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07/11/10

Pranzo serale

Mélo di A. Resnais (1986)
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ha gli stessi titoli di testa "sfogliati" di Salome's last dance (V.) ma se i titoli stessi, stampati nero su bianco, lasciassero qualche dubbio sull'identità filmica, basta vedere entrare in scena i protagonisti per eliminarli all'istante, essendo ancora una volta


(i bravissimi) Sabine Azéma e Pierre Arditi (che qui non si chiama più Lionel, ma Pierre) e di nuovo la Ruga Francese -- vista in Coeurs sul volto gallico di Lambert Wilson (V.) -- che qui tocca ad un giovanottistico André Dussolier (pure visto in Coeurs):

La trama, una storia di violini e tradimenti da un lavoro teatrale di un certo Bernstein, non è sicuramente la cosa migliore del film, condotto con la solita estrema, surrealistica eleganza


Per quanto mi riguarda, mi sarei accontentato della prima scena del primo atto, con quel giardinetto sotto una luna dipinta che è lo scenario dell'incontro fatale;

e dove il doppiaggio italiano (in un file con doppia traccia audio) in questo preciso momento:

traduce per qualche oscuro motivo "diner" in "pranzo"...
E' l'oggetto più surreale di questo Resnais, che come Resnais mi ha piuttosto deluso, ma è pur sempre un Resnais. Giudizio: Resnais.

01/11/10

Cada persona es un mundo

Muriel ou Le temps d'un retour di A. Resnais (1963)
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Giudizio: stridente.

27/10/10

Je ne sais pas

La guerre est finie di A. Resnais (1966)
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24/09/10

The body electric

Stavo interessandomi a The body electric (ElectroGiustificamagnetism and the foundation of life), un'opera che promette di svelare qualche mistero sull' effettivo ruolo della cosiddetta elettricità nell'essere, umano e non, ma la lunga sequenza di mostruosi esperimenti a danno delle salamandre, durante lo studio della loro misteriosa capacità rigenerativa, mi ha levato tutto l'iniziale entusiasmo.
Questa sera tocca -mio, e suo malgrado- a una specie tristemente nota come oggetto di simili atrocità compiute nel nome della "scienza". Il "topo da laboratorio":

Mon oncle d'Amerique di A. Resnais (1980)
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impersonato in questa sperimentazione filmica da tre grandi primati:

Roger Pierre, innamorato fin da bambino di

Nicole Garcia, che ha deciso di diventare attrice vedendo recitare


e Gérard Depardieu, che invece ha preso a modello


I tre interpretano varie situazioni in cui il sapiens -inconsciamente- reagisce agli ostacoli incontrati lungo la sua strada con la medesima prevedibilità di un roditore, adottando i 4 comportamenti di base illustrati in apertura e quindi inscenati: 1.di consumo (bere, mangiare, copulare) - 2.di fuga, in alternativa a 3. combattimento e 4.di inibizione. I rispettivi modelli in bianconero dei protagonisti irrompono all'improvviso sullo schermo, come fantasmi della Grande Illusione chiamata "passato" intrappolati oltre un velo di sottile illusione cinematografica.

In questa visione apologica c'è spazio per un po' di sano surrealismo, che a qualcuno potrebbe forse ricordare il più recente Lynch:

L'esperimento di M.sieur Resnais è condotto sul set da un guest star d'eccezione, l'inventore della ibernazione artificiale e della torazina:


il prof. Henri Laborit, che viene introdotto in scena accompagnato da una anamnesi non meno burocratesca e impersonale -benché meno ordinaria- delle sue cavie umane.
Interessante, ma è ovvio fin da subito che un'opera messa in scena con tutte le intenzioni di essere un esperimento alla fine sortirà un esito adeguato, la buona riuscita di un esperimento filmico è soprattutto quella che coinvolge lo spettatore "inconsciamente", e non appellandosi direttamente alle sue facoltà critiche e analitiche -cosa che probabilmente avrà sommersi in un brodo di giuggiole molti critici di professione, a suo tempo. Ma questa è una impressione da blog, mentre la mia impressione è che l'esperimento sia stato condotto questa sera sul Vs. blogger;

il quale si firma Jasper Thompson, ma nasconde la sua falsa identità sotto il nome di Lexy Lex; mi pare di aver già menzionato su questo blog che molti dei miei concittadini mi chiamano Jean.
E quello che ho letto qui:

mi ha portato a pensare a ciò che va oltre l'esperimento di Laborit e Resnais, e oltre ogni possibile esito derivato logicamente da esso; a questa esperienza in vivo che quotidianamente riesce a ingannarci riguardo la nostra stessa natura, e la reale essenza di ciò che esperiamo come realtà in un mondo di parole. Di nuovo, il paradosso umano: di una realtà che consiste di una dimensione perennemente estinta e sempre rinnovata, come quella mnemonica.
Forse Mon oncle d'Amerique non apparirà altrettanto interessante a tutti quei lettori che non si chiamano (o vengono chiamati) Jean. Ma, in quanto esperimento, è perfettamente riuscito.
Giudizio: sperimentale.

22/09/10

L'inverno dei cuori solitari

Coeurs di A. Resnais (2006)
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A differenza dei precedenti Smoking/No Smoking (V.), che sembrano ambientati a Slumberland, la visione di Coeurs non è propriamente surreale ma riprende il tema di L'année dernière à Marienbad sulla solitudine cosmica e sulla reale identità dei protagonisti, che si scoprono non essere quello che potevano sembrare (come la fervente cattolica che si improvvisa spogliarellista per mettere un freno alle angherie del vecchio, infermo e sempre fuori quadro) e sono in effetti riflessi, proiezioni, nemesi o complementi ideali degli altri personaggi, eludendo quindi la realtà apparente proprio attraverso la narrazione di fatti per così dire ordinari; come in L'année dernière, infine tutti si rivelano essere soltanto uomini e donne, con tutto ciò che ne consegue; e anche qui la rivelazione è lungi dall'essere ovvia o banale.
E' lo stesso genere di surrealismo, che qui permea il quadro realistico delle trame meta-romantiche dei vari "cuori" (solitari), singles cronici, accidentali o promessi, che si spostano tra le scene in dissolvenze incrociate nevose;


Coeurs è un'opera corale e teatrale dello stesso autore inglese di Intimate Exchanges (da cui Smoking/No Smoking) Alan Ayckbourn, scritta all'età di 65 anni; Resnais ne aveva 84 quando ne trasse la sceneggiatura assieme Jean Michel Ribes, classe '46... Insomma, lo scenario invernale non si direbbe una scelta puramente estetica, ma paradossalmente riesce a infondere quella tranquillità postuma o -appunto- surreale che soltanto una enorme esperienza può elevare ad opera d'arte notevole anche per chi (?) teme l'inverno -non-metaforico- come un enigmistico inferno... Un inverno sempre "esterno", chiuso oltre le finestre di ambienti dai colori caldi o anche bollenti -come il bar dell'hotel


ma sempre incombente, come un momento inevitabile da affrontare prima di qualsiasi cambiamento; come vediamo nel dialogo finale tra Lionel e Charlotte, quando inizia a nevicare -molto realisticamente- in cucina:

(unico "evento surreale" visivo)

Di nuovo, bravò a tutto il cast, compresi gli stessi factotum di Smoking/No Smoking, Sabine Azéma e Pierre Arditi, a cui tocca ancora di fare un Lionel

lo sbigottito André Dussollier


e Lambert Wilson, che ha quella piega sulla guancia che per qualche motivo solo i Galli possono sviluppare:


la Ruga Francese (cliccare per ingrandire)

Cinema d'alta scuola, impeccabile malgrado la stagione crudele; forse potrò apprezzarlo appieno solo tra altri quarant'anni, ma nel frattempo continuerò a preferirgli L'année dernière, e qualsiasi sperimentazione che possa infine condurre un autore ad una simile glaciale beatitudine, dove i vizi e le virtù possibili di ogni personaggio immaginabile rivelano tutti una qualità pregevole dell'essere umano che non mi pare estranea soltanto a noi bloggers arrabbiati e meno stagionati, ma anche alla maggioranza degli autori multimediali moderni.

Giudizio: algido.

Tempo di pescare il "famoso" Mon oncle d'Amérique.

P.S.: un'altra parola Franco/Inglese non elencata da Wiki è incapable, e temo anche il suo contrario, capable.
Questo sottotitolo ci insegna invece che per gli Inglesi pagare "alla romana"

è to go Dutch