14/07/10

Mirakelklockorna

Ci sono motivi di interesse in questo


The miracle of the bells di I. Pichel (1948)



che per il blogger non consistono certo nel messaggio di "fede, speranza e carità" imperante, ma ad es. nel fatto che la sigla della Pennsylvania nel '48 fosse "Penna" (V. targa)...
E soprattutto nelle favolose inquadrature di Mr. Robert DeGrasse (The Body Snatchers)


dove l'elemento neve e dei cieli incredibilmente stellari offrono alcuni quadri di grande suggestione.

Il film è funestato dalla presenza della istriana Alida Valli, presentata qui come una nuova Garbo

della cui finta bellezza ci siamo già lamentati in passato (V. e V.) che non perde l'occasione di deformare la sua persona di perfezione infantile con ogni possibile smorfia di hollywoodiano terrore:

per apparire mostruosa o incredibilmente ridicola

compreso uno dei sorrisi più posticci della storia:


L'impressione è che fosse stata assemblata in modo sbagliato, e che la prossima smorfia avrebbe potuto causare il cedimento della struttura fisionomica... Certamente il suo inglese maccheronico e le sue "S" sibilanti non sono il massimo per l'ascoltatore.

C'è anche il giovane Frank:

in abito talare, con fare da prete e parlata da ecclesiaste, e l'ebreo furente Lee J. Cobb


protagonista dell'unico momento comico del film (questo) grazie alla sua completa, fumante impassibilità. Protagonista di questa insolita romance postuma, rivissuta a suon di flashback è il buon

Fred MacMurray -il protagonista meno prevedibile per una vicenda romantica nel senso poetico del termine, senza un vago accenno all'eros -nemmeno un bacino sulla guancia- ma piuttosto pregna di tanathos, in quanto la protagonista muore ancor prima dei titoli di testa.
Quella di una romance postuma, appunto, o post-mortem, è l'idea più interessante del film, dove l'agente teatrale MacMurray contribuisce al successo della ballerina di fila di umilissime origini -Valli - che scopre poi minata dalla TBC e vede morire nel giro di minuti, senza mai nemmeno averci provato...

Film di memorie, dunque, con tanto di voce off del protagonista e una sconosciuta, un narratore supplementare che sembra aggiunto in extremis, quando la lunghezza del metraggio (120') sembra avere il sopravvento sul ritmo narrativo e una panoramica di troppo viene condita con una filippica extra che aggrava il senso ormai dominante di religiosità cattolicistica. Sicuramente la pecora nera del cast è mr. Williams, il montatore, a dispetto del suo avventuroso primo nome, Elmo (proprio come il Lincoln ch faceva Tarzan)...
I canonici 90' sarebbero stati più che sufficienti all'economia narrativa.

Con un titolo simile (scaricato da un sito FTP di ufologia!!!) non sono riuscito a immaginarmi di quale miracolo si potesse trattare, dopo la trovata geniale che ha MacMurray di far suonare le campane di 5 chiese per 3 giorni di fila (per la modica cifra di 10.000 dollari del '48, i conti tornano solo nell'ottica clericale)... Tra l'altro il blogger è un acerrimo nemico di questo sopruso acustico perenne al quale è sottoposto il cittadino, quindi una simile idea è per me un vero atto terroristico. Ma, ancora, non ho intuita la natura del miracolo, fino alla catastrofica conclusione in cui le statue in chiesa si voltano verso il feretro della povera Valli:


(defunta) sotto gli occhi stupefatti del gregge religioso che assiste alla funzione.
Un altro elemento di interesse riguarda proprio la natura del miracolo, che padre Sinatra identifica presto come sismico-edilizia, e sul rapporto finzione-realtà dell'accaduto, dove di fatto le statue si muovono (con un moto rotatorio a dir poco improbabile) ma tale movimento ha una causa terrena (geologica); è una sorta di archetipo che ho avuto modo di osservare in svariate forme nell'ambito onirico, anche se dubito che questo mio interesse particolare riguardi l'utenza media, che su IMDB dà poco più della sufficienza al film di Pichel. In ogni caso, il fatto che nella medesima vicenda siano coinvolti la Morte in persona, la produzione di un film, Don Sinatra, Fred MacMurray, la Valli, scenari innevati e atmosfere natalizie, set cinematografici e distese stellate nell'atra notte della cittadina mineraria in Pennsylvania, è sintomo della estrema peculiarità quasi-onirica di questa produzione.

Da non dimenticare poi la sequenza del provino casalingo della Valli come Joan d'Arc, che mi ha ricordata quell'altra indimenticabile di Naomi Campbell con il Dr. Gennon in Mulholland Dr., ma dove la tradizionale visionarietà dell'epoca trasforma l'attrice in pulzella d'Orléans durante il suo monologo:


Un' ultima nota necessaria riguarda la tonalità del linguaggio, che osserviamo qui nel confronto diretto tra l'inglese seppur stentato della Valli, e la parlata bovara degli attori Americani; l'armonia della nostra lingua traspare durante i dialoghi, per quanto recitati, e recitati in un altro idioma, come una nota di violoncello in un'orchestra di tromboni... Ripensando a quanto ho scritto sulla Valli, se ne può ben concludere che questa non è una simpatia particolare o campanilismo, ma sensibilità musicale e antropologica. Tipica del blogger moderno.

Giudizio: curioso

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