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01/11/10

Le Radici del Malle

La scena d'apertura di


Black moon di L. Malle (1975)

dove questo povero tasso viene realmente travolto dall'auto della protagonista, dovrebbe essere portata in tribunale, e il responsabile di questo orrore dovrebbe essere giustamente condannato alla decapitazione con delle forbicine per unghie.

Per qualche miracolo poi ci viene risparmiata l'uccisione dell'agnellino

che non viene comunque trattato bene; e per la decapitazione dell'aquila


--che sembra tutt'altro che finta-- il responsabile dovrebbe essere giustamente legato sopra un nido di fire ants.

Black Moon è interpretato da questo (cito) insipid animal

(Cathryn Harrison) che si imbatte in donne-soldato in guerra contro gli uomini:

un piccolo unicorno grasso:


un gregge di bambini ignudi:

e altre creature striscianti del suo inconscio filmico

Non ci vuole molto perché questo catalogo di stramberie raggiunga il paradosso mammifero tanto caro a Takashi Miike (V.) quando "Sorella Lilly" sfodera le poppe per allattare la vecchiarda inferma nel letto:


1 stellina su IMDB.

Giudizio: perseguibile.

31/10/10

C'est bon, l'alcool

Questa è la storia di

Viva Maria! di L. Malle (1965)
☻

che ha per protagonista la Bardot

esibita in coppia con la Moreau

Film che contiene una della più svergognate pubblicità dell' alcool con BB come testimonial

C'est ça l'alcool?

C'est bon, l'alcool!

e oltre alla bontà l'alcòl le dà il potere di farsi tre Messicani alla volta -virtù assai stimata presso l'Utenza del 1965- e quindi collezionare cocks (Ing. galli) fino ad un livello semi-professionale:

e infine di manovrare le mitraglie con estrema destrezza

Troviamo qualche gag sparpagliata qua e là, come il rosario da guerra

lo scheletro a cavallo di uno scheletro

Brigittarzan

e il culto popolare delle due Marie protagoniste (delle tre che aprirono un forno a Milano)

conosciute altresì come

accusate di eresia, e quindi passate alla camera di tortura dei preti:

ma salvate dall'esercito per una esecuzione sommaria:

che finisce però con un'altra gag, in cui il frate aguzzino perde la testa a causa delle due

E' un gran salto, tra il suicide movie che è Le feu follet con i suoi malsani grigiori e questo ritorno al technicolor con un sexy-musical circense/bellico e "leggero" che passa dalle masse di peones in tumulto alle mosse delle due famose stripteaseuse mentre intonano obbrobriose canzonette dedicate a Paris...
Film interamente costruito sulla presunta bellura fenomenica della BB e sulla presunta bravezza dell'altra, in una storiella che potrebbe risultare (forse) divertente ridotta a una durata standard, ma stemperata in 1:56 è terribilmente fiacca, e insopportabile nei numeri "musicali" a tal punto che l'intoccabile freccina destra della tastiera* diventa un indispensabile strumento del blogger. Infine, qui non rimane nemmeno una espressione del mio cult-movie malliano, a differenza del precedente (V.), ma mi permetterei di usarne una, a malincuore, per il mio giudizio finale: Quelle misère!

Sembra che Malle abbia realizzato un film "baffling and beautiful", e anche "an apocalyptic Alice in Wonderland", a titolo Black Moon, aggiunto ai titoli in download... Speriamo bene...

*)The skip key

28/10/10

Will-o'-the-whisp-man

Le feu follet di L. Malle (1963)
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Nel film che segue Zazie e Vie Privée (introvabile nel torrent) nella filmografia di Luis Malle visto oggi in lingua originale con sottotitoli hardcoded troviamo due espressioni già sentite nel precedente, ma che qui esprimono la omerica infelicità del protagonista:

Quelle misère!

e la mitologica battuta d'uscita di Zazie:

J'ai vieilli.

Non rimane un'altra minima traccia del mio cult-movie; il frenetico, chiassoso, lisergico super-technicolor anni '60 qui (dopo un ripensamento dell'autore) lascia il posto ad un bianconero lacerante, a lunghi piani-sequenza, movimenti cauti, gravi e solenni della MdP, accompagnati dal pianoforte dolente -anzi, Lent et Douloureux- di Erik Satie

-un artista da riscoprire- seguendo Maurice Ronet durante i suoi più disperati giorni di vita, alla ricerca di una normalità che credeva di ritrovare dopo la sua "detox", ma che in effetti non è mai esistita... E non esisterà mai.

Rivediamo per un attimo la Parigi notturna del finale di Zazie, ugualmente rutilante, minacciosa ed estranea,

e assediata dalle auto, con quello stesso senso di estraneità, di malessere notturno, del bambino stanco che è di fatto il protagonista, malgrado la sua età apparente.

Film esistenzialista per eccellenza, grande esercizio di stile dell'autore di uno dei film più scalmanati (e sottovalutati) della storia, ci ricorda ancora una volta qual'è la madre di tutte le droghe, e Palisa66 di Houston, TX, lo considera giustamente in relazione a quello che Camus definiva "L'unico problema serio della filosofia":

il suicidio. (warning: spoiler)

Il finale di questo film -dove un altro Francese rivela la preferenza nazionale per il cuore come bersaglio finale- potrebbe essere l'inizio di Je t'aime, je t'aime (V.). Teoricamente.
Riguardo il titolo, la traduzione Italiana questa volta era letterale: Fuoco fatuo è infatti quello che in Francia chiamano "feu follet" (fuoco folletto). Nei paesi anglofoni il medesimo è Will-o'-the-whisp, e infatti vediamo che negli USA divenne un effettistico The fire inside, mentre in UK il titolo era un tremendo spoiler in coppia con il poster: A time to live and a time to die... Che finale aspettarsi da un titolo simile, quando il tristissimo protagonista ha fatto fatica a restare vivo per il 99% del film?

Giudizio: lent, mais douloureux.
Mi piacerebbe sapere cos'è successo a Malle tra Zazie e questo, ma l'unico indizio pubblico - Vie Privée - non è reperibile.