22/05/10

Dopo "Il pianeta degli uomini accesi"...

Battle of the worlds di Anthony Dawson (A. Margheriti, 1961)

Questo ninnolo d'antiquariato ha un solo grande nome, che compare prima del titolo; è quello di


Claude Rains, londinese, classe '889, famoso soprattutto per il suo esordio con The invisible man (1933) e come nazi-marito coatto della Bergman in Notorius (1946). Qui il volto non troppo espressivo -ma neanche troppo grinzoso- del 72enne ormai prossimo al ritiro occupa un buon 32% delle scene; erano tempi in cui si sapeva sfruttare fino all'osso la presenza di un nome famoso...

Del resto, una volta indossata l'uniforme da rocket scientist a discapito della figura da sirenetto

(sfruttata in questa apertura balneare) è difficile cavare qualcosa di meglio dal co-protagonista Umberto (senza Maria) Orsini, o dall'altrettanto legnoso Bill Carter (?)
Vanno segnalati due giovani volti del cinema nazionale, l'imberbe


Giuliano Gemma

e un biondissimo Renzo Palmer,

attore Milanese comparso in 85 titoli, ma famoso soprattutto come doppiatore. Il perché risulta ovvio da questa visione; il tono nasale e profondo della sua voce è riconoscibile tra un milione, ma non aveva proprio l'aria dell'attore.

Gli effetti speciali hanno poco da invidiare a Thunderbird 6

ma ce l'hanno, comunque (cliccare per una amara conferma).

Va ricordata almeno la battuta di Eva (Maya Brent): "anche se la terra dovesse essere distrutta, la stupidità umana sarebbe capace di sopravvivere!" E se ci pensiamo sopra un attimo, ci renderemo conto che è una perla di rarissima saggezza... Possiamo solo sperare che non corrisponda alla realtà di un ipotetico futuro disastroso, come quello a cui il pianeta Terra qui sfugge per un soffio, grazie al coraggio degli scienziati missilistici in azione e al genio del professor Benson (Rains, appunto) che infine si sacrifica nel nome della scienza (e NON della razza umana, sia ben chiaro) addentrandosi di persona fin dentro "le visceri del pianeta" (sic).

Anche qui (come in This Island Earth) l'idea della comune teleconferenza
è tanto futuristica quanto ...economica per la produzione

Malgrado tutto, in senso assoluto, questo B-movie di finteria estrema, ai limiti del surrealismo, non ha una trama peggiore (per quanto datata, e scientificamente esilarante) di un qualsiasi super-kolossal catastrofico americano dei nostri tempi; Ennio De Concini (alias Vassily Petrov, e autore poi di Operazione San Gennaro e Copkiller, tra gli altri) ha ordito una struttura densa di fantasticherie, "piani automatici" (sic) e pericoli cosmici talmente grandiosa che infine possiamo giustificare la scarsità dei mezzi per metterla in scena... Se proprio dobbiamo farlo.

Ancora non mi è ben chiaro se certi persistenti rumori di fondo siano disturbi della presa diretta o parte della colonna musicale "avveniristica".
Per mera curiosità, appiccichiamo un ritratto degli Uomini Spenti del titolo:

dall'aspetto indubbiamente alieno -qualsiasi cosa siano- e un ritratto del più simpatico e vivace del cast:

anche se il suo nome non compare nei titoli.

Da una parte, una sola faccina per questo film è decisamente poco, perché è divertente quasi quanto un Ed Wood; dall'altra è troppo, perché definirlo film è un vero eufemismo.
Giudizio: divertente.

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