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19/12/10

San Tommaso da Londra


Tommy di K. Russell (1975)
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Il padre di Tommy 

Robert Powell era già stato Mahler (poverino, ma poi gli è passato!) per Ken Russell l'anno precedente, e dopo aver dato i natali a questo peculiare messia pop-rock si apprestava a fare il Re dei Re in TV...
Tuttavia non è certo il nome più famoso del cast, prima donna Roger Daltrey, e il solito Oliver Reed


come amorevole "zietto" e la mefistofelica Ann-Margret nei panni della mamma


Tina Turner come "acid queen"


in luogo di David Bowie; Elton Jonh come "local lad", o Pinball Wizard


e un giovane "king of Hollywood"

Stranamente, il grottesco culto del campione di flipper cieco e sordomuto, che non  viene miracolato da Santa Marilyn


o risanato dalle droghe



ma che può correre sulle acque grazie al chroma key


è rappresentato nella tristemente nota iniziale del suo nome, che Hislop ci ha rivelata essere l'origine della più famosa croce


con una simbolica PALLA (da flipper, certo) posta sopra...
Mi chiedo se questo possa avere influito sulle menti del pubblico, nel '75 come nell' "anno zero", richiamando memorie ataviche condannate ad un eterno silenzio. Comunque sia, la cosa peggiore del vedere un film interamente cantato, per tutti i 106' della durata, capita se le canzoni stesse non sono "il tuo genere"; e la musica di "The Who" non è proprio il genere di musica che amo ascoltare abitualmente.



Posso apprezzare ancora una volta il talento di Russell nella sua rutilante, sfarzosa messinscena, con qualche sequenza memorabile come la grande fagiolata:


ma non avrei mai ascoltata la "opera rock" di "The Who" senza almeno tutta questa roba da vedere.


La sequenza finale, in compenso, è gloriosa.

25/10/10

El rito erótico

Salome's Last Dance di K. Russell (1988)
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è un'esperienza filmica di rara fattura, dove tutti gli eccessi di Russell sono concentrati nell'atto unico della Salomé di Wilde rappresentato in un bordello al quale assiste l'Autore stesso, tra una coppa di champagne e una sveltina con una comparsa (maschile, ovviamente).
Questa è la trama del film, ma il fatto che la trama della pièce sia il remake dell'episodio biblico firmato da Wilde, e che il regista sia Ken Russell, trasformano la povertà (economica) della produzione in una miniera d'oro cinematico, anche grazie ad una messa in scena puntualmente fumettistico/lisergica e paradossalmente pomposa, e ad un cast di straordinaria bravura

su cui giganteggia la piccola principessa del titolo


interpretata da una inspiegabile persona di nome Imogen Millais-Scott; la stessa che in apertura compare come una squallida, undernourished skivvy della casa d'appuntamenti

e dà poi vita ad un capolavoro d'artifizio e malizia muliebre in cui essa incarna vivamente, sensualmente, la principessa delle pesti umane, la più iniqua e detestabile delle mocciose regali, in una serie di scenette che tra anacronismi molteplici e suggestioni archetipiche ne fanno una vera regina -tanto ignota quanto indimenticabile- del set internazionale d'ogni tempo.

con una danza dei 7 veli che si conclude degnamente

(dopo un flash imprevisto di cui non sto a dire)
Questa strana donnina è uno dei pochi individui sfuggenti anche sul web (assieme alla collega Anne Carlisle) dove invece si rendono pubbliche le sue disavventure cliniche, che dipingono un quadro ancor più sconcertante del personaggio, e del titolo stesso. Il fatto che la lussuriosa e nobile marmocchia assetata di sangue sia resa con tanta efficacia da una ragazza affetta da una grave forma di diabete, che la costrinse nel '99 ad un trapianto di fegato e pancreas, e che sul set di questo stesso film fosse già quasi cieca, rendono la cosa ancor più straordinaria. Se possibile.


Non lo è forse per il blogger, che su una simile figura catastrofica -assurta alla sfera semidivina- ha scritto all' inizio del millennio, nel suo "ro-manzo" a titolo Fabula Rasa; ma al contrario della celestiale primadonna del mio racconto, la Salomè di questo film è talmente stramba nelle fattezze, e puerile nelle forme, da risultare incomprensibile e persino inquietante nella sua inesorabile, maniacale frenesia erotica. Una delle migliori interpretazioni femminili a cui ho mai avuto il piacere di assistere.

Con Ken Russell che fa il fotografo di scena Cappadocian

e macchinista a tempo perso


e questi tre micro-rabbini che ricevono tutte le dovute attenzioni, malgrado il bordello sia momentaneamente adibito a palcoscenico-set:


Se oltre alle solite -impareggiabili- qualità porno-felliniane eppure inglesissime di Russell aggiungiamo lo spessore biblico dell'origine letteraria (israeliana) grandiosamente stravolto dall' impeto poetico di Wilde (alcuni passaggi in stile pre-assiro sono davvero notevoli) e immaginiamo questo pastrocchio di raffinata eresia inscenato con sfarzo fin-de-siècle in un'atmosfera postribolare da fumetto Marvel con qualche dettaglio '80s ben riconoscibile, avremo un'idea di quello che è Salome's Last Dance, ma è probabilmente molto, molto meglio vederlo.

La mia scena preferita: King Herod scivola sul sangue della sua guardia suicida:


di plastica.

Giudizio: se l'avessi visto nel 1988, all' uscita dal cinema avrei accesa una sigaretta, avrei aspirata una boccata con avidità e avrei indugiato osservando le volute arabesche del fumo che si sarebbero dissolte placidamente nell'aria ottobrina e vuota della cittadina dormiente, pensoso.
Per fortuna non è andata così.

P.S.: il titolo del blog è quello della distribuzione Argentina

18/10/10

The world's greatest nothing

Valentino di K. Russell (1977)
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Altra biografia, ma di un personaggio poco musicale che incarna la fallocrazia russelliana di un animale da set nostrano, che fece la propria fortuna nel Nuovo Mondo... Rodolfo Alfonso Raffaello Piero Filiberto Guglielmi di Valentina d'Antonguolla, Rudy per gli amici.

Ancora grande sfarzo, qualche nudo, e ancora poco pathos. Pochissimo.

Con il gayo Nureyev nella parte dell'ambiguo siculo-americano

sempre pronto a lanciarsi in un intermezzo danzante

e la giuliva Carol Kane

che incontrerà anche il suo rivale -The world greatest lovers, interpretato dall' altrettanto ebraico Gene Wilder- nello stesso anno... Coincidenza?

E quel pazzo del regista col mega-megafono...

Giudizio: vuoto, come il successo di Valentino, e come le teste delle sue fans.
Il contrario del suo portafogli.

11/10/10

Crimine filmico

Ho visto


Crimes of passion di K. Russell (1984)



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nel 1984. Non mi era piaciuto granché, era una storia piatta condita con un po' di porno e Anthony "Psycho" Perkins nel ruolo del predicatore pazzo

sorta di belle de jour anni '80 con illuminazioni da fumetto Marvel

che non convinceva ne' come thriller ne' tanto meno come apologo moralista, specialmente per chi non aveva la più vaga idea di cosa fosse un rapporto di qualche tipo con una donna... O altro

Di questo primo episodio Americano di Russell avevo solo vaghi ricordi, ma l'impressione generale è rimasta quella. Brutta. In questo caso non è il lato spiacevole della trama, sempre filosoficamente molto British ma anche molto gay, dove sono particolarmente insistite le scene di coito accompagnate da una tremenda colonna sonora SO '80s (elaborata sulla "Sinfonia del Nuovo Mondo" di Dvorák)


e dove la lontananza dalla Cumbria è forse più dolorosa per lo spettatore che per l'autore, malgrado alcuni scorci rassicuranti


ci vivrà davvero qualcuno in un posto del genere?


qui è l'insieme a non reggere il solito peso monumentale di cui Russell si fa sempre carico; dopo tanta pompa magna imperiale, o meglio, Reale, sembra quasi impossibile inscenare qualcosa di vagamente artistico sullo sfondo di L.A., e questo ci fa riflettere sulla realtà cinematografica del cinema del Regime Nazi-Hollywoodiano, ma anche sull' effettivo valore dell'Ultimo Vero Re di Hollywood, David Lynch, e dei suoi ultimi film in part.

Anthony Perkins fa il verso al suo personaggio più famoso e rovinoso per la sua carriera:


e a proposito della mia avventata affermazione di prima (V.) ricordiamo che la migrazione di Hitch nel Nuovo Mondo ci ha lasciato alcuni titoli storici, veri e propri gioielli cinematografici, a partire dal qui parodiato, a Rope, a Rear Window, a Vertigo... Sicuramente tra i suoi film migliori.


Entrambi i lavori Americani di Russell visti finora (V. ep. prec.) sono tra i suoi peggiori, anzi, decisamente i peggiori, e questo dunque è il più grave limite, il confine invalicabile di Russell che è quello geografico, quello della sua stessa Inglesità, la quale racchiude in una densa (logo)sfera di grande potenza emotiva un cristallo d'arte Anglosassone; talvolta un po' piccolo rispetto alla mole dell'opera, ma tutto sommato funzionale, tra alti di altissima grossezza, e bassi di un molto basso eppur sottile acume satirico. Di questo delicato, improbabile equilibrio non resta vieppiù nulla in entrambi i Russell made in USA. Che sono, come la gag del pene umano


simply and plainly gross

e laddove il Maestro si adeguava perfettamente alla vastità ma anche alla grossezza del pubblico Americano, e il suo genio assumeva le proporzioni necessarie in ogni dimensione, Russell potrebbe forse fare lo stesso se non fosse tanto fissato con la sessualità e la condanna al giogo muliebre; inevitabilmente simili tematiche a misura di Hollywood tendono alla pornografia, che non ha speranza di poter essere in qualche modo interessante per gli amanti dell'arte.

Giudizio: come 26 anni fa, brutto

No Sex Please: We're Dead

Women in Love di K. Russell (1969)



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Film famoso per la lotta nuda dinanzi al camino, tra Oliver Reed e Alan Bates:


(invero eccelsamente fotografata da Mr. Billy Williams -quello di Ghandi) ma non altrettanto per quella in cui Glenda Jackson mette in fuga danzando una mandria di Higlands estremamente imbarazzate dal suo comportamento:

e con qualche scorcio della Good Ole England dei bei tempi andati, in stile Monty Python:

o meglio, nobile ispirazione per quest'ultimi -- e questo delizioso "effetto ottico" in cui la minuscola Jennie Linden sembra colpire il gigantesco Alan Bates:


c'è sempre qualcosa di tanto sontuosamente artistico, nei film di Russell, da rendere sopportabile e financo pregevole tutta la grottesca pomposità della messinscena; raro esempio di film non-musicale dell'Autore Britannico, è l'adattamento per lo schermo del romanzo di D.H. Lawrence (Lady Chatterley) scritto per lo schermo da un certo Kramer...



Come sempre, film da vedere, malgrado le due faccine. E malgrado tutto quello che si avrebbe giustamente da dire di contro, è raro che si possa riconoscere questa fondamentale qualità filmica in tanti titoli di uno stesso regista.
Probabilmente Ken Russell è il maggiore regista Inglese dai tempi di Hitchcock.
Il quale -è noto- è ancor oggi a parer mio il più grande regista nella storia del cinema. Non pensate che non sgomenti il Vs. blogger, il leggere le proprie parole qui e ora. Certamente non leggerò mai qui che Russell è il mio secondo regista preferito dopo Hitchcock; ma so riconoscere il talento quando lo vedo espresso in forma di film; e soprattutto quando lo vedo in sei o sette o otto film diversi di seguito. Verrebbe da chiedersi perchè il possibile secondo regista Inglese della Storia avesse tanto in simpatia ebrei e gay (potenziali o attivi), ma sarebbe come chiedersi perché al Primo piacessero tanto crimini e omicidi. Non vale la pena di una qualsiasi risposta.

Pubblico su YouTube questo breve spezzone: