Davanti alla stazione degli autobus, guardo una strana piccola jeep scoperta, grigia con una scritta bianca sulla portiera, un ragazzo e una ragazza a bordo, che proietta una luce bianca rotante sulla strada sotto di essa; vorrei mostrarla a qualcuno con me (MM2?) ma quando sto per chiamarlo l'auto ha ormai svoltato l'angolo -- qui solitamente "dall'altra parte" ci sono dei giardinetti in luogo della stazione, questa volta sull'altro lato c'è una curva verso una strada che "in realtà" non c'è. Nell'ep. precedente era protagonista la ex-signora Thompson e le sue miserabili storie di droga, quindi non mi dispiace di averlo dimenticato...
Nel frattempo, da "questa parte", mentre cerco di incanalare un flusso filmico vecchio di un quarto di secolo con lo stesso codice alfabetico che uso per il blog, mi trovo ad affrontare la "realtà" mutante dell'Altro, che sia considerato "alieno" o terricolo, ma che nella sua più intima essenza di entità esteriore è per me ugualmente ignoto. Forse è vero che gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere, ma il blogger ha sempre avuta la strana sensazione di venire da Saturno...
Quelle strane, minuscole forme chiare che sciamano incessantemente in un moto fluido, frattale, quando si guarda un cielo terso, potrebbero essere una versione "in negativo" delle cosiddette "luci retinali", e potrebbe l'attività di queste forme interessare in qualche grado le forme percepite come "esterne"? O non c'è niente altro, qui attorno?
Visualizzazione post con etichetta sogni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sogni. Mostra tutti i post
03/12/10
02/09/10
sogni nel cassetto
L'argomento di questa sera, al corso per disoccupati.
La mia collega di corso dice di non averne; io racconto del mio sogno, il mio film.
E' rimasto lo stesso, anche se non lo tengo nel cassetto. Ultimamente avrei voluto farne uno storyboard, e mi sono accorto di essere un infingardo anche nelle mie confabulazioni filmiche; non c'è quasi niente, nemmeno sulla carta. Non ho partorito niente di meglio (oltre i seguenti 4 scriptz) ma in 25 anni non mi sono nemmeno sforzato di tirar fuori qualcosa che non siano degli schizzi a matita su dei fogli ingialliti, malgrado tutta la tennologia in cui sono sommerso...
Flying Corporal, dopo un quarto di secolo, è ancora un Grande Film, e ancora nessuno ha osato tanto in una singola opera; questo significa che l'Autore, avendo la possibilità di realizzarlo, ne farebbe qualcosa di ancor più eccessivo, e forse questo porterebbe la sua carica artistica ad un livello di competitività pari a quella commerciale del momento...
L'unico modo per realizzare i sogni nel cassetto è di tirarli fuori; e se una volta fuori dal cassetto non c'è abbastanza per farne qualcosa, beh, c'è qualcosa da fare. E non sono solo parole.
25/08/10
Sveglia iperrealista
Per potermi svegliare oggi devo dire addio alla mia amante, comparsa nella forma di una bimbetta che dice "non posso vivere senza te" (ironicamente, dato che è nel mio sogno) e mi si aggrappa addosso facendomi cadere; siamo in montagna, lo so perché riconosco un uomo seduto accanto a noi sul prato, che ride di questo amore impossibile. Non ricordo di aver mai visto la piccola creatura in questione, ma certo se è successo in passato non ho mai avuta una relazione con lei; come spesso capita dall'altra parte, tuttavia, ho la certezza di conoscerla.
Una volta tornato alla vita del blogger, dopo il solito infruttuoso giro di pagine web, comincio a pensare seriamente di approfittare del momentaneo bel tempo previsto fino a domenica per fare qualche giorno in montagna e finire degnamente il mio primo rullino nella mia prima reflex. Ma nel frattempo i miei pensieri sono stati deviati dall'apparente realismo di un thumbnail su deviantArt, che ingrandito si rivela una tela a olio assai poco realistica.
Qualche esempio da Justart
lo conferma; le dimensioni dell'immagine sono fondamentali perché l'inganno sia completo, e questo mi ricorda i momenti (noiosi) passati guardando qualcuno giocare a calcio con la PS2, quando con una certa inquadratura, ad una certa dimensione, il realismo dei giocatori in campo era assoluto. E' il concetto dell'imperfezione, per cui una volta simulata -o elusa attraverso la "distanza"- anche quella, assieme alla illusione delle dimensioni materiali, la riproduzione della realtà in forma digitale -ma anche pittorica- è totale; oltre un certo limite (di grandezza) per l'occhio è impossibile distinguere questo confine, così come lo è osservando l'unica forma di "realtà" che lo circonda abitualmente, e a causa delle sue abitudini.
P.S.: verso sera, sono quasi convinto che la piccola fosse una di quelle bambine (V.), incrociata al mare qualche anno fa. Ma nel frattempo non sono più troppo sicuro sulla reale natura di certe creature, e preferisco ascoltare le risate delle rondini mentre il Grande Sole affonda.
Etichette:
sogni
24/05/10
Giochi di specchi e fumo
Questo interessante post su Listverse ci riporta all'enigma che congiunge il mondo "psichedelico" della canapa e quello ancor più misterioso del "sogno": che fumando abitualmente "non sognamo"; che non può corrispondere scientificamente alla "realtà" del sognatore, ma è noto e rilevante in questo caso il fatto che i cannabinoidi inibiscano la memoria a breve termine; dunque, che verosimilmente non ricordiamo di aver sognato.
Al di là delle molteplici qualità terapeutiche della canapa, mi sono sempre interrogato sul motivo di questa apparente dissonanza, mentre giorno per giorno, nel corso dei decenni, non posso fare a meno di glorificare la Santa Erba quotidiana e contemporaneamente maledire questa sorta di effetto collaterale il quale più che indesiderato è una vera sciagura, per chi ha riconosciuta nella scrittura della vita onirica la più pura, la più nobile, e la più interessante forma di espressione letteraria. Ma appena oltre il velo di tristezza che ne deriva, devo ammettere che la terapia cannabinoide cronica, e la conseguente inibizione mnemonica che mi preclude la scrittura degli inestimabili libris somni, mi ha permesso nel contempo di sviluppare la mia visione di questa dimensione, quella logica, del blog e della logosfera materialista in cui è manifesto, rispetto a quella onirica, di una semplice differenziazione che si esprime nel medesimo sostrato esistenziale, di una diversa visione della medesima architettura illusoria.
Questi stessi principi mi portarono a concludere che "viviamo di giorno come sognamo di notte", o che "di notte viviamo il sogno e di giorno viviamo fuori dal sogno"...
Al n.1 della lista leggiamo che "REM sleep activates the area of the brain that we use for learning"; non posso dubitarne, ma dubito che si possa descrivere questa attività con un linguaggio convenzionale; probabilmente questo è il territorio esclusivo dell'Arte. Quello che "impariamo" sognando ha poco o punto da spartire con quella che oggi chiamiamo "istruzione"; sarebbe persino difficile descrivere cosa impariamo, senza parlare di come. Ma qualcosa mi dice che, malgrado qualsiasi artificio intellettuale della falsa logica scientifica moderna, quello che "impariamo" nel sonno è infinitamente più importante di tutto quello che "impariamo" da svegli.
Lo riprova il fatto che da svegli, in senso universale, non sappiamo un accidenti, mentre nel sogno non abbiamo nulla da imparare oltre ciò che esperiamo direttamente.
E proprio questo approccio della "visione alternativa" espressa qui e ora, è quello dapprima svelato e quindi permesso dalle misteriose sostanze psicoattive della canapa.
E proprio questo approccio della "visione alternativa" espressa qui e ora, è quello dapprima svelato e quindi permesso dalle misteriose sostanze psicoattive della canapa.
Etichette:
sogni
20/03/10
The silver sound
Fumo con MF a casa sua (?) --E' estate (?) - all'incrocio tra Corso Da Vinci e Via Ferrario (trasformata in un viale alberato) con un tizio, credo di vedere una luna piena e gigantesca che sta sorgendo tra i rami degli alberi di un giardino, mentre non riesco a vedere il sole; il ragazzo mi segue dicendo "Oh, tenetelo sù!" -riferito al sole che sta tramontando ma da qui non si vede, mentre io gli dico "Guarda là" indicando il giardino dove ho visto la luna.
"Cosa?" dice lui - "Non vedi niente?" rispondo io, e intanto mi rendo conto che quella che credevo fosse la luna è l'enorme arcata di pietra di un palazzo (più chiara all'interno, rispetto al muro) ma mi sembra incredibile che abbia potuto avere una allucinazione del genere.
"Non è possibile... come si fa a essere così sballati" incespico nelle parole, per cui l'altro dice "Così sbagliati" e io ripeto "Come si fa a essere così sbagliati?"
Camminando mi accorgo di avere un ciuffo di capelli davanti agli occhi "come quand'ero un ragazzo" (penso)
Poco dopo, rovesciata sulla strada accanto al marciapiede su una curva, vedo una radio stereo argentea che mi sembra nuova; mi guardo un po' attorno e la raccolgo, la sollevo davanti agli occhi camminando per vedere se è rotta, perchè credo che qualcuno l'abbia persa.
Sembra in buone condizioni, funzionante. La canzone che sento è Old fat sun, l'ultima che ho sentito questa notte, ma non proviene dalla radio: è la colonna sonora.
La canzone -che non sentivo da quasi un decennio- riecheggia nella mia mente per tutta la mattina, mentre ogni cosa mi sembra attorno impregnata di uno squallore lugubre e ammorbante; credo che il nome più adatto per questo posto, per rispettare la tradizione toponomastica della zona, sarebbe Merdate. Riascolto i Pink Floyd su Youtube:
Non ho mai prestato particolare attenzione alle parole della canzone, e in effetti credevo di non conoscerla per niente, ma la frase del ragazzo di stamattina -"Oh, tenetelo sù!" - sembra riferita proprio alla prima strofa, che recita "When that fat old sun in the sky is falling"...
Nel sogno il sole non era visibile, e non ce n'è la minima traccia qui, adesso, in questo vecchio cielo slavato e macilento che è il fondale più frequente in quest'angolo di mondo. Sono prostrato di fronte all' orrore di ogni strada, di ogni casa, di ogni persona che vedo. Non credo possa esistere niente di più squallido di questa città. Vorrei soltanto tornare dall'altra parte, nel "sogno", dov'è tutto uguale ma niente è lo stesso; sul Viale Ercole Ferrario, all'ombra di rami fitti di foglie , dove perlomeno è estate...
come su Google Maps
Etichette:
sogni
11/03/10
Post-Africano
Nel mio sogno, sono in Africa con Fowl Marker® e stiamo esplorando una zona desertica sotto il sole cocente; mi arrampico su di un basso costone roccioso, e appena riesco ad appoggiare i gomiti sul bordo e mi guardo attorno vedo due serpenti dall'aria abbastanza innocua, al riparo sotto due cespugli. Quello a sinistra è disteso sulla sua lunghezza, immobile, mentre l'altro è arrotolato su sé stesso. Ridiscendo subito, e descrivo questa scena a MF, che fa una smorfia; parliamo un po' delle precauzioni che dovremmo usare durante la nostra esplorazione, e io rido quando lui dice che "l'unica è fare del motocross".
Non abbiamo le moto.
Mi alzo, vado in bagno; poi lavo i piatti, metto una pentola d'acqua sul fuoco e preparo del burro fuso con della salvia in una padella, per fare dei tortellini. Mi accorgo di non avere fame, perché nel frattempo mi sono reso conto che non c'è niente di simile alla fame, al cibo, e al mondo in cui è necessario nutrirsi per vivere. Non c'è dubbio, mi serve una tazza di tè verde; il tè verde è finito da giorni, ma quando apro la scatola del tè ne trovo una bustina. In camera, mi preparo un piccolo J, che fumo bevendo il té verde, girovagando un po' sull'internet senza meta, o interesse. Passo da Google News a Facebook a Youtube, e infine mi ritrovo ancora qui su Blogger, nel mio blog.
E' il solito, vecchio sogno; la differenza con il precedente mi pare ovvia, e non è il fatto che in questa camera non debba preoccuparmi dei serpenti; qui non c'è niente da esplorare al di fuori dello schermo di questo computer, e infine l'unica vera ricerca, e l'unica possibile scoperta, avviene nella mia mente. Come sempre, e dovunque. Sempre Qui, e Ora. Riduco ancora una volta tutto questo in un codice che dai tempi dei Fenici mantiene intatto il suo potere occulto, perlopiù del tutto sconosciuto all'utenza alfabetica. Con il mezzogiorno il silenzio della via restituisce all'esperienza letteraria il suo valore profanatorio, da antica deità lovecraftiana; le voci amichevoli delle taccole risuonano lontane dall'alto. Anche oggi ho soltanto una risposta a questo enigma quotidiano che interessa suo malgrado il blogger e tutti i suoi lettori virtuali: NO.
Il sogno prosegue in silenzio.
Etichette:
sogni
07/03/10
Uno sguardo dal sogno
Tutto quello che ricordo prima del risveglio è di essermi guardato allo specchio; per me è una cosa piuttosto rara nei sogni, e questa volta ho guardato dritto nei miei occhi. Erano di un verde intenso, con una strana angolazione dello sguardo.
Tutto quello che mi resta qualche ora dopo, è un'idea di grande potere soltanto intravisto, spiato attraverso una qualche sorta di schermo capace di riflettere la mia anima; per qualche motivo, questa memoria rimanda all'archetipo del drago senziente, o la bella e la bestia, di una entità con la quale hai un paradossale contatto "umano" mentre esiste la consapevolezza di una forza naturale indomabile. Questa è l'impressione lasciata dal sogno e sin dal primo momento, in qualche modo, la associo all'idea di una entità felina. Malgrado ciò, devo annotare che la pupilla in quegli occhi era tonda, e decisamente ristretta, sprofondata in un verde d'intensità profonda e sublime.
Se dovessi descrivere questa impressione poeticamente, direi che un qualche dio-leone mi ha guardato attraverso il riflesso dei miei occhi; benché la sua leonità fosse evidente soltanto nel suo sguardo, a differenza -ad es.- di un Narasimha:
Questo episodio mi ispira un dubbio apocalittico, riguardo il mio longevo ateismo e in generale, tutta la questione religiosa, del credere: che io, malgrado la mia convinzione personale e lo strano periodo di "illuminazione" che mi ha ispirata l'idea del Sole creatore, quando si tratta di tirare in ballo una qualche deità non esito a menzionare la Madre delle Forme Indiana, che più volte ho riconosciuta come rappresentazione della Illusione Materiale di cui ho piena consapevolezza; è piuttosto improbabile che sia richiamato alla mia memoria un Odino, o un Anubi, o un Manitu...
Immagino che soltanto questo, all'interno della Logosfera Religiosa, sia il principio vitale che nelle sue svariate differenziazioni si manifesti come "potere della preghiera", e più in generale, come il principio della Formula (magica) originata da una parola -o nome- a cui si attribuisce un valore "sacro"; la ripetizione di un mantra, o di una orazione, è qualcosa di paragonabile al processo di "realizzazione" attraverso il quale una notizia mondana qualunque, ripetuta per molto tempo e da un gran numero di persone, finisce per corrispondere ad una "realtà", per quanto possa essere del tutto infondata. E' lo stesso principio che io riconosco più o meno in ogni nostra presunta conoscenza, compresa la gran parte delle scienze così dette; ma nel contesto della religiosità, in quanto questione di fede, immagino che i continui riferimenti a Nostra Signora dell'Illusione possano auto-alimentare il potere virtuale di questa entità all'interno della mia logosfera personale, tanto che oggi, ritrovandomi a scorrere la lista del pantheon Induista in seguito al mio sogno, mi sono reso conto che nel Regno Illusorio della manifestazione atomica, dove esperiamo la gravità del nostro tragitto in fondo ai cieli, in questo mondo di parole che trova un'espressione perfetta nella dualità del codice binario e nel flusso momentaneo dell'energia elettrica in un computer, proprio Qui, e Ora, su Wikipedia troviamo decine di divinità sgorgate dalla medesima fonte; curiosamente, non è menzionata proprio quella, che d'ora in avanti eviterò volentieri di richiamare o, in gergo religioso, invocare ad ogni pié sospinto.
Dal momento che l'impressione selvaggia del sogno ha evocata invece la presenza del Sig. Uomo-Leone, quarto Avatara di Vishnu, e che la fine del Kali-Yuga è associata alla presenza della sua ultima "discesa" come कल्कि o Kalki il Distruttore (dell'Ignoranza e della barbarie) e nondimeno, che la sua forma di Vajimukha Colui si manifesta nelle sembianze degli amatissimi Houyhnhnms
(oppure interamente umanoide, accompagnato dalla sua cavalcatura alata) prendo volentieri a prestito questa immagine per mantenere viva nella mia mente la consapevolezza di qualche collega meno infelice della solita Super-Strega Cosmica, del potere maschile che infine vincerà il Caos muliebre tiranno dei terricoli coevi, così che al tempo della sua venuta, tra circa 427.000 anni, la mia logosfera sia pronta a riceverlo immediatamente e con tutti gli onori degni di tale maestà... E' un dio abbastanza simpatico da meritare un po' di attesa.
Per il lettore orientofilo, qui troviamo alcune deità equine Nipponiche, a partire dallo strano testa-di-cavallo Bato Kannon, riportato qui come 観音 (colui che vede e sente tutto); ci saranno più dei o più specie di insetti a questo mondo?
Etichette:
Bato Kannon,
Kalki,
Narasimha,
sogni,
Vishnu
06/03/10
Dei camminatori /2
Incapace di trovare un senso della vita per il pomeriggio di sabato, mi accontento di produrmi in quella breve ricerca del fattore Zingaro all'interno delle memorie oniriche, da cui estraggo queste parole:
*Un tipo di bellezza decisamente aliena
1
Qui LEI compare come la perfetta sconosciuta che è, dotata di qualità soprannaturali e grandi doti professionali, è degna della compassione del sognatore; il fatto che la sua persona ricordi "una zingara" al risveglio non significa che la sua etnia sconosciuta sia di qualche ceppo indo-iraniano, ma che il cosiddetto "spirito" -l'essere che si può manifestare ugualmente in una dimensione non-materiale come quella onirica- sia quello stesso dei camminatori; in altri termini, un demone nomade, che non è un anagramma perfetto ma potrebbe esserlo, riferito all'entità femminile.
Questa notte l’ho seguita fino a casa. Lei saltava, e saltava come un grillo; sembrava fatta di sole gambe, nel buio delle campagne.
In casa, lei mi diceva di dover partire, subito dopo la telefonata, per un nuovo incarico, “sempre come principale”… Un impiego importante, per una grossa società; ma lei sembrava una zingara, una vagabonda… Lei sembrava tutte le donne.
2
Il fascino tzigano qui è suggerito da una donna con del sangue balcanico nelle vene, ed è un genere di simpatia che come nel caso precedente finisce per soffocare la fiamma del peccato con l'ingombrante cappa pietistica archetipica; strano a dirsi, nel corso dei decenni, questo accade in una possibile realtà non-onirica del tempo passato, così come nei libris somni:
Notte fra zingari, in una casa occupata, che si conclude con una riunione (dove LL si lamenta perché le ho lasciato il pavimento del bagno sporco di vernice) e infine a tavola con lo zio e il nonno, attorno a piatti di una qualche zuppa cucinata dalla nonna, mentre in TV trasmettono uno sceneggiato su Robin Hood, che io dico “basato su fatti storici”. Qui Robin è un uomo tarchiato, con la barba, e porta uno strano manto su una spalla, che si direbbe intessuto di erbe. Il nonno dice che non lo vedrà, perché “è stato girato in Portogallo”.
3
Il Fattore Alieno; qui un qualche tipo di "zingaro" (colle virgolette) è correlato ad una sorta di "religione cosmica", il mistero che è alla base del mio interesse per questo tema in relazione ai camminatori decenni dopo, tra i dubbi della paleoastronautica e quelli della mitologia moderna. Che infine provoca il ritorno allo stato di veglia è il timore della conoscenza di questi misteri: la ragazza-immagine è qualcosa di "reale", un oggetto in vendita nel negozio della fede; non dimentichiamo che gli "zingari" hanno qualcosa di Indiano nel loro fagotto culturale.
In periferia (...) un piccolo centro commerciale con parcheggio deserto; guardo una serie di manifesti con fotografie e testi di propaganda di una “religione cosmica”in cui si parla di un “Padre Alieno”, con tanto di preghiere dai termini fantascientifici.
Resto colpito dalla bellezza*di un’adolescente dal costume attillato, che poi vedo in carne ed ossa oltre una vetrina: ha le orecchie appuntite come Spock, ma non sono posticce!
Per qualche motivo poi con un gancio abbasso la saracinesca di questo “negozio” e mi rendo conto subito di aver commesso un errore. Mi allontano dal piazzale, ma una sorta di "zingaro” con capelli neri lunghi e baffi, è già alle mie spalle, e allunga un biglietto verso di me.
Gli dico di non voler leggere, mi affretto... Mi sveglio.
*Un tipo di bellezza decisamente aliena
4
Non è da escludere che questo longevo interesse sfociato in ben due post nel mio blog sia derivato da qualcosa che di fatto mi è del tutto ignota, una memoria occulta, come la conversazione di questi sconosciuti ai confini dell'universo (dove si arriva correndo da fermi) e che potrebbe essere in effetti riservata a questo popolo -come dimostrerebbe la enigmatica quanto ironica domanda del "rom perbene" riguardo la mia presenza in quel lontano angolo dei sogni
La mia capacità di “correre” a velocità incredibile senza muovere le gambe mi porta su strade secondarie, sconosciute. Non temo i cani liberi, perché sono infinitamente più veloce di loro.
Nel mio vagabondare mi ritrovo seduto accanto ad alcuni rom dall’ aria perbene (?!) e li ascolto parlare per un po’. Sono dei giovani.
Uno di loro poi mi chiede “Sei di casa?” e io rispondo dicendo che sto per andarmene, e aggiungo di scusarmi per le mie condizioni (ho bevuto).
Ci stringiamo la mano, prima che io riparta.
Non voglio azzardare alcuna teoria, su quello che è destinato a rimanere un mistero della mia scienza personale come di quella antropologica; mi limito a considerare ancora come questi (e verosimilmente altri, subito precipitati nel dimenticatoio da una sveglia mattutina) individui immaginari di una stirpe fantasmagorica siano stati osservati nella dimensione onirica in quanto "zingari", benché non esistesse un singolo indizio logico -perlomeno, non mnemonico- riguardo la loro effettiva natura; coloro sono "zingari" agli occhi del sognatore perché certamente la loro parvenza è la stessa dei camminatori incrociati sulla mia strada da questa parte, ma questo non suggerisce proprio nulla sulla loro presenza dall'altra parte, che è tanto più misteriosa e meno rara della stessa in uno stato di veglia; perché insomma, qua e là per il regno di Morfeo, nello sterminato dominio di Crono, abbia incrociato degli "zingari" in luogo di Tuareg, Aborigeni o Boscimani o Innuit -per rimanere nei confini del nomadismo- è un ulteriore mistero che assommo volentieri a quello originale; e l'unico modo per avvicinarsi alla soluzione è correre molto, molto velocemente per "strade secondarie sconosciute", ma senza muovere un dito.
12/11/09
Da L'Altra Parte
Mi sono svegliato presto, questa mattina, probabilmente perché stavo ridendo; ridevo perché probabilmente non c'è più niente che mi faccia ridere durante la veglia. Protagonista del mio sogno era la gatta Polpetta, che ha vissuto per diversi anni in questa casa. Negli ultimi mesi ho sognate anche le altre due gatte che hanno abitato qui, la Giannina e la indimenticabile Sig.ra Au; con la Polpetta ho completato il quadro anche se, come per le altre, non ho ricordi che vadano oltre la sua presenza. So per certo che nei sogni è tanto possibile parlare con i gatti, quanto che loro rispondano. Assieme alla micia c'era una bambinetta con uno strano completino di maglia e pantaloni e una cuffietta color mattone. Al risveglio l'ho ricordata somigliante alla co-protagonista del serial Pippi Calzelunghe, Annika, ma anche di costei non saprei dire altro oltre al fatto che le due, per qualche motivo, mi hanno fatto ridere abbastanza da svegliarmi.
I sogni sono un punto di incontro fra i "vivi" e i "morti"; sono eventi che si svolgono in una sfera instabile in cui è possibile esperire la nostra realtà metafisica nell'unica maniera possibile, ovvero come eventi incomprensibili, nel singolo caso e nel loro insieme.
I sogni sono un punto di incontro fra i "vivi" e i "morti"; sono eventi che si svolgono in una sfera instabile in cui è possibile esperire la nostra realtà metafisica nell'unica maniera possibile, ovvero come eventi incomprensibili, nel singolo caso e nel loro insieme.
Iscriviti a:
Post (Atom)







