06/05/10

Spezzatino diabolico

Sheitan di K. Chapiron (2006)

è un filmetto simil-horror Francese che nel finale riprende qualche trovata clinico/infernale di Jacob's Ladder (in queste scene) con una variante caprina


e questo, dopo l'esempio del pessimo film di ieri (V.) ci dà un'idea della influenza che ha avuto il capolavoro di Lyne del 1990 sugli autori horror contemporanei.
Sheitan si può inserire, un po' di traverso e a fatica, nel sotto-sottogenere horreur à la campagne, con un Vincent Cassel folle bifolco demoniaco che dovrebbe forse essere inquietante e minaccioso ma, al contrario, una volta tanto mi risulta incredibilmente simpatico...

Non saprei dire se l'intenzione degli autori fosse questa, certo è il suo Joseph è forse l'unico personaggio simpatico del film, con quell' enorme sorriso sardonico posticcio sotto i mustacchi e tutta la fisicità ruspante del Gallo, in un mazzo multietnico di giovinastri che ascoltano pessima musica e pensano soltanto a quello (come le dame del castello:)
Nella sequenza della grotta Cassel ci offre uno dei tuffi più spassosi della storia del cinema:

seguito da una nuotatina di fantozziana memoria.
Ci sono almeno due idee degne di nota qui, per quanto marginali e irrilevanti nell'insieme; quella spassosa e ripugnante del flashback di Bart con una campeggiatrice, le cui vergogne vengono rese visivamente con tutta l'efficacia della pizzicagnoleria Francese:

E questo time lapse del Sole che cala sull'orizzonte:

e diviene lo scenario di un simbolico teatrino di marionetta contro serpente:



Giudizio: incerto.
--
E' raro che mi trovi a corto di aggettivi per definire un film, ma in quanto horror Sheitan lascia molto a desiderare; dopo una dettagliata introduzione che pone i malcapitati cittadini nella solita casa sperduta tra i campi, non segue il canonico jeu-de-massacre, non c'è un minimo di suspense, e le scene violente sono rare e in generale poco esplicite; come satira dei costumi è piuttosto criptica, benché sia evidente e ben evidenziato lo scontro tra l'anti-cultura cittadina e la non-cultura bucolica, resta l'interrogativo di fondo, se sia meglio l'ubriacone decerebrato di città o quello di campagna, o sia soltanto il confronto ironico di un autore (non necessariamente ubriacone) che magari vive in periferia...

Come film, in sé, è piacevole e ben fatto, ma in generale questo non è ancora tanto raro da meritare una menzione speciale; i film fatti bene sono infinitamente più numerosi dei bei film -- per quanto mi risulti sempre ambiguo l'aggettivo bei, in ogni senso. Al termine della visione ho avuta l'impressione di non aver afferrato qualche significato nascosto di un apologo apparentemente ovvio

Eve mangia una mela mentre il Diavolo difende il serpente da Bart,

donatore involontario di bulbi oculari per la progenie satanica... Mmhh

che si nasconde nel rapporto tra i Ragazzi Di Oggi, etilisti drogati cinici all'osso e definitivamente scostumati, e il Diavolo del titolo, al contrario ben legato alle tradizioni contadine di tutto il Paese che è il Mondo... In quel suo erede messo insieme con pezzi di bambole vecchie, aggiungendo gli occhi freschi del malcapitato e nel suo doppio muliebre, impersonato da un poliedrico Cassel:

Secondo qualcuno, una risposta si potrebbe trovare in questo fotogramma quasi-subliminale che appare durante i titoli di coda:

ma cosa dovrebbe essere, anche osservandolo nel dettaglio, continua a sfuggirmi.
Sempre secondo colui, tutto il gioco si reggerebbe sulla "enormità" di Cassel come icona diabolica, e purtroppo io l'ho trovato molto più diabolico in ogni altro film, mentre qui è addirittura esilarante.
Giudizio: incerto, fino alla fine.

Il gioco di parole continua: oggi a pranzo abbiamo spezzatino di seitan.

P.S.: la mia incertezza si esprime nella percentuale di freschezza su Rottentomatoes, al 50% con una serie di critiche piuttosto nettamente in disaccordo tra loro.

P.P.S.: grazie alle critiche su Cassel, scopriamo il termine rictus.

Nessun commento:

Posta un commento