13/01/10

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Credo che alla fine il principale metro di valutazione di un film derivi dal livello di furbizia del prodotto, in rapporto con il livello di coinvolgimento, o empatia; questo


Spun Director's Cut di J. Åkerlund (2002)
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è un altro film di macro sulle pupille contratte e movimenti innaturalmente rapidi, che ricordano da vicino quelli del precedente, detestabile Requiem for a dream, dove pure tali artifizi riproducevano gli effetti di una terribile polverina. Qui si va oltre, si sconfina nel delirio che porta ad episodi allucinatori -irrimediabilmente assimilabili a Natural Born Killers-


e oltre, fino ai sintomi di corbelleria totale che inducono il protagonista a lasciare ammanettata la sua donna per giorni con un CD che si incanta nello stereo;


La MdP striscia lungo il fondale metropolitano unto, tatuato, dove un Mickey Rourke creatore di sogni artificiali (e sfigato oltre misura) già abbastanza sfatto da potersi togliere gli incisivi per una lustratina appare come un nuovo Zio Sam


in una epifania chimica da porno shop; inutile sottolineare la sua importanza in un film che durante la lavorazione aveva lo stesso nome del suo personaggio (The Cook)


A differenza di R.F.A.D., dove il sintomo del male rappresentato dal fuorivena incancrenito del protagonista peggiorava prevedibilmente con il climax, fino alla prevedibile risoluzione chirurgica finale, qui si sguazza in un mondo assolutamente fasullo (la metanfetamina non ha proprio niente di naturale, a differenza della coca) senza la più vaga possibilità di redenzione, e sembra che il pericolo peggiore sia quello di apparire a sorpresa nello show televisivo sulle retate della polizia (protagonista il solito, sgangherato Peter Stormare); Debby Harry è la vicina di casa dall' aria truce e dai modi boscaioli che origlia con il bicchiere sul muro e di mestiere fa telefonate porno; John Leguizamo è un irrefrenabile "cavallo" e suo occasionale cliente che -perlappunto- finisce in tv indossando solo un calzino


ma al posto giusto, in stile Chili Pepper;


Eric Roberts qui alterna al suo ruolo di gangster duro e spietato quello di gangster gaio e soave; e solo per questo il film si merita una menzione speciale. La ex "American Beauty" Mena Suvari ci regala una delle sequenze più viscerali, quando la MdP indagatrice -che finora si era limitata a infilarsi nei vani motore delle auto- segue il suo faticoso stronzetto giù per la tazza del cesso...

Infine, immagino che l'esperienza personale dello scrittore Will Los Santos come base della sceneggiatura sia determinante nella consistenza empatica dell'insieme di trame e personaggi, tutti ugualmente squallidi, fastidiosi, scomodi e piuttosto ignobili; riguardo invece la furberia, non mi pare che si vada oltre al casting quasi-stellare, e peraltro funzionale, senza ricorrere a quelle trovate sado-maso-chirurgiche che hanno tanto impressionato i tanti utenti Americani di Requiem for a dream; che tutto sommato è improbabile, o perlomeno evitabile, finire prostituiti o mutilati a causa della dipendenza da una droga pesante, ma è piuttosto comune, per non dire scontato al giorno d'oggi, fare una vita di merda.

P.S.: IMDB ci informa che i tagli del film sono 5000 (!!!) ma soltanto all'inizio ci fai caso, è una questione di tolleranza... Sicuramente vivere un'ora e quaranta in un incubo junkie montato come la scena della doccia in Psycho sortisce un qualche effetto collaterale

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