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17/03/10

Another guy, another llife

Prosegue il Ciclo Maddin con questo


Brand upon the brain! di G. Maddin (2006)

dove scopriamo che l'Autore -qui nei panni del protagonista Guy Maddin- non è nato a Winnipeg, ma su un'isoletta al largo della costa Canadese dove i suoi gestivano un orfanotrofio, un faro e un laboratorio segreto per estrarre linfa della giovinezza ("orphan nectar") direttamente dal cervello (dal cervelletto, in verità) degli ospiti, grazie all'anello di famiglia...


Ancora cinema "puro" colle virgolette, un'altra riproduzione cinematografica in 8mm gonfiato; ancora muto parlato, questa volta con l'inconfondibile voce off della Rossellini che parla un Inglese più comprensibile dell'Italiano;

Ancora una madre iper-protettiva, qui munita di telescopio e aerophone (invenzione del vulcanico marito) per mantenersi in contatto con il figlio perennemente imbronciato;


Ancora l'inesorabile tara genetica del Manitobense! E ancora vignettature a piene mani:

Le novità sono un montaggio frenetico, quasi irritante in alcuni passaggi, e un abuso di didascalie che finiscono per zittire la voce narrante;


Un po' di horror, senza nessuna intenzione di serietà:

un po' di nudo qua e là


E infine qualche fondale nero (molto Grandmother)

e l'elemento meta-scenografico del fumo, presi in prestito da Lynch assieme all'ex-moglie

Non è il mio preferito di Maddin, direi anzi che sui tre visti questo è all'ultimo posto; ma è pur sempre, incontrovertibilmente, un film di Maddin. Grande falsario, grande post-realista; grande ricostruttore del cinema, per cui la memoria e ogni sua deformazione possibile sono sempre fondamentali nelle sue storie. Inevitabilmente, grande sconosciuto. Qualche indizio da cartellone:


e da trailer:


Prossimamente su questo blog, Dracula: pages from a virgin's diary.

16/03/10

Cheers

Chi ha scritto questa roba è anche l'autore dei dialoghi di My Winnipeg (V.); e a differenza di quello, che per quanto godibile non si può definire comico, qui ogni tanto si ride:

The saddest music in the world di G. Maddin (2003)
☻☻

Nella scena qui sopra, ad es., abbiamo una vera e propria lezione di comicità: se il protagonista della gag fosse un tizio qualsiasi, non ci sarebbe niente di buffo; peggio ancora se fosse un tizio qualsiasi sospetto di ebbrezza o malattia mentale ma, trattandosi invece di una signorina elegante e dai modi urbani (anche se dice di avere un legame psichico con la sua tenia), il fatto che al congedarsi del suo ganzo per "una mezz'ora" lei si stenda sulla neve per "fare un pisolino" è davvero esilarante... Probabilmente non lo è per gli abitanti di Winnipeg, che come ormai sappiamo sono in gran parte sonnambuli:

e non è questo l'unico motivo per esser lieti di non abitarci.
TSMITW sembra non contenere elementi autobiografici come quelli che si potevano sospettare (a partire dal titolo) in My Winnipeg; lo scenario -perennemente innevato- è lo stesso, ma l'epoca è quella del proibizionismo Americano, quando negli U.S. i gestori di speakeasies si arricchivano alle spalle degli assetati, mentre in Canada la birra scorreva a fiumi; qui si svolge il bislacco agone musicale che vedrà premiata la melodia del titolo

Africa batte Canada: i vincitori si godono un bagno nella birra

e si rivivono in flashback le tragedie che portarono all'amputazione delle gambe della bella di turno, la baronessa della birra Lady Helen Port-Huntley (Isabella Rossellini), a cui infine vengono provvisti degli arti degni di tanta assurdità:

di vetro, e colmi di spumeggiante birra Canadese.

Il film è un "falso muto", che riproduce la sostanza filmica d'epoca con pellicola sgranata, vignette, sfocature, un tocco di ex-pressionismo Tedesco

brevi esplosioni di colore, e qualche sublime proiezione in trasparente

A differenza di quanto avevamo letto, questo titolo di Maddin è già molto più accessibile del precedente (e cronologicamente successivo), e l'inevitabile eccesso di bizzarria che può derivare dal freddo intenso o dal sonnambulismo non ci priva del gusto di un paio di sane risate.

Almeno in questo caso non vogliamo sospettare del solito simbolismo diabolico vedendo questa scena, quando la Rossellini accompagna il gesto con l'inequivocabile epiteto:


cuckold
(curnuto)

Sono già in via di pescaggio Dracula: pages of a virgin's diary e Brand upon the brain

15/03/10

Canada bel suol d'amore

Quello che mi chiedo dopo la visione di

My Winnipeg di G. Maddin (2007)
☻☻

è quello che si chiedono tutti, come quando si vedono quelle vecchie foto di sedute spiritiche con qualche ectoplasma che sembra finto, ma nessuno ha mai visto un ectoplasma dal vivo, e dunque...

Che Winnipeg sia la città con più sonnambuli al mondo?

Che migliaia di comparse in divisa nazista invasero la città in occasione dell'If Day?

Che il parco dei divertimenti Happyland fu raso al suolo e i suoi resti divennero parte della baraccopoli pensile sui palazzi cittadini (con una P in meno)?

Che un branco di cavalli fuggiti ad un incendio provocato da uno scoiattolo su un traliccio dell'alta tensione si tuffarono nel Red River restando prigionieri dei ghiacci?

Che il ponte d'acciaio costruito dalla compagnia londinese Vulcan Iron per collegare le rive del Nilo a causa di "specifiche errate" fu svenduto alla capitale del Manitoba a un prezzo stracciato?

Etc., etc.?

Quello che mi chiedo è: esiste qualcosa di nome Winnipeg?
Il film di Maddin è qualcosa tra un cinegiornale e un film surrealista, avvolto in una catena ininterrotta di parole che descrivono la sua esistenza assieme a quella della sua città; la sua fuga in treno dai confini cittadini è sospesa in un'atmosfera onirico-letargica mentre i fantasmi incombono fuori dal finestrino


Probabilmente molti dei fatti qui rappresentati, tra filmati d'archivio e ricostruzioni, corrispondono a una qualche realtà; ma quello che mi sembra più interessante del film di Maddin, una sorta di "Zelig" espanso da livello individuale a metropolitano, è la improbabilità di ogni cosa, a partire da una città perennemente innevata che a questo punto dell'inverno 2010 (il 15 marzo) mi sembra la cosa più assurda in assoluto; come la memoria di fatti e personaggi finisce per assomigliare a quella dei sogni, rivelando la vera natura di questa eufemistica vita in fondo al cielo.
Anche nel mio blog, come a Winnipeg, tutto è eufemistico.

Questo per alcuni è il film "più accessibile" di Maddin; un ottimo motivo per cercare subito gli altri.