24/05/10

And so on. Again.

Harrison Bergeron di B. Pittman (1995)
☻☻☻

è una distopia al vetriolo tratta da un racconto di Vonnegut, ambientata in un'America dove il Q.I. viene mantenuto uguale e costante per tutti i cittadini attraverso comode fasce (bands) elettroniche che livellano le onde cerebrali; benché l'anno sia il 2081 l'intero scenario è quello degli anni '50, auto e guardaroba compresi. Qui hanno luogo le vicende del protagonista e titolo dell'opera, ragazzo problematico a causa del suo quoziente intellettivo, gravemente sopra la media...


Presto scopriamo che in questo stato di apparente giustezza assoluta anche una anziana shoplifter può finire davanti al plotone d'esecuzione in prima serata, come qualsiasi altro cittadino manchevole:


Harrison Bergeron è un film Showtime; modesto, cinematograficamente parlando, mentre il valore della sceneggiatura è tale che la sua visione ha richiamati alla mente svariati titoli successivi a questo (da Pleasantville all'infame Equilibrium) che in qualche modo richiamano alcune delle idee qui concentrate e ben orchestrate, ma che in generale non hanno avuto lo stesso impatto positivo su di me. La partecipazione di Sean Astin, che ricordiamo come il bambino dei Goonies prima e come Samwise Gamgee in Lord of the rings dopo, è a dir poco intensa

Astin è tra l'altro una delle poche facce genuine e simpatiche in circolazione a Hollywood, e sicuramente questo lo deve anche a papà John, che qui compare in un cameo:

Benché non sia un genitore biologico (e si vede) ha lasciato in eredità qualcosa di raro a vedersi in questo settore dell'industria.


Infine, HB è una distopia che, lungi dalla demenziale leggerezza di Idiocracy e dalla rigidità risibile di Equilibrium, riesce a raccontare un mondo grottesco degno di Vonnegut con qualche attimo di profondità inattesa, ma senza gravare sull'economia narrativa; una gran brutta storia rappresentata abbastanza bene da non rivelare la sua effettiva bruttezza (e la conseguente bellezza della messinscena) fino alla fine.
Giudizio: sodo.

P.S.; ritroviamo qui quel vecchio drago di Christopher Plummer, che qualche tempo fa abbiamo sospettato essere un semplice lucertolone...
Per qualche motivo, qui compare il medesimo "effetto ottico"; o meglio, oculare:

(Cliccare per un brivido rettilineo)

Nessun commento:

Posta un commento