27/06/11

Sunsetter


Sunsetter © 2011 LexyLex 

Today I've finally found the words to send this umpteenth wordless song of mine to my virtual friend Jake, lead singer of Hollowmoon (See). At least "virtual friends" may be much better than what they used to call in the past century, "imaginary friends"... This music came to say something to your blogger and virtual musician; something that I couldn't read, see or even understand, but I still can hear and feel, so I can only hope even Jake will be able to feel it and perhaps to add some of his finest poetry... and to sing it.
That would be just great.
Music is so close to dreams.

Googling around to find the right words (that this song with J's voice would make me faint) I also happened to know of this higly idiotic game, called fainting game; in fact, by the number of names they gave to it, that's even more than idiotic: it's popular! So, until the day J & I'll be able to offer you a musical swoon, good choking everyone.

Suini e monarchi

Questa sera ho iniziato a guardare questo promettente incipit di

Violent Blue di G.Hatanaka (2011)
-
ma dopo aver saggiamente skippato lo sgozzamento suino non ho trovato un solo indizio che lasciasse sperare in qualcosa di meno peggio nella seguente mezz'ora di film;


e infine quelli che appiccico qui sono fotogrammi non casuali, ma talvolta causali della mancata visione di questa infame, grossolana, squallida,vergognosa parodia di film "surrealista" di cui solo la bruttura rasenta i confini della realtà





Giudizio: inguardabile.
A conseguenza di ciò, capita un altro "più grande film Britannico", un'opera di cui conoscevamo benissimo alcune battute, tratte dai versi dell'immortale Bardo, in primis:


(benché sia il finale)

e in minor misura questa:



non altrettanto nota, ma sicuramente più popolare del seguito:

 

Il film, si sarà capito è

 
Richard III di L. Olivier (1955)
☻☻☻
sulle gesta dell'insano Plantageneta storpio, deforme e fratricida e la sua sanguinosa scalata al trono dell'isola di Inghilterra, da sempre governata collo scettro di maniaci guerrafondai ubriaconi sodomiti e/o incestuosi le cui memorie sono cesellate in oro nella Historia Umana.





Il film -oltre ad un ottimo esercizio di Olde English- ci offre la rara occasione di sentir pronunciate le fatidiche parole che abbiamo viste uscire per tanti anni dal becco di zio Paperone:

Tut, tut, tut!

e ci propone la peggiore delle ipotesi riguardo la controversia storica intitolata "Princes in the tower":

Quella dello zio mandante.

Oltre alla curiosità araldica a proposito dell'emblema personale di Riccardo:

il famoso cinghiale bianco cantato da Battiato

che era di fatto un animale sacro ai Celti (e agli Indiani)
e il Triskelion di Thomas Stanley, Primo Conte di Derby, e Re di Mann:


(e simbolo della Trinacria) di cui vediamo qui le radici non meno primitive.
Altro aneddoto da IMDB, è il personaggio su cui Olivier avrebbe basato il suo Richard, questo

"much despised"

Jed Harris, il figuro su cui si narra che la Disney abbia basato il "brutto lupo cattivo".
E malgrado il linguaggio generalmente obsoleto, l'espressione più desueta qui è pell-mell:
In a confused, rushed, or disorderly manner (adverb) + Recklessly hasty or disorganized; headlong (adj.)
Example: Light me a Pell-Mell, well ye?

Giudizio: Shakesperiano.

26/06/11

L'ultimo cartoon

Home on the Range di W. Finn, J. Sanford (2004)
☻
Un fiasco completo; tale da convincere la Walt Disney Pictures, fucina dei più famosi cartoons della storia, a chiudere la fabbrica dei disegni per dedicarsi ad altro.
Fino all'uscita di The princess and the frog (V.) nel 2009.
In effetti il film è a dir poco caracollante, le canzoncine western sono tremende, e l'idea di tre vacche protagoniste di una caccia al ladro è quantomeno ridicola, benché questo dettaglio non ci avesse scampata la produzione del primo sequel di Charlie's Angels solo un anno prima...
Un film talmente brutto che il KMP player si è rifiutato di acquisire dei fotogrammi da incollare qui.
Accontentatevi del trailer:


Con l'ex-governatrice del Texas ed ex-etilista Ann Richiards, nella parte della vacca Annie.
Giudizio: ovvio, vaccata.

24/06/11

Arthur*

A hard day's night di R. Lester (1964)
☻☻☻
è un titolo che vedo spesso elencato tra i Migliori Film della Storia del Cinema. Inglese, perlomeno.
Dopo aver visto Magical Mystery Tour (V.) del 1967, questo lungometraggio "promozionale" dei Fab 4 ci appare ancora più ingenuo, se possibile, in tutta la sua frenesia rivoluzionistica -ma moderata- per quanto sia facile immaginare che una tale "anarchia" audiovisiva fosse più o meno inimmaginabile all'epoca, e certamente l'idea di condividere i retro/fuori scena della più famosa rock band della storia doveva essere -e temo lo sia ancora- semplicemente irresistibile per i fans. LE fans, soprattutto. Il film è costato 500.000$ e ha guadagnati 8 milioni  già nella prima settimana.


La trama è inesistente, come in MMT la MdP vaga tra interni ed esterni seguendo i Ns. incessantemente assediati dalla calca muliebre in delirio, fra vagoni merci 


camere d'albergo, e stradine di campagna

(Dove Richard "Ringo Starr" Starkey incontra un giovane collega sfaccendato)

e capita sempre l'occasione per una bella cantata, fino al rocambolesco concerto finale

con un cameo del regista che è ancor + schivo di Mackenzie (V.) -- Lester è quello tra i due tamburi

Gag poco sensate e giochi di parole (su tutti, la risposta di Harrison alla domanda del reporter "What would you call that hairstyle you're wearing?" -- "Arthur." -- appunto*) 

(compresi i bobbies che corrono, à la Benny Hill)

si susseguono in un'atmosfera mockumentaria -che allora chiamavano "cinema-verità"- divertita e rockeggiante; mentre in MMT la figura dell'"adulto" toccava allo "zio di Ringo" qui c'è il "nonno di Paul", interpretato da 

Wilfrid Brambell

che tutti gli Inglesi conoscevano come lo Steptoe del serial Steptoe & Son (da cui poi l'Americano Sanford & Son); per chi non conosca questo dettaglio, e il fatto che il protagonista del telefilm fosse spesso additato come "dirty old man", il riferimento ricorrente a colui come "very clean man" può apparire incomprensibile... finché non lo si legga qui su IMDB. 

La cosa migliore del film -al di là dell'occasionale svago e del valore documentario- è la fotografia in B/N di Gilbert Taylor (quello di Repulsion e Dr. Strangelove), la peggiore è senz'altro lo Scouse imperante nei dialoghi, che per il povero blogger rende obbligatori i fastidiosi sottotitoli; la reazione "campanilistica" di McCartney all'idea del doppiaggio non risolve la poca comprensibilità (tra le caratteristiche principali del peculiare accento Britannico la velocità è quella che ti frega) di alcune battute, e in effetti per qualcuno può essere meno ostica la parlata dei cowboys; d'altro canto, l'audio non è meno prezioso del video in quanto documento, e i 4 di Liverpool che parlano un Inglese mid-Atlantic (che rendeva universalmente comprensibili molte produzioni fino al millennio scorso) apparirebbero a dir poco inverosimili...
La solita nota a proposito degli Eletti, fortunamente unica, riguarda questo breve dettaglio:

ottimo esempio di product placement

e a questo pro non possiamo dimenticare che il manager dei Beatles si chiamava Epstein.
Giudizio: SO '60s.

Il mio rapporto personale con i Fab 4 è stato di completa, beata ignoranza per più di 3 decenni, con l'occasionale incontro multi-mediale involontario che è inevitabile per ogni consumatore del settore intrattenimento; solo verso la fine del primo decennio del 2000 ho iniziato ad apprezzarli, ma non prima di averli incontrati in uno stranissimo episodio onirico in cui i quattro non avevano le fattezze arcinote al resto del mondo (quelle multimediali, appunto) e nondimeno erano proprio quei famosi quattro... Essendo un salotto lo scenario del mio sogno, con un divano in primo piano, questa sequenza in una camera d'hotel mi è apparsa altrettanto stranamente familiare:


Un altro rimando onirico degno di nota, benché non riguardi i protagonisti ma la scenografia, si trova in questo passaggio di un mio vecchio Liber Somni: "Passo sotto i portici, e attraverso un largo taxi londinese [...] Non mi fermo solo perché c’è la mia donna a bordo; entro da una portiera ed esco dall’altra."
Questo è esattamente quello che fanno i Beatles in questa sequenza:


fuggendo dalla solita orda di femmine in calore; il fatto che si tratti proprio di un "largo taxi londinese", assieme all'evento non meno desueto dell'attraversamento del veicolo, mena seco lo stesso dilemma insolvibile di Malpertuis (V.): è nato prima il sogno o il sognatore?
E, soprattutto: chi se ne importa?

23/06/11

Almost there

L'avvento della tennologia digitale che ci ha dato forse il suo miglior franchise disneyano -Toy Story- negli anni passati non ha fatto un granché bene alla Disney, a partire dall'aborto completo di Fantasia 2000 (V.), fino al "capolavoro" presunto The Lion King, che al blogger non era piaciuto proprio; e non solo per la infame scopiazzatura della trama ma anzi, soprattutto, per la piattezza schiacciante e la freddezza "innaturale" delle colorazioni elettroniche e degli innesti digitali intrusivi che hanno funestato altri titoli, come Beauty and the Beast e Tarzan.
Anche questo,

The Princess and the Frog di R. Clements, J. Musker (2009)
☻☻☻
è palesemente ombreggiato al computer, ma i disegnatori inseguono l'ideale di animazione "pura", con dei personaggi diseg/nati per vivere su scenari incantati, che ha sempre contribuito alla "magia" dei classici Disney dei tempi d'oro;  



free desktop wallpaper!!



e con il solito intermezzo psichedelico disneyano, qui in versione vodoo:


Quella sorta di "alchimia" che rende davvero unici i vecchi Disney è sicuramente dovuta alla completa dedizione dei lavoratori disneyani alla missione disneyana, per non parlare della carta, degli inchiostri, della "umanità" delle tenniche analogiche... tutta roba dei tempi che furono e che non saranno mai più; ma bisogna ammetterlo, forse anche grazie all'evoluzione di hardware&software, The Princess and the Frog è un quasi -classico, dove anche il fattore jazz e l'atmosfera di New Orleans giocano un ruolo-chiave nell'insieme.
Il mio giudizio -come dice la canzone- è il titolo del post.

21/06/11

Prrrr... ete

Tratto dalla ominima graphic novel


del Coreano Hyung Min-Woo


Priest di S. C. Stewart (2011)
-
è interessante soprattutto per le ambientazioni che passano dall'atmosfera fradicia e distopica di Blade Runner



in città-prigioni governate dalla chiesa, dove svetta il simbolo del Male in versione neon:


allo scenario da western post-apocalittico rappresentato da quell'imbonitore di Brad Dourif (as Honest John)


con interferenze di kung-fu movie


pesantemente sottomesse all'iconografia cristiana


in chiave futuristico/



horror

in un pazzo mondo alternativo dove i preti servono a qualcosa;  e con un finale canonico sul treno lanciato nel deserto


buon lavoro di art direction


e basta; il pensiero che tutta la faccenda ruoti attorno al salvataggio di questa... cosa:

  
rende il tutto ancor meno accettabile.

Qui il vecchio Cristopher Plummer (as Mons. Orelas) non lascia intravedere nulla di strano (V.)


 e nel ruolo del titolo Paul Bettany non lascia intravedere niente di niente.


Giudizio: un altro Coreano, e ancora del Sud.

Oggi è il primo giorno d'Estate:


il Gelsomino è soave (sarà per via dell'enkefalina?)


il Rayleigh scattering improvvisamente cinematografico