18/04/10

Manitoba>Manitou>Mani Blu


In questo episodio (diviso in 10 capitoli) della serie "quei vecchi pazzi film muti di Guy Maddin" il protagonista si chiama ancora -guarda caso- Guy Maddin

(Darcy Fehr)

rover dei Winnipeg Maroons, che durante un aborto artigianale della compagna si invaghisce di Meta, figlia (Cinese) della tenutaria (Caucasica) del salone di parrucchiere per signora che di notte diventa bordello e -all'occorrenza- sala operatoria. Purtroppo per lui la donna ha giurato di non farsi toccare da altre mani che quelle del padre, che conserva in un vaso (come Père Jules) dal giorno della sua morte, e hanno la particolarità di essere blu. Il sinistro abortista e Italiano dr. Fusi evita abilmente il trapianto al giovane Guy, usando pennello e pittura blu:

Malgrado ciò, le mani blu portano con loro memorie sconosciute, e nondimeno agiscono contro la sua volontà, costringendolo a strangolare due compagni di squadra ... Le cose si fanno complicate, e sempre abbastanza imprevedibili da valere la pena di un'altra visione anomala à-la Maddin, qui più che mai realistica nel ruolo di un film muto; privato delle sue mani tinte (warning:spoiler!) di blu dal sinistro dr. Fusi, e vedendosi portare via anche la donna dal padre, Guy chiama in vita i falsi manichini di cera dei giocatori del Maroons -in realtà giocatori reali, nutriti in segreto dal padre di Guy- per quello che probabilmente è l'unico finale degno di una roba simile:

dove anche l'amato padre (Cinese) di Meta torna in vita ma essendo privo di mani non può impedire la caduta della figlia dalla passerella (catwalk) sospesa nel bel mezzo del campo da hockey, dove trova una morte che le è fatale.

Va segnalata anche la occasionale presenza di un "ice breast" la cui funzione non è specificata:

Per chi conosce Maddin questo è soltanto un altro episodio della sua saga pseudo-autobiografica e anacronistica dove i ricordi della terra natale e della famiglia si confondono spesso e volentieri a fantasie di inaudita bizzarria, con un inconfondibile tocco personale di feticismo chirurgico surrealista che riconosciamo nelle gambe/boccali di The saddest song in the world, e nell'estrazione di Nettare d'Orfano in Brand upon the brain!; come nelle mani oggetto del titolo di oggi; qui troviamo ancora dialoghi didascalici e la solita stralunata poetica diegetica (The joy, joy, joy of meeting someone new!), un montaggio che spesso rasenta la frenesia dei video musicali, recitazioni e inquadrature espressionistiche, sovra-illuminazioni, vignettature, fuori fuoco, e tutto il resto. E' senza dubbio un Maddin, con altri nudi gratuiti, eccessi di libido, passioni sconvenienti e ammiccamenti freudiani; mi chiedo cosa succederebbe se per una volta facesse qualcosa d'altro, che non fosse il suo solito Altro. Ma anche stavolta, stranamente, è piacevole.
Anzi, come sempre, stranamente piacevole.

P.S.: ma a me, personalmente, piace? Non tanto da guardare altri Maddin per scriverci un altro post; la mia unica opinione personale è che i post sui film di Maddin non sono particolarmente brillanti, e sono sufficienti.

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