27/12/10

Super Skipper

Da quando uscì nei cinema


Sixteen candles di J. Hughes (1984)
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sono passati ben più di sedici anni, l'età della interprete e della protagonista, l'indimenticabile fulvocrinita ashkenazita Molly Ringwald, di cui ho già scritto qui... Sixteen Candles dev'essere uno dei torrents più inseminati del mondo, pescato oggi nel giro di 15 minuti; peccato che non valga la pena dell'attesa. Dopo aver skippato un buon 50% di questo film mi rendo conto che non ci sarà mai più nulla di simile a una Molly Ringwald adolescente; la buona notizia è che non me ne importa un fico secco. Se non altro, non dovrò mai più sorbirmi un film come questo.



Nel film compaiono anche due giovincelli della famiglia Cusack, John


e sua sorella Joan:


Altri due famosi Americani con la J maiuscola, destinati ad una luminosa carriera nello star system.

Another film in the blog

L'esatto opposto di quanto ho scritto su Tommy (V.) a proposito della anima musicale del film, potrei scriverlo su questo


Pink Floyd The Wall di A. Parker (1982)
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tratto da uno degli album che ho sentito di più verso la fine degli anni '80, molto dopo l'uscita di film e disco, e malgrado i Pink Floyd non fossero nella mia dieta musicale; l'omonimo album è una delle cose + struggenti mai concepite, un "brutto viaggio" tra memoria, allucinazioni, fantasia, alienazione e depressione, una colonna sonora perfetta per l'epoca, assieme a tutto il repertorio dark, che pure era al 99% made in the U.K... Dobbiamo almeno prendere nota del fatto che in entrambe le due "opere rock" la figura del padre estinto (in guerra) e quindi la sua assenza sembra avere un ruolo determinante nello sviluppo anomalo dei futuri autori...


Interpretato, per così dire, dal giovane Bob Geldof -famoso soprattutto per questa parte il cui intero copione consiste della famosa battuta, che urla dopo aver gettato il televisore dalla finestra (chiusa):


"THAKE THAT, FUCKERS!"

The Wall mantiene lo spirito di psicopatia universale, e "urgenza di volare" dell'album,  


messo in scena con un ottimo lavoro di art direction 




e supportato efficacemente dalle animazioni lisergiche di Mr.Gerald Scarfe





con il rampantissimo Bob Hoskins nel ruolo del Rock and Roll Manager, che sputa champagne:


e addenta mezzo ananasso:


La mia scena preferita è in effetti quella con la mia canzone preferita dell'album, Nobody Home:


Paradossalmente, anche questo film finì per entrare nella mia colonna sonora esistenziale, sintonizzata all'epoca del film sugli anni '30/'40, grazie alla canzoncina d'apertura cantata da Vera Lynn, The little boy that Santa Claus Forgot:


P.S.: in The Wall non compaiono altre droghe che questa:


con tanto di Rizla rosse da rollare (sulla dx.); penso che queste cartine abbiano fatto più vittime dell'HIV negli anni '80;  erano talmente spesse che potevi fare a meno di metterci dentro qualcosa.

A wor(l)d of madness

Il film di questa notte è


Ordet
di C. T. Dreyer (1955)
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in cui tutto il cast sembra essere sotto ipnosi come quello di Herz aus glass, mentre arranca da un tinello a un soggiorno lamentandosi della fede altrui e della propria mancanza della stessa, fumando grosse pipe


e bevendo kaffee; visto in lingua originale con sottotitoli in Inglese, Ordet è senz'altro molto più interessante per il me stesso linguista che non per quello cinefilo, a onor del vero incredulo di fronte al fatto che questo titolo possa essere elencato in qualche "top list" più autorevole di quelle degli utenti di IMDB.


Ordet è uno sguardo all'interno della vita bucolica della Svezia dei bei tempi andati



quando andava ancora di moda morire di parto, ma anche resuscitare i morti avvalendosi della propria personale follia, in barba ai contendenti dell'unico vero "dio" che rimane invisibile ai loro occhi...


Se fosse il caso di farci un (altro) film di (altre) 2 ore, e perché, non spetta al blogger dirlo; del resto io sono di quelli per cui due millenni di superstizione made in Israel sono più che abbastanza, e da questo lato non ci sento (V.) proprio. Debbo contentarmi del cameo di questi nobili creaturi di passaggio:


perché per me qui non c'è nient'altro da ricordare.

P.S.: ancora, a proposito della magica "T" che abbiamo appena vista in Tommy (V.), qui appare nella locandina del film, e nello stesso ruolo:


26/12/10

Trucco a sorpresa

Sembra che il successo del precedente sopra-sopravvalutato Donnie Darko abbia decisamente montata la testa del suo autore, poi regista di questo


Southland Tales di R. Kelly (2006)
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che mi ha dato l'idea di una trovata  potenzialmente buona ma irrimediabilmente perduta già in fase di script, per cui non è rimasto proprio niente del possibile valore originario, fuori dalla testa del regista, e di qualche bloggers.  ST è un pasticciaccio brutto e interminabile, dove The Rock -pardon, Dwayne Johnson- 


 e Justin Timberlake


duettano assieme alla pornostar ed ex-ammazzavampiri Sarah Michelle Gellar


in un delirio inutilmente esagitato, dispendioso, super-giudaico e definitivamente caotico


dove risultano particolarmente imbarazzanti -per la loro inenza, purtroppo- i continui riferimenti al sesso, compreso quello automobilistico:


e con Cristopher Lambert, che sembra capitato sul set per caso:


ma, in compenso, nessuno ci fa caso. Unica cosa degna di nota del film è la colonna sonora di Moby, con qualche momento davvero intenso... Ma c'è anche questa gag surreale, che ho pubblicata su Youtube a causa delle memorie squisitamente oniriche che ha risvegliate in me, a proposito del trucco che spesso nei sogni riguarda gli spari delle armi da fuoco:


Come a dire che anche nel peggiore dei casi si può trovare qualcosa di straordinario; ma 79'' su 2:20' è decisamente troppo poco.
Giudizio: pochissimo.

Del sentire / Uomini col cappellino

Per quanto tedioso, come gran parte dei film di Wenders, e come temo siano tutti i tedeschi

Lisbon Story di W. Wenders (1995)
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ci riporta al discorso dell'altro giorno sul film-fumetto, che non ha bisogno di parole o di suoni, e di nuovo all'inevitabile gioco-di-parole riservato all'Italiano, del sentire. Nelle parole del poeta


(Pessoa); il film gioca su questo gioco di parole che è ignoto al Tedesco e all'Inglese. Non conosco il Portoghese, ma credo che anche lì come nello Spagnuolo, il verbo sentir valga per "rincrescere", e si limiti a questo senso nel suo raggio d'azione verbale, che da noi comprende ogni possibile sfumatura immaginabile nel  mondo dell'emozione.

L'emozione del film, in questo senso, proviene in part. dall'esibizione del gruppo Madredeus che esegue "Ainda":


Mentre in generale, l'indagine dell'Autore nel mondo del suono, che ci ripropone fra l'altro quel delizioso angolino di Lisboa già inquadrato in Der Stand der Dinge (V.)



e un fantasma dell'Harry D. Stanton di Paris, Texas (V.), l'uomo solo col suo cappellino sullo scenario deserto- è essenzialmente un flop,



e ancora una volta mi ritrovo a chiedermi se davvero abbiamo (mai avuto) bisogno dell' autore "intellettuale", che facendo un film scrive un libro visivo sul cinema, come fa Wenders, più di un genio del fumetto come lo era Leone, che seppur tera-tera inventava cose, le quali poi si sono riciclate oltre la sopportazione, ma soprattutto quanto è grande oggi il bisogno di quelli definiti "istintivi", gli "strani", o financo "malati", che alla fine sono gli unici a darci qualcosa di assolutamente nuovo, di imprevedibile, talvolta sconveniente, talvolta incomprensibile, e alla fine assolutamente artistico.


Wenders è più o meno l'esatto opposto del genio; è un critico che fa film di mestiere, e per quanto mi riguarda potrebbe benissimo scrivere di cinema anziché farlo, con la differenza che oggi farei a meno di leggere le sue cose, mentre da un paio di decenni mi capita di guardare i suoi film. 

Scriverci anche sopra, poi, mi sembra eccessivo.


Il film si apre
e si chiude


salutando Fellini; che era uno dei pochi davvero "strani", che faceva film-fumetti non per reinventare la storia ma per ricreare un sogno. Uno dei pochi, pochissimi "grandi" che hanno avuto accesso al cantiere onirico. Un solo fotogramma di un film qualsiasi di Fellini vale quanto la filmografia di Wenders al completo; perché mentre il Tedesco continua a cercare e a trovare risposte facili (un inglese direbbe for a song, in questo caso) Fellini non se n'è mai preoccupato, e tutte le domande che ogni amante del cinema potrebbe o dovrebbe porsi  su di lui e i suoi lavori, sono immensamente più preziose. 

Il mio giudizio: (ancora una volta) teutonico.

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Le festività del Natalis hanno portato l'invasione Cinese sotto una nuova luce, facendomi scoprire due sapori finora sconosciuti; e non sono quelli di cani o cetacei, ma della preziosa centella asiatica, piantina dalle innumerevoli proprietà terapeutiche -e dal gusto eccellente nella tisana, assieme al basilico- e quello esplosivo della Ya Li, o pera bianca cinese, specie ibrida di pera cinese, che scopro poi essere l'unica pera cinese a forma di pera.

Una novità che pure arriva da molto lontano, è il mio nuovo amico Samoiedo, che ho incontrato oltre un cancello l'altroieri; è stato un incontro toccante, non solo nel senso fisico dell'accarezzamento, ma anche quello figurato, per cui due individui soli come dei cani si sono confortati l'un l'altro per un breve istante, tra i suoi mille uggiolii affettuosi e i miei numerosi complimenti per i suoi fantasmagorici capelli...

A questo proposito mi tornano in mente le parole nel film di prima, dove il poeta si coglie in fallo a "non amare", e ci scrive sopra i suoi patetici versi; per me è impossibile non odiare le auto, la gente che guida le auto, la TV e chi la guarda, le sigarette e chi le fuma... Le guerre, e chi le fa... Allo stesso modo, non mi è proprio possibile non amare il primo -o la prima- che incontro per strada, e alcuni dei miei post sono qui a testimoniarlo. Non è una cosa che potrei mai simulare (sul mio set quotidiano), ma nemmeno nascondere...
Il fatto che non siano MAI della specie homo sapiens, è l'ultima cosa che mi preoccupa ora.
E non è mia intenzione farlo in futuro.

23/12/10

Spaghetti riscaldati

Questa mattina guardavo piccoli dischetti volanti bianchi, grandi come piatti, atterrare inosservati qua e là nei giardini del vicinato, nel rione in cui abitavo da bambino... Poco dopo mi trovavo in compagnia dell' "unica ragazza della mia vita", che ovviamente non conosco; ma ricordo il suo accento spagnolo quando diceva "Sempre coragio!"

Questa sera:



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Scaricato perché è tra i titoli più frequenti delle liste "top movie" su IMDB; forse riuscirò a capire il motivo di tanta simpatia per questo titolo fra gli Americani solo quando Wes Anderson farà un film sullo sbarco dei Mille....
Ma Forse.

Per il momento, vedo l'Andalucía che interpreta l'America 





in una sorta di parodia seria del cinema western hollywoodiano, con personaggi laconici, macilenti, furbacchioni, infami, che soltanto un italiano poteva ritrarre con tanto paradossale realismo, inventando di pianta non troppo sana gli anti-eroi di una mitologia straniera, e senza mai dimenticare lo stile tutto giapponese di Kurosawa, al quale Leone rubò spudoratamente Per un pugno di dollari (il motivo del gesto), ma poi fu costretto a ripagarlo, due anni prima di questo.


Il film è tanto sempliciotto quanto è impeccabile nella sua funzione di intrattenimento almeno per la prima ora di durata, prossimo alla perfezione definita da Hitckcock paragonando il cinema al fumetto, alla visione che non ha bisogno di parole; e in effetti le lunghe sequenze mute sono divenute un marchio di fabbrica di Leone, spesso i suoi dialoghi sembrano aggiunti a scopo puramente esplicativo, o addirittura estetico, e non è nemmeno difficile vedere questo lavoro come un lungo, interminabile video musicale per la colonna sonora -altrettanto famosa- di Ennio Morricone, composta pare collo stesso spirito di goliardia ruspante, facili entusiasmi e grossolana ironia che pervade il film. Certo, lo puoi considerare un film-fumetto perfetto... Solo se ti piacciono i fumetti western. Non è difficile dunque capire perché piaccia tanto agli Americani, e non lo sarà per il mio lettore capire perché non piace al blogger, se ha letto almeno un paio dei post precedenti.
O almeno questo.
Giudizio: caciottaro.