (ovvero, all'interno dello stesso illusorio contenitore delle altre dimensioni osservate, che è il tempo) in due punti diversi dello spazio; la ricerca sulle super-stringhe suggerisce che la loro estensione sia limitata esclusivamente alle modalità dell'osservazione, e che l'estensione di ognuna di queste sub-subparticelle potrebbe benissimo essere pari a quella dell' universo conosciuto.
Molto probabilmente, anche di quello non-conosciuto.