19/02/10

Eva contro Eva

E' riaffiorato lentamente, mentre lo rivedevo ieri, il ricordo di

Stroszek di W. Herzog (1977)
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dall'abisso mutante delle memorie di un millennio passato. Sicuramente non ricordavo la gracula, ma l'impatto dell'esportazione in America di un elemento come Bruno S., la sua professionale amichetta Eva e il vecchio Scheitz, che nella parte finale è complice di uno dei crimini più patetici della storia del cinema quando, trovata chiusa la banca, i due rapinano un vecchio barbiere

(che inforca gli occhiali per guardare i rapinatori da vicino) e, attraversata la strada, fanno la spesa al supermarket con il bottino... Mentre le sirene si avvicinano. Film "altro" a partire dall'attore protagonista, che fu già Kaspar Hauser per Herzog, e che qui si merita pienamente il titolo grazie alla sua apparentemente completa estraneazione dallo scenario filmico/universale; egli davvero "isn't all there", e questo lo rende un supereroe invincibile del cinema internazionale di tutti i tempi. Malgrado la bizzarria complessiva, questo viene definito nondimeno il film "più accessibile" di W.H., grazie ad una trama estremamente lineare e alla "realtà di strada" ricostruita tra Berlino e Plainfield (WI). Gli aneddoti che ci racconta IMDB a proposito sono tutti interessanti; tra l'altro, saputo di essere stato scartato dal cast di Woyzeck in favore di Kinski, il protagonista rispose che aveva già preso un permesso di lavoro alla fonderia in cui lavorava, al che Herzog scrisse un film basato sulla sua vita reale in tre giorni, intitolandolo con il suo nome... E alla fine si trovò a girare da solo l'enigmatico finale, quando tutta la troupe si era rifiutata di farlo. Etc. Ma l'enigma principale rimane: si può davvero misurare la carica elettrostatica di una persona con un voltmetro, come fa il vecchio Scheitz?

William J. Beaty qui ci dice che non soltanto è possibile farlo, grazie ad un comune Voltmetro Elettrostatico, ma che la cosiddetta "elettricità statica" è in effetti Alta Tensione (!)
Infine, una nota merita la scena definita a tratti "haunting", "disturbing", "spooky", etc., etc. sull' internet, the (in)Famous Dancing Chicken in a box:

che dopo la donna-gallina di Freaks è uno degli spettacoli più desolanti e penosi in circolazione (probabilmente ancora visibile in qualche parte del Wisconsin)...

Un altro kiwi-flavoured movie è

The quiet Earth di G. Murphy (1985)
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che al pari di The Omega Man e della precedente riduzione omonima di I am legend (così come quella moderna, che non ho vista) ci presenta uno scenario assolutamente deserto, quando Zac Hobson si risveglia su un pianeta ripulito -per errore- dai parassiti umani... La differenza principale è che Zac non abita in Italia (come Vincent Price) o in America (come Charlton Heston) ma in una verde landa tolkieniana resa ancor più idilliaca dall'assenza dei terricoli...
Purtroppo il protagonista rivela presto una mente alquanto labile

probabilmente a causa dei suoi trascorsi nel mondo scientifico, e il suo attaccamento per i resti di una civiltà vergognosa, che sarebbero stati presto nascosti dalla ricca vegetazione, lo portano a restare sulla scena del delitto fino all'inevitabile incontro con altri due suicidi/sopravvissuti, e al tentativo fallimentare (warning: spoiler) di "invertire il processo" con una camionata di tritolo.

Anche qui la protagonista femminile è una Eva, e il suo ruolo non può distaccarsi più di tanto da quello della sua omonima Tedesca, come da quello della mitologica progenitrice. Anche qui (come in Eagle Vs. Shark) un Samoano appare inizialmente come potenziale minaccia, che presto si rivela inconsistente; potrà essere uno stereotipo degli indigeni kiwi, ma qui non subisce la simbologia della sedia a rotelle, e se non altro è lui a farsi (warning: spoiler) l'atavica mignotta.

Alla fine, credo che una delle prime lezione di una Scuola Utopica consisterebbe dell'esperimento di Schitz: "Vedete, bambini, siamo tutti pupazzi elettrici, ologrammi atomici animati da una carica elettromagnetica limitata."... Questo potrebbe creare dei laureati degni dell'alloro. Forse.

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