31/12/10

L'ultimo film

per quest'anno è:


Big Fish di T. Burton (2003)
un film che avrebbe potuto essere di Spielberg con Jack Nicholson protagonista, è diventato un film di Burton con Albert Finney, nella parte del moribondo narratore di tante mirabolanti fantasticherie 


una trama che ci ricorda quella del (ben + riuscito) The Fall (V.) ma ambientata nel Profondo Sud; tutto il cast sembra cercare di imitare Matthew McConaughey, mentre le memorie posticce del vecchio Ed Bloom


impersonato dal giovane Ewan McGregor, si materializzano sullo schermo...


Film stranamente "solare" e "familiare" malgrado il tocco neo-gotico dell'autore, ci offre tra l'altro l'interpretazione del più grande attore che abbia mai calcato un set:





un volto a dir poco interessante, e uno dei più piccoli:


Danny De Vito, nell'inedito doppio ruolo di direttore del circo e licantropo ammaestrato:



e la solita "Illuminata" Bonham Carter:


 più carina del solito.
C'è anche il creaturo del titolo:


che ha un anello d'oro nella pancia... Ma questa storia devo averla già sentita da qualche parte.
Tutto sommato, divertente.

30/12/10

Pensieri

Ieri ho festeggiato degnamente il mio 45mo compleanno, con l'aiuto dei miei fratelli medicei; il regalo migliore è arrivato da MM2 -con cui ho condiviso un tetto per quasi due anni- che in confidenza mi ha rivelato: "Ieri ho pensato al massimo 2 volte." -- L'ironia della frase è ovviamente riferita all'abuso di droghe e/o alcool, ma è stata soprattutto la spontaneità assoluta della frase che mi ha strappata una sincera, grassa risata, un evento rarissimo provocato da una persona reale, e non multi-mediale, che da un lato dovrebbe farmi riflettere sulle mie condizioni sociali; dall'altro, non me ne importa nulla, e mi accontenterei di avere riso di gusto anche una sola volta all'anno, ma al momento giusto, e per il giusto motivo. Come ho già postato prima, sono convinto che le persone intelligenti hanno sempre qualcosa di meglio da cercare oltre il divertimento e le risate, perché c'è sempre e comunque qualcosa di Altro, e molto più interessante, al mondo. Per quanto riguarda il Vs. blogger, una battuta intelligente è il migliore regalo di compleanno che possa ricevere, ma non può essere progettato e costruito e confezionato, l'unica condizione perché funzioni è che sia improvvisato e immediato; adesso è anche immortalato nel mio blog, per la gioia del mio lettore... 

In serata ci siamo visti



Casino Royale di M. Campbell
dove l'inseguimento iniziale (il primo fatto a piedi) che porta il nostro in cima alla gru (e poi giù di nuovo) in un cantiere vale da solo tutto il film; che in effetti non ripropone scene d'azione a questa altezza, ma non ci fa mancare niente dei classici ingredienti di 007, su scenari esotici che vanno dalle Bahamas


al lago di Como


passando per l'affollatissima Venezia, dove James riesce ad affondare un intero palazzo:


e con una particina -senza schiaffoni sonori- di Giannini


Casino Royale ci offre anche una tortura molto poco cinese ma anche molto più efficace del laser gigante che si avvicina ai gioielli dell'eroe: la percussione diretta, per mezzo di un robusto canapo ben annodato


che è un vero rompimento di palle, ma non abbastanza per piegare James Bond. La sorpresa più grossa del film è l'inatteso rapporto stabile con una femmina:


che ovviamente non può durare a lungo. (Alert: Spoiler!)

Paradossalmente, il "brutto" ma tosto Daniel Craig è senz'altro più credibile di tutti i precedenti 007, non solo per il physique-du-role


ma perché se esiste qualcosa di simile a uno 007 -agente segreto con licenza di uccidere ma anche elegante donnaiolo e amante del lusso- probabilmente ha una faccia più simile a questa. O meglio, questa è la mia impressione. Ancor più paradossale, il fatto che costui calchi le scene dall'età di 6 anni (!) mentre non ha nemmeno la faccia da attore.

29/12/10

Birth Day

I'm in arrears with my daily English words; even though I'm receiving one every day I didn't know how to tell you there were some left in my mailbox; well, they are ARREARS, so here we go now:

enspirit \en-SPIR-it\, verb:  To infuse life into; enliven.

olio \OH-lee-oh\, noun:
1. A mixture of heterogeneous elements; hodgepodge.
2. A dish of many ingredients.
3. A medley or potpourri, as of musical or literary selections; miscellany.
(my former teacher Harry, from London, didn't know the meaning of this one=)

impetrate \IM-pi-treyt\, verb:  To entreat; ask for.
We should know in the first place that enreat means:
1. Ask someone earnestly or anxiously to do something. 2. Ask earnestly or anxiously for (something)
(but we don't)

palingenesis \pal-in-JEN-uh-sis\, noun:
1. Rebirth; regeneration.
2. In biology, embryonic development that reproduces the ancestral features of the species.
3. Baptism in the Christian faith.
4. The doctrine of transmigration of souls.

Still I don't know why a "rebirth" has to be called with a greek word meaning "to sink"... Yet I know, that definitely is NOT the weirdest thing of christiandom...

tristful \TRIST-fuhl\, adjective:  Full of sadness; sorrowful.

I just needed this one: I've always been sad, blue, gloomy and sorrowful, today I'm tristful. Much better.
And I know what I'm doing right now:

divagate \DAHY-vuh-geyt\, verb:
1. To wander; stray.
2. To digress in speech.

(giving a modern meaning to this old verb=)

scurf \SKURF\, noun:
1. The scales or small shreds of epidermis that are continually exfoliated from the skin.
2. Any scaly matter or incrustation on a surface.

Not sure I want to use this one.

hyaline \HAHY-uh-lahyn\, adjective:
1. Glassy or transparent.  noun:
1. In biochemistry, a horny substance found in hydatid cysts, closely resembling chitin.
adjective:
1. Of or pertaining to hyaline.
noun:
1. In biochemistry, a transparent substance found in cartilage, the eye, etc., resulting from the pathological degeneration of tissue

I know this one, very similar to our ialino; I guess i could use it in crossword puzzles, so as the Italian one.

pogonip \POG-uh-nip\, noun:  An ice fog that forms in the mountain valleys of the western U.S.

We don't need to know this, as long as we're not there.

estivate \ES-tuh-veyt\, verb:
1. To spend the summer, as at a specific place or in a certain activity.
2. In zoology, to spend a hot, dry season in an inactive, dormant state, as certain reptiles, snails, insects, and small mammals.

I'm not that kind of mammal, yet I know how I'd like to estivate next summer...

horripilate \haw-RIP-uh-leyt\, verb:  To produce a bristling of the hair on the skin from cold, fear, etc.; goose flesh.

I know, I know, this is from Latin, there is pilum in it... Horripilating.

bespoke \bih-SPOHK\, adjective:
1. Made to individual order; custom-made.
2. Of the making or selling such clothes.
3. (Archaic:) Engaged to be married; spoken for.

Some phrases of the week:
Fed up: Meaning To have had more than enough of so mething or someone, or to be bored with or tired of the same.

I already knew this one. I'm kind of fed up with English idioms.
Today is my birthday. I guess I should give birth to somehing, but I still don't know what.
I'll better move to the kitchen.

Il crocevia del montatore*

Jon Polito

Albert Finney

e Gabriel Byrne

sono i protagonisti di


Miller's Crossing di J. Coen (1990)
un ennesimo Mosaico Filmico tratto da due libri di Hammett, uno dei quali -Red Harvest- fu la base per la sceneggiatura di Yôjinbô e Per un pugno di dollari (V. post prec.).



C'è una pagina intera qui, dedicata al glossario del film, ovvero lo slang dei gangsters anni '20, a causa del quale Miller's Crossing sarebbe stato più o meno incomprensibile senza sottotitoli, con i quali è perlomeno possibile conoscere la dizione di tante parole incomprensibili; prima fra tutte il termine "shmatte", che sta per straccio, ma essendo yiddish è un epiteto adatto solo ad un giudeo.


Il termine "twist" invece qui si usa per indicare una donna; sarà per questo che al film dei Coen, paradossalmente, manca proprio quel twist che è il loro marchio di fabbrica, e di cui è più o meno interamente composto il loro film più cinematografico, Barton Fink -- scritto, qui si dice, durante una pausa da writer's block durante le riprese di questo.


Sempre in qualche modo eleganti, i Coen, sempre coerenti nel loro vagabondaggio -o dovrei dire Esodo- cinematico attraverso epoche e generi, sempre eccellenti nel loro minuzioso lavoro di riciclaggio d'arte, come abbiamo già avuto modo di vedere più o meno un anno fa, qui proiettato nell'ambiente magico della malavita Americana che l'utente Mr. Morry di Argonet.uk suggerisce "can perhaps be seen as a pastiche of all gangster movies"...

Qui in un cartellone che annuncia un incontro di boxe alla "Masonic Hall" vediamo battersi Lars Thorvald, il mefistofelico vicino uxoricida di Jimmy Stewart in Rear Window; è una sorta di avvertimento, un annuncio pubblico che dice allo spettatore Gentile e attento: "questo è il nostro regno, qui facciamo tutto quello che ci pare, con tutto quello che ci pare."


E tu puoi solo stare a guardare.

Con Steve Buscemi, in una particina iper-logorroica


un memorabile assolo di Thompson del vecchio Finney


e John Turturro che sa piagnucolare divinamente, anche se a quanto dice lui stesso la sua interpretazione è in effetti una imitazione di Barry Sonnenfeld (il direttore della fotografia)


Il mio preferito del cast è lui:


che guarda attonito il cadavere nel vicolo. Ed è anche la mia scena preferita.

A proposito di Crossing, il film mi ha insegnato un significato del verbo to cross che non conoscevo: 
E nient'altro.

Per quanto mi riguarda, Miller's Crossing sarebbe (stato) molto meglio in bianconero:



*Il titolo del post si riferisce a questo.

28/12/10

Imitazione allo specchio

Mi ha sempre incuriosito il titolo originale di "Lo specchio della vita",


Imitation of life di D. Sirk (1959)
che si rivela oggi un sontuoso drammone di 2 ore sulle vicende dell'attrice e vedova Lora Meredith (Lana Turner), un po' passatella quando finalmente incontra il successo a Broadway, e della sua colorata compagna di sventure, Annie Johnson (Juanita Moore) che le resta al fianco per tutta la vita come amica e cameriera.

Il film di Sirk riempie gli occhi di cinema come pochi altri, in una serie di quadri in technicolor firmati da Russell Metty:








La cosa più notevole del film è il paradosso che la figlia di Annie Johnson:


Sarah Jane, rappresenta, essendo colei incontrovertibilmente bianca:



e ossessionata dalla propria ambiguità, che ci ricorda il bislacco destino di Steve Martin in The Jerk...
Il paradosso è completo quando scopriamo che la bianca in questione si chiama Susan Kohner... Una ebrea di origini Watusse? Il suo occasionale amichetto bianco non è altrettanto spiritoso, e quando scopre la sua vera etnia -nascosta sotto la pelle bianca- reagisce istintivamente con lo spirito risanatore dell'Americano benpensante:


facendola nera di botte.
Tra l'altro, grazie alla doppia traccia audio ho scoperto che nella versione originale la "N word" viene pronunciata soltanto dal manesco boyfriend di cui sopra, mentre il doppiaggio Italiano fa largo uso dell'antico nomignolo derivato dalla parola latina per indicare il nero, negro. Credo che oggi anche da noi questa si possa considerare una "parola N", nel senso che è l'ennesima, e adesso che abbiamo anche noi i negri per le strade anche qui è diventata un'offesa chiamarli così... Strano, perché sono tanto "negri" loro almeno quanto siamo "albi" noi. 

Giudizio: sostanzioso.

Neoirrealismo/2 -

Strano a dirsi, una faccia da malone simpatico, come quella del danese Kim Bodnia è di quelle che uno si aspetterebbe di incontrare a Cosenza o a Torre Annunziata, piuttosto che a Copenhagen...


...se avesse gli occhi azzurri! Il film è


Pusher di N. W. Refn (1996)
ovvero "una settimana da spacciatori in Danimarca", primo capitolo di una trilogia di cui fino a ieri non conoscevo l'esistenza. Fino a questa sera, in effetti.

Il film è sostenuto interamente sulle agili spalle -anzi, una sola spalla- di mr. Morten Søborg, ed è una sorta di mockumentario sulle attività illecite, e in gran parte infelici, di tale Frank, che deve un sacco di soldi a questo amichevole grossista di eroina


Zlatko Buric, visto recentemente in 2012 (!!!) -- e nel tentativo di raggranellare il malloppo si trova costretto a gettare 2 etti di brown sugar nel lago:


e poi a spaccare il cranio del suo migliore amico Tonny


che l'ha tradito; lo fa con una mazza da baseball, ma a malincuore;


i pacchi si susseguono fitti per tutta la settimana, soprattutto per il fiducioso grossista che soltanto mosso dalla disperazione infine gli sguinzaglia dietro i suoi ginocchiatori e tagliagole di fiducia...


Per 105' siamo completamente immersi nelle storie tese -per usare un eufemismo- di Frankie & Co., e soltanto alla fine, quando tutto sembra potersi sistemare con pochi danni (a parte due tirapiedi sparati e un solo suicidio) ... Tutto ricomincia daccapo! Warning! Spoiler!

Ora, una volta tessute le doverose lodi per la regia, la fotografia e tutto il cast, mi chiedo: a chi interessa veramente "una settimana da spacciatori in Danimarca"? Se per un caso fortuito fosse colui che conosce intimamente il termine pusher, o finanche un individuo che si porti addosso lo stesso titolo del film, sarà facile per colui concludere che con una simile canaglia è molto meglio non avere mai nulla a che fare, al di là dei rapporti occasionali, e nel caso fosse un giovane adulto in cerca di una prima occupazione, che il crimine -di qualunque natura - non paga mai... Almeno, fintanto che sei un piccolo spacciatore di periferia come il nostro Frankie; sappiamo però che il grossista -ovviamente, omicida e torturatore psicopatico, nonché pessimo cuoco- se la passa certo meglio (ha comprato un frigo con il freezer per sua figlia) e i suoi fornitori, stanno sicuramente molto meglio di lui... 

Per non parlare di tutti quei grandissimi figli di una donna che si preoccupano di preservare inalterata questa biodiversità criminale, del "mercato nero" e del Grande Monopolio Internazionale delle droghe, lecite e illecite... Quelli sono spudoratamente ricchi, e "il crimine" li paga puntualmente, ogni giorno: le loro facce sono note a tutti, e vengono stampate su tutti i giornali; ma un film su di loro, non lo vedremo mai.

Dunque accettiamo questa sorta di "neorealismo" da strada per quello che è, un prodotto alternativo del mercato dell'intrattenimento, con in più l'esotismo relativo che ispira un raro esempio di cinema Danese (pescato in lingua originale, con sottotitoli hard-encoded in Inglese) ... Per quanto riguarda invece la realtà delle cose che sta appena oltre questo "piano-terra" del settore psicotropico, quella realtà "politica" a causa della quale esistono personaggi e situazioni come quelli ben rappresentati qui, temo che non avrò mai l'occasione di poter visionare un film che la tratti direttamente, ed esaurientemente; non durante questo blog, almeno. Di questo è mio dovere lamentarmi a gran voce, in quanto cronista delle miserie del XXI Secolo; al film invece dò tre faccine perché -nel suo piccolo- le merita.